It’s a Sin, la serie presentata alla Berlinale con Neil Patrick Harris (How I met your Mother): la recensione

Presentata alla Berlinale 2021 It’s a Sin, mini-serie britannica sulla vita di quattro omosessuali inglesi nella Londra degli anni ’80

Sin dal 2015 – con l’introduzione della sezione Series –  l’offerta della Berlinale si è allargata presentando anche produzioni destinate al piccolo schermo. Il più delle volte, le miniserie presentate non hanno nulla da invidiare alle pellicole cinematografiche, anzi. È questo il caso della nuova serie inglese It’s a Sin, prodotta da Red Production Company e già stata trasmessa, a gennaio, dal canale britannico Channel 4, riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica. La serie è stata creata da Russel T. Davies, sceneggiatore e produttore inglese, creatore di Queer as folk e Deus ex Machina della nuova versione della famosissima serie Doctor Who. It’s a Sin, oltre che in Inghilterra, è già stata presentata al pubblico americano su HBO Max alla fine di febbraio, mentre in Italia e Germania verrà trasmessa sul canale streaming Starz Play, ma ancora non si conosce la data precisa.

La trama di It’s a Sin

Inghilterra, 1981. Ritchie, Roscoe e Colin sono quattro ragazzi che, dalle città più periferiche dell’Inghilterra, decidono di trasferirsi a Londra. Tutti e tre sono omosessuali ma devono nascondere il loro orientamento sessuale alle loro bigotte famiglie. Il trasferimento a Londra permetterà ai tre di vivere, finalmente, la loro vita senza nascondersi. Nella capitale inglese i tre diventeranno amici, incontrando anche nuove persone, creando un gruppo unito, finendo anche a vivere tutti nello stesso appartamento. Ma la loro vita fatta di feste e divertimento verrà presto sconvolta dall’arrivo di una nuova, mortale, malattia, l’AIDS. Un nuovo virus che, all’epoca, era visto come una malattia che colpiva esclusivamente il mondo omosessuale.

Una commedia che ben presto si trasforma in tragedia, sorretta da un cast eccezionale

Se It’s a Sin inizia come una commedia, ben presto le vicende raccontate nella serie assumono i tratti di una tragedia. Uno degli aspetti più interessanti della serie è proprio l’abilità degli sceneggiatori di inserire un personaggio ‘nascosto’ (l’AIDS) che, in realtà, condizionerà tutta la storia narrata. Gli autori riescono a raccontare perfettamente questo cambiamento e le varie reazioni dei protagonisti rispetto al diffondersi di questa minaccia mortale. Alcuni di loro negano che esista il virus, altri, consci del pericolo, si uniscono a gruppi di volontari nati per sensibilizzare l’opinione pubblica. Di certo le vicende narrate si reggono sull’abilità e sulla bravura degli attori protagonisti, capaci di dare al pubblico personaggi dalle svariate sfaccettature, senza cadere nei clichè o nelle banalizzazioni. Su tutti Olly Alexander, cantante del gruppo londinese Years & Years, che interpreta il diciottenne Ritchie, il più ‘libertino’ del gruppo, convinto negazionista ma che, ben presto, si scontrerà con la drammatica realtà. Da applausi anche l’interpretazione di Neil Patrick Harris (il Barney Stinson di How I Met your Mother), pigmalione di uno dei ragazzi appena arrivato a Londra, a cui insegnerà come vivere liberamente e fieramente la sua vita, senza nascondersi. Di certo un altro aspetto interessante di It’s a Sin è il fatto di essere riuscito a sdoganare il sesso gay in una serie televisiva, un argomento sicuramente delicato a cui il pubblico del piccolo schermo non è abituato. Le scene di rapporti intimi non lasciano spazio all’immaginazione, ma sono comunque utili all’economia della storia e, particolare fondamentale, non sono inserite a casaccio con lo scopo esclusivo di scandalizzare lo spettatore. Particolarmente apprezzabile anche la colonna sonora che offre alcuni dei classici più famosi degli anni ’80, con brani di artisti come Blondie, Orchestral Manoeuvres in the Dark e Soft Cell. Ovviamente presente It’s a Sin dei Pet Shop Boys, canzone che racconta il senso di ‘vergogna’ provato da molti omosessuali nel dichiarare il proprio orientamento sessuale e che, non a caso, da il titolo alla serie.

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Immagine di copertina: It’s a Sin ©RED Production company, all3media international

 

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