Bukowski e le sue origini tedesche

Da Andernach a Los Angeles: la vita complicata ed eccessiva del poeta Bukowski

Articolo di Antonietta Pezzullo

Andernach è la città tedesca che ha dato i natali al grande Charles Bukowski, nato il 16 agosto 1920. Luogo dove oggi è possibile visitare la sua casa, meta per i suoi lettori e per quelli come lui sempre ai margini e Fuori posto, come recitano i suoi versi.

La mostra Bukowski 100Plus

Andernach ha celebrato il poeta per il suo Centenario (2020), con la mostra Bukowski 100Plus nel 2021, tenuta nella Biblioteca Comunale, che comprende un busto bronzeo e circa 26 reperti di manoscritti, dipinti, foto. Tra queste immagini, una ricorda la sua visita nella città tedesca, insieme alla moglie Linda nel 1978.

La vita di Bukowski

Henry Charles “Hank” Bukowski è figlio di un militare americano di origine polacca e di una madre tedesca, che si conoscono in Germania, mentre il padre svolge il servizio militare. Si sposano, ma nel 1923, quando Charles ha tre anni, la famiglia si sposta negli Stati Uniti, prima a Baltimora e poi a Los Angeles, dove Charles vive per tutta la vita. Bukowski ricorda il padre come un uomo violento, spesso disoccupato e cresce sentendosi escluso dagli altri. Deriso dai vicini per il suo forte accento tedesco e i vestiti effeminati imposti dai genitori. Soffre in questi anni di solitudine, discriminazione, timidezza, acuita da una grave forma di acne, che accentua il senso di disagio.

Realismo sporco e geniale

Bukowski con le sue storie autobiografiche di fallimenti, sbornie, sesso, diventa l’espressione del realismo sporco. E anche per la grande ironia, il cinismo, con cui intesse le sue trame, ben lontane dai finali idilliaci, scontati e felici. Geniale, dissacrante, crudo, privo di qualsiasi retorica, in cui è facile riconoscersi e talmente vero da risultare maledettamente divertente, tanto da accompagnare con le sue parole più generazioni. Basta dare uno sguardo online in Rete, dove abbondano le sue citazioni, ormai dei cult. I suoi capolavori e le sue poesie restano indimenticabili e sempre attuali da Taccuino di un vecchio sporcaccione a Postoffice, Donne, Pulp e poesie come Gli alieni, Alla puttana che si è presa le mie poesie, Sii gentile.

Il poeta maledetto

La sua vita complicata, eccessiva, vissuta tra la macchina da scrivere e una birra in mano, anche dopo la sua morte è difficile dimenticarla, sublimata dalle sue stesse parole. Un artista capace di raccontarsi e di far riconoscere in lui i tanti Fuori posto. Un conforto sapere che anche un grande come Bukowski ha provato e ha vissuto le stesse sensazioni fallimentari dell’uomo comune, interpretando e restituendo i suoi umori. Bukowski muore per una leucemia fulminante a Los Angeles il 9 marzo 1994 e i versi di Fuori posto sono un’occasione per continuare a celebrarlo, con le sue città del cuore, la sua arte e unicità di un indimenticabile poeta maledetto. L’uno contro tutti, che resiste, non si allinea, ma combatte con parole uguali e fedeli solo a sé stesso.

Fuori posto

“Brucia all’inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare
nel tempo che hanno
posti dove andare
insieme
cose da
dirsi.
Io sto
bruciando all’inferno
da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.
Non sono come
gli altri
gli altri sono come
gli altri.
Si assomigliano tutti:
si riuniscono
si ritrovano
si accalcano
sono
allegri e soddisfatti
e io sto
bruciando all’inferno.
Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.
Non sono come
gli altri.
Io sto
bruciando all’inferno.
L’inferno di
me stesso”

 

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