Notte dei Cristalli, ©https://www.youtube.com/watch?v=6ccsb2vHchE

La notte dei cristalli: perché il 9 novembre non può esser festa in Germania

Il 9 novembre tedesco: dalla Notte dei cristalli alla caduta del Muro

Il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino. Non crollava soltanto il Muro, ma anche la divisione innaturale del Continente europeo. Trent’anni fa nasceva una nuova Europa, reinventata ed evoluta, che aveva imparato dagli errori del passato. Perché allora quella data non può essere considerata festa nazionale? Perché i negozi rimangono aperti e al mattino si va in ufficio? La risposta risiede nel fatto che si tratta della data più controversa della storia del Paese, del suo giorno più buio, prima di divenire, cinquantun anni più tardi, anche quello più luminoso. La notte tra il 9 ed il 10 novembre del 1938, infatti, le sinagoghe della Germania furono incendiate, i negozi ebrei distrutti e saccheggiati, i cittadini abusati e mandati nei campi di concentramento. Per questo motivo, dunque, la Germania celebra la sua festa il 3 ottobre, in quanto quello stesso giorno del 1990 venne riunificata ufficialmente, e i Länder della Germania dell’Est vennero annessi alla Germania dell’Ovest per formare un unico Stato.

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La Notte dei Cristalli, quando i nazisti sobillarono la caccia contro gli ebrei

La Kristallnacht è stato un feroce pogrom che nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938 sconvolse la comunità ebraica tedesca. A istigarlo fu il ministro della propaganda Joseph Goebbels, a realizzarlo le milizie paramilitari delle SA, supportate dalla popolazione. Il consenso era diffuso. Il “movente”, adottato come alibi, era lo sdegno per il ferimento, e la consecutiva morte, del funzionario diplomatico Ernst Eduard vom Rath, per mano di un giovanissimo rifugiato polacco di origini ebraiche, Herschel Grünspan. Un pretesto addotto per dare il via ad un’ondata di violenze contro il popolo ebraico in Germania, accompagnata da assalti e incendi alle sinagoghe, e alle abitazioni ove risiedevano i cittadini ebrei. Una vera e propria escalation di violenze. Le vittime superarono i 1.500 individui. Alla tragedia umana si sommarono le distruzioni materiali: più di 1.400 luoghi di culto ebraici devastati e dati alle fiamme. La medesima sorte toccò i cimiteri e gli esercizi commerciali. L’espressione Kristallnacht o Reichskristallnacht, comunemente tradotta come «notte dei cristalli», nacque in quei giorni tra gli stessi nazisti per definire, peraltro a scherno delle vittime, l’insieme delle violenze attraverso il richiamo della miriade di vetri distrutti dalla furia dei nazisti. Nei giorni immediatamente successivi al 9 novembre, le milizie di partito aiutate della polizia tedesca arrestarono arbitrariamente 30 mila cittadini ebrei, radicalizzando le violenze ed esasperando la situazione. Durante le violenze la polizia non intervenne, si limitò ad osservare a distanza i tumulti. I vigili del fuoco furono invitati a circoscrivere gli incendi, evitando che si estendessero agli edifici “ariani” limitrofi. Non vi fu alcun processo a carico dei vandali e degli assassini, se non rari casi isolati. Le comunità ebraiche tedesche furono inoltre obbligate a risarcire il controvalore economico dei danni arrecatigli dagli aggressori. Una parte dell’élite nazionalsocialista temeva che ciò avrebbe causato un danno all’immagine del prestigio germanico dinanzi agli occhi del mondo. Timore che fomentò la creazione dei campi di sterminio. La violenza andava nascosta agli occhi dell’opinione pubblica.

Quel che resta del 1938 e il valore della memoria

Il 1938 fu un anno tragico per l’Europa intera, che segnò definitivamente la fine delle ultime, residue speranze di un assestamento dell’antisemitismo di Stato. Gli ebrei vennero non solo discriminati ed emarginati, ma perseguitati in maniera sempre più radicale dalle truppe tedesche. La campagna isterica contro gli ebrei si inseriva in questo quadro di patologica enfatizzazione della “nuova Germania” nazista, razzista ed omofoba. Un’ombra nera su tutto il Continente. I vecchi equilibri geopolitici sanciti dagli accordi di pace del primo dopoguerra caddero e si sgretolarono, e con essi anche i diritti dei popoli. Ancora oggi, quella data segna una ferita profonda nella memoria dello stato tedesco, un ricordo che corrode gli animi. Eppure giorni come questi, devono servire a monito, richiamando il senso del dovere di una nazione dinanzi alle proprie responsabilità storiche. Il 9 novembre del 1938 deve rimanere inciso nelle menti, affinché il passato non si ripeta nel presente e risvegliare un senso di coscienza civile. Il silenzio della memoria è omertà. È, inoltre, divenire miopi di fronte alle sfide del nostro tempo. Ricordare il passato senza capire e affrontare il presente, è solo retorica. Oggi come allora.

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Immagine di copertina: Notte dei Cristalli, © screenshot da youtube

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