«Vi spiego come funzionano i club di Berlino, dai contratti di affitto ai booker»

Come funzionano i club di Berlino? Ecco cosa c’è da sapere del dietro le quinte dei celebri locali della capitale tedesca

di Daniele Stripparo

Vivo a Berlino da tanti anni e amo la scena musicale notturna, quella dei club. Ogni tanto collaboro anche, ma, soprattutto, ai fini di questo articolo è importante sapere che ogni parola è stata scritta dopo essermi confrontato con diversi dj che da anni vivono e lavorano nei principali club cittadini. Ecco quindi 6 cose da sapere se volete capire come funziona la scena notturna cittadina nell’attesa, e speranza, che si possa in tutta sicurezza riprendere ad ascoltare buona musica live e a ballare.

1- Non tutti i club hanno la licenza da club

Tanti club a Berlino? Sì, ma non ufficialmente. A Berlino sono davvero pochi gli spazi che hanno una licenza da club. La maggior parte sono associazioni culturali o vengono riconosciuti come altre identità. Per due motivi: il primo è che, proprio per il numero elevato di club già esistenti in città, farsi dare la licenza ormai è quasi impossibile. Il secondo è che passando come associazione culturale c’è la possibilità di avere diverse agevolazioni fiscali. Proprio per questo quasi tutti i cosiddetti “club” organizzano parecchi eventi oltre alle classiche serate. Alcuni dei più insospettabili sono ufficialmente una galleria d’arte e le mostre fatte dall’inizio della pandemia non sono solo un palliativo per recuperare i mancati introiti delle serate, ma anche perché ufficialmente quel locale è una galleria d’arte.

2-L’organigramma del club: la direzione

La struttura di un club è simile a quella di un’azienda. Di solito c’è un proprietario che detiene le mura o ha un contratto di affitto, altre volte invece a farne le veci sono dei collettivi, come per esempio Anomalie, Mensch Meier ed altri o il Kater Holzig di tanti anni fa.

3-L’organigramma del club: il booker

Una delle prime figure sotto al proprietario è il cosiddetto booker, colui che incarna la figura artistica e l’anima del club. Il suo compito è quello di trovare una linea musicale e artistica, scegliendo gli artisti che meglio la rappresentino. Di solito viene dato un budget con il quale il booker deve riuscire a pagare tutte le spese di prenotazione degli artisti che prenderanno parte ad ogni singolo evento. Quelli più famosi hanno delle agenzie, che solitamente chiedono un cachet più dei servizi, come ad esempio la prenotazione di una stanza d’albergo, il servizio taxi o altri servizi primari, ma questo dipende sempre da artista ad artista. Quello del booker è un lavoro molto complicato e stressante oltre che, purtroppo, spesso sottovalutato.

4-L’organigramma del club: l’ufficio stampa

Esiste spesso poi un ufficio stampa che si occupa della parte promozionale degli eventi del club e che si interfaccia con grafici e con vari servizi promozionali, pubblicitari online, poster flyer su strada e così via. È quello che manda le mail alle riviste cittadine per capire se c’è la possibilità di essere pubblicizzati magari mettendo riservando qualche nome in guest list.

5-L’organigramma del club: il Night Manager e le altre figure fondamentali

Subito più in basso troviamo il Night Manager. È il responsabile, durante la serata, di tutto l’evento. Qualsiasi problema, anomalia o decisione da prendere durante la serata, bisogna confrontarsi con questa persona. Sotto di lui troviamo altre quattro figure: i tecnici del suono e delle luci (a volte sono la stessa persona), il Bar Manager, la Security, coloro che lavorano al guardaroba e i cassieri. Ovviamente sotto il Bar Manager troviamo i baristi e i runner.

6-I contratti

Di solito i Booker e tecnici suono/luci sono freelancer e quindi non hanno contratti con il/i proprietario/i del club, ma vengono pagati a evento. Dipende però dal club. I Night Manager e i Bar Manager spesso, ma non sempre, hanno un contratto. Per la sicurezza ci si affida a delle agenzie che in base al servizio di cui si ha bisogno fanno dei contratti per la durata dell’evento o per la stagione. Mentre tutti i baristi, coloro che lavorano al guardaroba e i cassieri la maggior parte delle volte hanno contratti da mini job oppure hanno un contratto per la durata del singolo evento, ma non sono legati al club con contratti di lavoro a lungo termine. Ovviamente il numero di persone che lavorano in un club dipende dalla capienza del club stesso, ma anche quando non sono molto grossi, per assicurarsi la buona riuscita di un evento, c’è bisogno di almeno nove o dieci persone che possano svolgere i compiti elencati prima. Ci sono molti controlli ed è molto, ma molto difficile che qualcuno venga pagato in nero.

7-I lavoratori del settore durante la pandemia

I manager che lavorano in club grossi con un nome importante hanno di solito un contratto e in questo periodo sono tutti in “Kurzarbeit”, cassa integrazione. Non stanno lavorando e prendono parte del loro stipendio dallo Stato. Chi non è proprietario di un locale sta continuando a pagare l’affitto normalmente a prezzo pieno. Lo stato ha aiutato in primavera e si spera che lo faccia, senza problemi, anche questa volta. Ci sono stati i proclami, ma il processo di rimborso non è ancora chiarissimo in ogni dettaglio. Chi è freelance ha potuto fare due richieste di aiuti, una a Marzo sostanzialmente con un aiuto a fondo perduto di 5mila € (che però si deve rimborsare se poi si vede che uno non ha avuto danni economici dalla pandemia) che uno in questi mesi autunnali sulla base delle entrate medie annuali.  La modalità di richiesta per questi aiuti è stata tutto sommato abbastanza semplice. Ovviamente hanno dovuto compilare un questionario in cui ho dovuto mettere il mio Steuernnummer (numero di identificazione per il pagamento delle tasse) per dimostrare di essere un freelancer e rispondere a qualche altra semplice domanda. Ad ogni modo, se parliamo di dj, c’è da dire che molti fanno anche un secondo lavoro, dall’ingegnere al cameriere. C’è di tutto.

Spesso i  club vengono associati al divertimento, ad un luogo creativo, non considerando come meritano le persone che ci lavorano. Questa come tante altre categorie, stanno passando un periodo estremamente complicato. Speriamo solo che tutte questo possa finire molto presto e che si possa tornare alla “normalità”.

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