Ai weiwei C Alfred Weidinger Flickr https://www.flickr.com/photos/a-weidinger/22432907487/

Ai Weiwei dalla Gran Bretagna: «Ai tedeschi non piacciono gli stranieri»

Ai Weiwei parla della sua nuova vita in Gran Bretagna e riflette sulle esperienze negative vissute in Germania.

In un’intervista rilasciata a The Guardian, l’artista cinese spiega che ha lasciato la Germania perché «è un paese intollerante, bigotto e autoritario». Aggiunge che «in Gran Bretagna almeno le persone sono cortesi, a differenza della Germania». Secondo Ai Weiwei, inoltre, i tedeschi sono sgarbati nel quotidiano e non amano gli stranieri.

Da Berlino a Cambridge

Avevamo già parlato della decisione di Ai Weiwei di andare via da Berlino dopo quattro anni in conseguenza degli episodi di razzismo subiti dall’artista e alla censura alla Berlinale. Quattro mesi dopo aver lasciato la capitale tedesca per trasferirsi nella città inglese di Cambridge, Ai Weiwei ritorna sulla sua vicenda personale.

Il nuovo documentario sulla crisi migratoria Omni

L’artista e attivista per i diritti umani ha da poco finito di girare il documentario ‘Omni’. Il suo primo film di realtà virtuale affronta il tema della crisi migratoria e del suo effetto devastante sugli animali e sugli esseri umani. Il documentario è diviso in due parti: nella prima vengono mostrati gli elefanti del Myanmar, un tempo utilizzati nelle attività di disboscamento e adesso lasciati a loro sè stessi, mentre la seconda è filmata nel campo per rifugiati Rohingya in Bangladesh chiamato Cox’s Bazaar.

La Germania non è un paese per stranieri

Ai Weiwei conosce bene i temi trattati dal documentario: il significato di perdita e abbandono, l’esilio e la minaccia alla propria persona. È convinto che la sua famiglia, in particolare il figlio Lao di 10 anni, sarà più al sicuro in Gran Bretagna. L’artista sostiene che ai tedeschi non piacciono gli stranieri e racconta che il figlio era stato minacciato da un negoziante a Berlino. Ai Weiwei paragona la Germania al suo paese d’origine, la Cina. Entrambi sono molto precisi e i loro abitanti non solo sono abituati ad essere oppressi, ma addirittura ne godono. Inoltre, secondo Ai Weiwei, l’ideologia nazista è tuttora presente nella vita quotidiana in Germania.

Il trasferimento in Germania

L’artista dissidente si era trasferito in Germania in seguito all’arresto in Cina nel 2011 con l’accusa di sovversione contro il potere dello stato. Dopo 81 giorni di reclusione, fu condannato agli arresti domiciliari per quattro anni con la confisca del passaporto. Quando gli fu riconsegnato il passaporto nel 2015 si trasferì a Berlino per insegnare all’Università delle Arti. Ai Weiwei ha ancora un atelier nella capitale tedesca.

Leggi anche: Ai Weiwei lascia Berlino: «Società tedesca chiusa, ho subito razzismo»

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Immagine di copertina: Ai Weiwei, © Alfred Weidinger, CC BY 2.0 

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