Dina, ©https://www.youtube.com/watch?v=4eYoukgZjYo

A 92 anni rincontra la famiglia ebrea che aveva salvato dai nazisti

Dina Melpomeni, dopo settantacinque anni, riabbraccia finalmente la famiglia di ebrei che salvò durante la guerra

«Adesso posso morire tranquilla». Con queste parole la novantaduenne Dina Melpomeni ha salutato i quaranta discendenti di un gruppo di fratelli della famiglia ebrea dei Mordechai, che da adolescente nascose, sottraendoli così all’Olocausto e alla furia nazista. Si tratta di un rito comune allo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele. Purtroppo ogni anno gli incontri tra i sopravvissuti e i loro salvatori rischiano di essere gli ultimi. Questi eroi, 27 mila circa, sono stati nominati come i “Giusti tra le nazioni” e con essi anche la signora Dina. Sarah Yanai, la più grande dei cinque fratelli, a quasi ottant’anni di distanza, le riconosce un grande merito: «il rischio che lei e la sua famiglia si sono assunti per salvare un’intera famiglia sapendo di mettere in pericolo loro stessi è incredibile. Se ora siamo una famiglia numerosa e felice, è solo grazie a loro».

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Il valore di testimoniare il passato

Dina ha rincontrato i discendenti della famiglia Mordechai, che 75 anni fa aveva salvato dalle brutalità dei nazisti. Per la prima volta in cui Dina ha incontrato la famiglia al completo. Questo genere di incontri si sta riducendo gradualmente, complice l’età avanzata dei sopravvissuti e degli uomini e delle donne che li hanno salvati. La famiglia Mordechai riuscì a riunirsi, tornare ad Israele e costruire lì il proprio futuro. Yossi Mor, oggi 77 anni, ricorda: «ci hanno dato cibo, medicine, vestiti, protezione e affetto, tanto». Il Comitato speciale, presieduto da un giudice della Corte Suprema, e responsabile di esaminare tutti i casi come questo, ogni anno scopre tra i quattrocento e i cinquecento all’anno. «È un modo per rendere omaggio, per testimoniare la relazione speciale tra sopravvissuti e discendenti. Ed è sempre emozionante vederli incontrare, sapendo che ogni volta l’incontro potrebbe essere l’ultimo», ha detto Joel Zisenwise, direttore del dipartimento di Yad Vashem. Dipartimento che ha inoltre deciso di incidere i nomi di coloro i quali hanno ricevuto l’onorificenza per aver rifiutato di essere indifferenti al genocidio, lungo il viale alberato del Memoriale di Gerusalemme.

«Chi salva un uomo salva il mondo intero» (Talmud)

Oskar Schindler, l’uomo a cui si ispirò Spielberg per realizzare il film Schindler’s list, non è il solo che ha sottratto dall’eccidio atroce famiglie innocenti, “con l’unica colpa di essere nati“. Tra questi eroi coraggiosi c’è anche Dina. La famiglia Mordechai viveva a Veria, in Grecia, vicino a Salonicco, dove la comunità ebraica fu annichilita in pochi mesi durante una delle esecuzioni più brutali dei soldati nazisti. Al momento del raduno degli ebrei per la deportazione, nel 1943, gli amici non ebrei della famiglia procurarono loro carte di identità fittizie, nascondendoli nella soffitta della vecchia moschea turca abbandonata. Lì rimasero al sicuro per quasi un anno, ma poi dovettero andarsene. Vivere intrappolati in quel tugurio umido e ammuffito stava logorando la loro salute. Fu a quel punto che Dina, insieme alle due sorelle, decise di ospitarli nella propria casa, nella periferia della città, dividendo con loro le scarse razioni di cibo. A dimostrazione che il valore di una persona consiste nell’aiutare il prossimo, immedesimarsi in lui e provare empatia. La vera ricchezza di un uomo è saper dare a chi ha meno, anche quando si ha poco, o niente.

 

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Immagine di copertina: Dina Melpomeni, ©screenshot da youtube

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