Giovanna Pedretti, ne parla anche la stampa tedesca

Il caso di Giovanna Pedretti raccontato dalla stampa tedesca. Il BERLINER MORGENPOST gli dedica un articolo

Il suicidio di Giovanna Pedretti, proprietaria della pizzeria di Lodi colpita dallo scandalo della finta recensione negativa, è arrivato anche in Germania. Facendo leva sul tema della discriminazioni, nello specifico omosessualità e disabilità, la finta recensione pubblicata dalla Pedretti e la sua successiva risposta aveva, a quanto pare, un fine esclusivamente pubblicitario. Acclamata inizialmente per la risposta radicale al commento omofobi e razzista presentato come recensione del suo locale, la Pedretti è stata poi ” linciata” una volta scoperto che il messaggio, in realtà, lo aveva scritto lei. Questo ha molto indignato l’opinione pubblica italiana. Nell’ultimo periodo, indignarsi, sembra essere più del solito, lo sport preferito dagli italiani. La stampa tedesca, in particolare il BERLINER MORGENPOST, ne parla in un articolo, toccando due punti interessanti della questione: la responsabilità dei media e la volubilità dell’opinione pubblica. Lasciano, giustamente, aperte tutte le ipotesi riguardo al suicidio, essendoci una lettura ancora acerba degli eventi e nessun verdetto che conclami le responsabilità. Non tralasciano, però, il ruolo di Selvaggia Lucarelli e il suo compagno, nell’alimentare il caso. Ciò non per tanto, il dilemma etico sulle responsabilità della stampa riguardo il suicidio, non sono completamente da escludere. Dopo l’intervento della giornalista Lucarelli sui social, la “shit-storm”, nei confronti di Giovanna, è stata una conseguenza quasi naturale.

La gogna mediatica fatta in Italia sul caso è stata abbastanza imbarazzante. Le responsabilità vanno ripartite ma anche prese

Il tema suicidio sembra essere all’ordine del giorno, sia per quanto riguarda le scelte politiche al riguardo, sia per lo spazio che gli si sta dando sulle testate internazionali ed italiane. Come sempre, il limite che divide il fare informazione dallo sciacallaggio è sottile, anzi, sottilissimo. Un dialogo costruttivo potrebbe sensibilizzare e aumentare la consapevolezza sociale verso questo gesto estremo. Il fatto è che non riusciamo, come Italia, a trovare una via di mezzo intellettualmente onesta per affrontare la cosa. Le soluzioni sono rinchiudere il fenomeno in un tabù, dentro il solito moralismo pseudo-cristiano oppure scaraventarlo nella fossa dei leoni, lasciando parlare così il peggior populismo nazional-popolare che ci caratterizza.

I media, tra informazione e responsabilità

Come ogni arma, la responsabilità di come viene usata, è di chi la usa, non dell’arma.

Più che sul suicidio, il fenomeno sottolinea un’altra cosa. La responsabilità dei media nel determinare una shit-storm o no, sopratutto di chi detiene una certa visibilità, dovrebbe portare a farsi un bel esame di coscienza. Altro caso quello di Fedez che, per fortuna, non ha portato al suicidio di nessuno. Ha recato un grosso danno di immagine ad un individuo che non c’entra assolutamente niente con gli insulti ricevuto dal rapper sui social. Le argomentazioni di Fedez sono legittime, ma per un errore nella verifica della fonte, ha sbagliato persona con cui pretendersela, facendo nome, cognome e mostrando la foto nel suo podcast “Muschio Selvaggio”. È bello vestirsi di verità, quando si ha visibilità, pretendendo di fare informazione, anche se non sei un giornalista. Questa cosa, però, si porta dietro non solo eroismo mediatico, ma la responsabilità forte di quello che sai dicendo e, sopratutto, di chi stai parlando. Per questo, verificare le fonti non è solo giusto ma è un “sacramento obbligatorio”. Come pensare prima di parlare. Come chiedere prima di prendere.

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Immagine di copertina: Screenshot BERLINER MORGENPOST