Elefante di Celebes, storia del capolavoro di Max Ernst

L’Elefante di Celebes è un dipinto surrealista con influssi dadaisti e realizzato imitando la tecnica del collage. Attualmente si trova alla Tate Modern di Londra ed è stato realizzato dall’artista Max Ernst.

Per la realizzazione del dipinto l’artista si ispirò ad un contenitore di mais sudanese visto su una rivista di antropologia e decise di trasformarlo in un enorme elefante meccanico. Il pittore era solito trarre ispirazione da immagini di riviste e giornali per poi creare mondi bizzarri e surreali. L’elefante di Celebes fu realizzato nel 1921. La Prima Guerra Mondiale, a cui Ernst aveva preso parte, era finita da tre anni e il pittore aveva da poco fondato un gruppo dadaista a Colonia con l’attivista Johannes Theodor Baargeld e altre figure dell’avanguardia artistica. Era il periodo in cui Ernst stava attuando la transizione verso la poetica surrealista e L’elefante di Celebes si pone come una perfetta sintesi tra quest’ultima e lo stile dadaista. Il dipinto fu acquistato lo stesso anno da Paul Eluard. L’anno seguente, nel 1922, Ernst lasciò illegalmente Colonia, città in cui viveva con la sua famiglia, per andare in Francia e vivere con l’amico Eluard e la moglie.

 

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Il simbolismo dell’opera: guerra, sesso, tecnologia

Lo stile del dipinto è influenzato dall’artista metafisico italiano Giorgio de Chirico soprattutto nell’uso dello spazio e dei colori. L’esperienza della guerra di Ernst si traduce nella meccanizzazione dell’animale, che si riconduce ai marchingegni che l’artista aveva avuto modo di osservare con i propri occhi sul campo di battaglia. Oltre l’elefante, sono presenti nella composizione anche altri soggetti come la donna con la testa mozzata, i pesci volanti, la figura centrale dall’aspetto meccanico. Questi elementi, contribuiscono a dare al dipinto un’atmosfera cupa ed onirica. Il pesce volante è un altro elemento ricollegabile all’esperienza di guerra dell’artista, in quanto è riconducibile agli aeroplani.

Il simbolismo del dipinto ricondurrebbe anche alla sessualità freudiana. Cynthia Anne Esteban – in uno scritto del 1993 per la Leigh University intitolato To What Extent were the Surrealists Influenced by Freud? – pone in evidenza come il pesce e l’elefante possano essere collegati alle forme falliche e, insieme alla presenza della donna nuda decapitata, compongano una scena tanto sessuale quanto violenta. Sia Leopold Boeckl in The Codex Studies che Robert L. Helbert in The arrival of the machine: Modernist Art in Europe, 1910-25 – all’interno del volume Technology and the Rest of Culture a cura di Arien Mack – evidenziano l’importanza dell’opera di Ernst e di altri surrealisti nel quadro tecnologico degli anni venti. La meccanicità degli elementi presenti nel dipinto rappresenta l’interesse degli artisti nei confronti di macchine e macchinari, scienza e industria. Secondo Boeckl il mostro meccanico potrebbe anche rappresentare la paura di Ernst verso l’ apocalisse tecnologica.

L’Elefante di Celebes nella cultura popolare

L’opera è stata riadattata nell’esposizione artistica Duckomenta. L’esposizione è caratterizzata dal riadattamento di famose opere d’arte in cui i soggetti principali sono stati sostituiti da personaggi Disney. Un altro riadattamento dell’opera si trova nel libro illustrato di Kate Samworth intitolato Aviary Wonders, Inc. in cui è rappresentato l’elefante di Ernst mentre viene catturato da Frida Kahlo. Il dipinto è stato rivisitato anche in un disegno digitale dell’artista di instagram The_Brown_Recluse. Al Museo Nazionale di Berlino, nell’area Sammlung Scharf-Gerstenberg è possibile visionare alcune opere di Max Ernst e di altri surrealisti come Renè Magritte e Salvador Dalì. Mentre a Brühl, la città natale di Max Ernst, è presente dal 2005 il Max Ernst Brühl Museum des LVRS, interamente dedicato all’artista.

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