Thierry Noir © Abram Tomasi

Thierry Noir, il primo uomo ad avere dipinto il Muro di Berlino nel 1984. «Vi spiego perché lo feci»

Thierry Noir, l’artista le cui opere rappresentano la libertà dopo la caduta del Muro

«I dipinti della street art ti donano un po’ di sole nel cuore o forse un sorriso. Ti senti di nuovo come un essere umano». A parlare così è Thierry Noir, classe ’58 e nato a Lione, considerato il primo artista ad aver mai dipinto il Muro di Berlino. «Accadde nel 1984, due anni dopo il mio trasferimento. Ogni volta che vedevo quei blocchi di cemento provavo angoscia e sofferenza. E così ho provato a demistificarlo». Nel corso degli anni tanti lo hanno emulato, sia artisti che turisti. A volte con stile, a volte semplicemente vandalizzando. Il tratto di Thierry Noir è diventato però storia. Ovunque lo riconoscono e lo associano alla storia della capitale tedesca.  Le sue opere colorate rappresentano infatti la libertà ritrovata dopo il crollo del Muro. «Mi ci vollero due anni di vita berlinese per digerire quello che significava il Muro. Poi improvvisamente decisi di colorare personaggi. Inizialmente disegnavo animali, ad esempio un leone dato che sono di Lione. Poi iniziai a rappresentare figure umane con delle caratteristiche labbra carnose».

Thierry Noir anni 80 © Galerie Noir

Thierry Noir giovanissimo appena arrivato a Berlino nei primi anni ’80 © Galerie Noir

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Thierry Noir, il trasferimento a Berlino

«Era l’inizio degli anni ’80, mi ero diplomato, ma non avevo idea di cosa volessi fare della mia vita a Lione. Decisi infine di studiare Psicologia all’Università. Mi piaceva, ma dovevo recuperare una serie di nozioni che al liceo non avevo appreso e così dopo un semestre me ne sono andato. Ho iniziato a vivacchiare facendo dei lavoretti, ma tutti i capi mi odiavano. Ho così deciso di cambiare vita e di trasferirmi a Berlino, la città all’epoca di Iggy Pop e David Bowie. Non conoscevo niente della capitale tedesca. A scuola la Storia si insegnava fino al 1945. Non sapevo neanche che Berlino Ovest fosse un’isola all’interno dell’Est. Presi il treno e dopo 21 ore di viaggio arrivai a Berlino. Andai a vivere nella George Von Rauch Haus, un centro giovanile un tempo ospedale». I successivi due anni passarono senza fare nulla di memorabile, finché non ebbe un’ispirazione che gli cambiò la vita. «Tutti i giorni dalla mia finestra vedevo il Muro, era un “bonjour tristesse“, ovvero un triste buongiorno. All’epoca era illegale dipingerlo e non si faceva».

Thierry Noir e il racconto di come nacque la tradizione di dipingere sul Muro

«Nel 1984 Berlino festeggiava il suo 750esimo anniversario. La parte ovest e quella est della città si sfidavano a chi aveva la zona più bella. L’ovest ovviamente stava investendo molti soldi per ridipingere la città velocemente. In giro c’erano molti secchi di vernice quasi finiti lasciati dagli operai di notte per strada. Insieme al mio coinquilino a Kreuzberg, anche lui francese, Christophe-Emmanuel Bouchet e all’amico tedesco Kiddy Citny (l’intervista qui), decidemmo di usare quei colori per dipingere porzioni del Muro e seguire la filosofia di Andy Warhol del “dire di sì a tutto”. Scegliemmo un tratto di Muro vicino casa, non lontano da Kottbusser Tor e iniziammo un lavoro che non aveva data di fine. L’intenzione era di continuare a dipingere almeno per un po’. Decidemmo di non usare bombolette spray perché iniziavano a girare voci sui loro effetti nocivi per il buco dell’ozono. Quando i passanti cominciarono a vederci dipingere ci rivolgevano espressioni o parole aggressive e scettiche. Qualcuno ci chiese se ci pagava CIA o la CDU, il partito all’epoca al governo, altri, una volta saputa la nostra provenienza, quando saremmo ripartiti in Francia. Poi poco a poco i giovani del quartiere iniziarono ad aiutarci, anche perché nel frattempo, nel 1985, Berlino Est subì la fase di scongelamento portata avanti da Gorbachev nell’allora Unione Sovietica». Si è soliti pensare che il Muro fosse il confine tra est e ovest, ma non era proprio così. Il Muro era normalmente posto cinque metri dopo l’inizio del territorio orientale. Ciò creava la paradossale situazione per cui per dipingere la facciata rivolta ad ovest bisognava entrare nella zona orientale. «Se la polizia della Germania Ovest ci incitava con il megafono ad uscire, le guardie della Germania Est ci ignoravano. Io ero tranquillo, non volevo noie con la polizia.. Solo una volta abbiamo avuto dei problemi con le guardie dell’est. Istallammo una porta di metallo davanti al Muro, scattò l’allarme generale e scappammo verso casa. Dalla finestra vidi le guardie dell’est arrivare con i kalashnikov, ma non successe nient’altro».

Porzione muro dipinta da Thierry Noir © Galerie Noir

Porzione muro dipinta da Thierry Noir © Galerie Noir

Thierry Noir e la caduta del Muro

Il lavoro sul Muro diede a Noir una popolarità completamente inaspettata. Arrivarono anche molte proposte di lavoro. E lui le accettava tutte. «Mi chiedevano: vuoi dipingere il mio bagno o il mio garage? E io rispondevo “Sì, li dipingo”». Sono gli anni in cui Noir venne definito il “Picasso della strada”. Nel frattempo la Storia fa il suo corso e arriva il 9 novembre 1989. «La caduta del Muro è stato uno sforzo collettivo, sia artistico che politico. Stavo vendendo i miei quadri nei ristoranti quando vidi molto traffico e mi avvicinai a piedi. C’era gente che rideva e piangeva. Le persone che entrarono nell’ovest andarono nei negozi di lusso. Per loro l’ovest era basato su dei cliché… pensavano che fosse migliore vivere lì, che fosse il paradiso. Ma ben presto si accorsero che era una menzogna. Molti dei cittadini della Berlino Est subirono una crisi d’identità. Alcuni di loro dovettero andare in altre città per trovare lavoro dato che i livelli di disoccupazione a Berlino erano altissimi. Ciò comporto anche una rinnovazione forzata.. comprati un maglione nuovo che quello puzza… comprati una macchina nuova! Le persone erano costrette a dimenticare tutto ciò che avevano imparato a scuola. Alcuni giovani si rasarono la testa e divennero neonazisti. Lanciavano molotov contro gli stranieri e venivano con le mazze da baseball. Io la vedo come una reazione violenta a questa crisi d’identità. C’erano le persone “normali” e quelle “punite”». Nel frattempo i volti di Thierry Noir divennero uno dei murali più importanti dell’East Side Gallery, quella porzione di Muro stavolta a Est, su cui il riunificato comune di Berlino invitò vari artisti residenti in città (tra cui l’italiano Fulvio Pinna, qui la nostra intervista) a dipingere nuove ed emblematiche opere oggi quotidianamente apprezzate da migliaia di turisti.

 

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Mural Galerie Noir

Mural © Galerie Noir

Berlino oggi

«Prima era molto più pratico, c’erano i buoni ed i cattivi. Oggi è più difficile distinguere. La città è completamente diversa da allora. Innanzitutto ci sono meno soldati e carri armati. Poi è più grande. L’aumento del costo della vita e l’arrivo di tante persone che, con salari più alti della media dei cittadini, spingono i vecchi berlinesi in periferia, sono l’altra faccia della medaglia. Prima un affitto era 60 marchi, era praticamente gratuito». Anche la “sua” Kreuzberg è cambiata. «Ogni generazione fa la sua vita, non bisogna imitare. Certo è che, come allora, Kreuzberg è come una schizofrenia. La gente di là non esce mai dal quartiere».

Dal Muro a Banksy

«Artisti come Banksy sicuramente si sono ispirati in qualche modo al nostro movimento. Lui ha fatto anche un progetto molto interessante: un hotel con la vista peggiore del mondo, quella sul muro tra Palestina ed Israele. Gli artisti di oggi appartengono però ad un’altra generazione. Usano tecniche diverse come gli stencil. Lo vedo sia a Berlino che a Londra dove vado spesso e ho realizzato molti murali. Mi sento a casa nel quartiere di Shoreditch. Ma non ci sono né anziani né bambini, lì mi sento il più vecchio del quartiere. E’ un quartiere artificiale, non ci sono uccelli e questo è grave!». E’ possibile consultare qui una mappa delle sue opere nella città».

 

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Mostra e rinnovamento del Muro

Dal 1 al 22 agosto Thierry Noir e Kiddy Citny esibiranno le loro nuove opere al Culture POP Studio. La galleria si trova vicino Potsdamer Platz  e ospita regolarmente letture, servizi fotografici e mostre d’arte con vernissage e finissage. Il 2 e 3 agosto i due artisti ridipingeranno le porzioni del Muro che si trovano tutt’ora a Leipziger Platz. La piazza all’epoca era un terreno desolato ed un punto di incontro tra la zona americana, britannica e quella sovietica, perciò un punto strategico. Nel 1953 lì ebbero luogo dei moti operai della Germania Est, che furono repressi nel sangue. Gli artisti dipinsero la porzione del Muro nel 1997, dopo la morte di Lady Diana. «Ridipingere questa parte di Muro simboleggia per noi un rinnovamento nonostante abbiamo deciso di lasciare gli stessi colori ed alcune porzioni autentiche. Se mi trovassi però oggi davanti ad un muro intatto non lo dipingerei. Lascerei ai giovani di quartiere il dovere di farlo».

Noir e Citny © Abram Tomasi

Noir e Citny © Abram Tomasi

 

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Dinosauri della Street Art – 30 anni dalla caduta del Muro

Dal 2 al 22 agosto

Tutti i giorni dalle 10 alle 21

Vernissage giovedì 1 agosto dalle 18 alle 23

Presso Galleria d’arte Culture Pop Studio

Postdamer Str. 7, 10783, Berlino

Entrata libera

Evento: Dinosaurier der Street Art, 30 Jahre Mauerfall 

Leggi anche: I primi due artisti ad avere dipinto il Muro in mostra a Berlino per i trent’anni dal 9 Novembre 1989

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Berlino Schule tedesco a Berlino

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Immagine di copertina: Thierry Noir © Abram Tomasi

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