Marcel Marceau, ©https://pixabay.com/it/photos/marcel-marceau-attore-mime-francese-402737/

Marcel Marceau: il mimo francese che salvò 70 bambini ebrei dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale

«Le persone che sono tornate dai campi di concentramento non sono mai state in grado di parlarne… Mi chiamo Mangel. Sono ebreo. Forse questo, inconsciamente, ha contribuito alla mia scelta del silenzio»

Marcel Marceau, il mimo più famoso della Francia, fu l’ambasciatore culturale dell’arte del silenzio. Famoso per i suoi ritratti silenziosi della vita di tutti i giorni, divenne rapidamente il mimo più amato del mondo. Ha deliziato il suo pubblico per decenni con la figura tragicomica di “Bip”, lasciando sempre senza parole. Forse, però, non tutti sanno che durante la Seconda Guerra Mondiale salvò molti bambini ebrei dall’Olocausto, distinguendosi non solo come attore, ma anche come coraggioso membro della Resistenza francese. Marceau, infatti, fu reclutato dal cugino Georges Loinger, comandante dell’unità segreta che faceva parte dell’Oeuvre de Secours aux Enfants, un gruppo di soccorso che aiutava i bambini a fuggire dalla Francia verso paesi neutrali. Doveva sembrare che stessero semplicemente andando in vacanza vicino al confine svizzero. Tale missione era tutt’altro che facile. Marceau, però, aveva un’arma segreta: la sua bravura come mimo. «I bambini lo adoravano e con lui si sentivano al sicuro», disse Loinger alla Jewish Telegraph Agency nel 2007. «Marceau manteneva i bambini tranquilli mentre fuggivano», affermò Philippe Mora, figlio di uno dei compagni di resistenza di Marceau. «Non aveva a che vedere con l’arte dello spettacolo. Non si serviva delle sue abilità recitative solo per mettere a proprio agio i bambini, le usava per salvare le loro vite. Se fossero stati scoperti dai tedeschi nessuno di loro avrebbe avuto scampo. Stava mimando per la sua e la loro vita». Quando si imbatté inaspettatamente in un gruppo di soldati tedeschi verso la fine della guerra, riuscì addirittura a fingersi un membro dell’esercito francese, ordinando loro di arrendersi. E lo fecero, tutti e trenta. Gli exploit di Marceau erano solo alcune delle imprese audaci e creative realizzate dalla Resistenza francese. Durante gli anni della guerra era riuscito a sfuggire ai nazisti cambiando spesso identità, grazie a documenti falsi. La sua conoscenza dell’inglese e del tedesco, oltre al francese, lo rese adatto a diverse missioni, ad esempio tenere i collegamenti con il generale Patton, dell’esercito statunitense. Dopo la guerra, cambiò nuovamente nome e divenne il pantomimo più famoso del mondo. Eppure l’amarezza e la malinconia furono due sentimenti che non lo abbandonarono mai, per tutto il corso della vita. Parte di quella tristezza così intima e personale, derivava da una dura perdita avvenuta durante l’Olocausto. Infatti, nel 1944, il padre, Charles Mangel, fu assassinato ad Auschwitz. «Ho pianto per mio padre», ha ricordato Marceau nel 2002, «ma ho anche pianto per le altre milioni di persone che sono morte. Il destino ha permesso a me di vivere. Questa grazia implica una grande responsabilità: devo portare speranza alle persone che ancora soffrono e lottano».

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A lady on the plane this morning said that my attire reminded her of the late Marcel Marceau. Her comment reminded me of what an amazing human being Marcel was; Marcel Marceau was awarded the Raoul Wallenberg Medal for humanitarianism in 2001. “I don’t like to speak about myself,” he said, “because what I did humbly during the war was only a small part of what happened to heroes who died through their deeds in times of danger.” After the Nazis invaded France, 15-year old Marcel and his brother were forced to flee their border town, finding shelter outside of Paris. Their first order of business was to disguise their Jewish identities, changing the surname on their government documents from Mangel to “Marceau.” Marcel then joined up with the French Resistance. He took on the role of altering the birthdates on the identity cards of both Jews and Gentiles so they would seem too young for labor camps or to work at German factories. But to distribute the forgeries Marcel needed help, which he found in fellow French Resistance member Georges Mora, aka “Monsieur Mayonnaise.” Georges’ nickname was well-earned: He’d noticed that during Nazi soldiers’ searches for contraband, they rarely checked sandwiches slathered in mayonnaise for fear of dirtying their uniforms. By wrapping the altered documents in wax paper and tucking them into sandwiches dripping with mayo, Georges and Marcel transported forged ID cards undetected throughout France. Marcel’s work was vital to the French Resistance, and eventually he was asked to lead a risky operation: rescuing Jewish children from an orphanage near Paris. For the mission, Marcel drew upon all of his acting talents. First, dressed as a boy scout, he convinced the orphanage that he’d been hired to take the children on a field trip. Then, to avoid detection while leading the children through the long and dangerous journey through the Alps to the Swiss town of Annemasse, Marcel entertained the children with his miming, keeping them distracted, calm and quiet. Risking his life to repeat this trip three times, he saved scores of orphans before Paris was liberated in 1944. . . . . #marcelmarceau #lovetrumpshate #hero #fuckthenazis

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«I momenti più toccanti della nostra vita non ci trovano senza parole?» (Marcel Marceau)

“L’arte del silenzio” così definiva il grande mimo francese Marcel Marceau la sua straordinaria capacità di esprimere la poesia della vita senza proferire parola. Bip il Clown, il personaggio amato in tutto in mondo, era una maschera  comica e tragica al tempo stesso, come del resto lo è la realtà. Marcel nacque nel 1922 a Strasburgo, in Francia, da una famiglia ebrea ed era il maggiore di due figli. Marcel, il cui vero cognome era Mangel, a sedici anni comprese bene cosa avrebbe significato l’occupazione nazista, per sé e per la sua famiglia, che si trasferì a Limoges, nella Francia centrale. Marcel capì che avrebbe dovuto lottare per sopravvivere e cambiò il cognome in Marceau, in onore di un generale della Rivoluzione Francese. L’esperienza della guerra gli insegnò tratti importanti della pantomima: la vita nascosta, il silenzio forzato, la paura di tradire se stessi. La sua prima esibizione in pubblico avvenne nel 1944 dopo la liberazione di Parigi, davanti a tremila soldati americani, ma fu alla fine della guerra che iniziò a studiare mimo. Nel 1947 nacque Bip il suo personaggio più famoso, modellato sul vagabondo di Chaplin, il perdente per antonomasia, vestito con una camicia a righe e un cappello a cilindro ornato da un fiore rosso che al tempo stesso è un simbolo di speranza. Il fiore, spiegò in seguito Marcel, rappresentava la bellezza e la fragilità della vita. Il desiderio di Marcel di diventare un attore era sorto proprio quando era ancora bambino e vide Charlie Chaplin sul grande schermo. Dopo la laurea si unì alla compagnia di Barrault ed venne scelto per interpretare il ruolo di Arlequin in Baptiste. La performance fu un vero portento, tanto che fu incoraggiato a mettere in scena il suo primo dramma al Bernhardt Theater, suggellando il suo talento e il riconoscimento futuro. Molti dei suoi atti, quali The Cage, Le Petit Café Parisien, The Lion Tamer, The Mask Maker e The Bird Keeper, sono diventati classici di tutti i tempi e sono stati spesso indicati come opere di genio, conquistando il mondo intero. Negli anni cinquanta le frequenti rappresentazioni, sia sul palco sia in televisione, lo resero popolare anche negli Stati Uniti, esprimendo così la sua arte anche nel cinema. Nel 1969 fondò la Scuola Internazionale del Mimo Marcel Marceau, la prima di diverse accademie e programmi di formazione che utilizzavano le tecniche Etienne Decroux. Scrisse inoltre vari libri, tra i quali La ballata di Parigi e del mondo, in cui raccolse poesie ed illustrazioni, La storia di Bip, Il terzo occhio e alcuni libri per bambini. Ottenne infine numerosi riconoscimenti, alcune lauree ad honorem di prestigiose università americane, la Legion d’Onore e il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito dello Stato Francese, conferitogli da Jacques Chirac nel 1998. Fino all’età di ottantaquattro anni, Marceau viaggiò per il mondo nell’intento di continuare la tradizione del mimo attraverso la fondazione che porta il suo nome. Il sorriso, anche quello più celato e serafico, è in fondo il più bel messaggio di speranza.

Leggi anche: A 92 anni rincontra la famiglia ebrea che aveva salvato dai nazisti

 Immagine di copertina: Marcel Marceau, ©skeeze CC0 on pixabay

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