Dall’Italia vanno via sempre più over 25 anni

In Italia nel 2019 si è registrato un aumento delle emigrazioni verso l’estero. Preoccupa il dato riguardante gli over 25 e i laureati

L’ISTAT ha pubblicato il report con i dati sulle migrazioni nel 2019 in Italia. Negli ultimi dieci anni le emigrazioni sono aumentate, mentre il tasso di rimpatri non permette il ribilanciamento demografico. Gli italiani si spostano soprattutto verso gli altri Stati europei e il Regno Unito. Per quanto riguarda gli over 25, si registrano dati significativi, confermando il trend di aumento degli espatri tra i giovani. A questa categoria si annoverano anche coloro che hanno un titolo di studio e, considerando anche il basso tasso di rimpatri, l’Italia sta perdendo una parte considerevole della popolazione “qualificata”.

I dati generali riportati dall’ISTAT

Secondo i dati ISTAT nell’ultimo decennio si è verificato un aumento significativo delle emigrazioni. Nel 2019 il flusso in uscita dall’Italia era pari a 180mila unità, di cui 122.020 sono cittadini italiani (pari al 68% del totale); rispetto all’anno precedente il tasso di emigrazione totale è aumentato del 14,4% (nel 2018 pari a 157mila unità). Congiuntamente al numero dei rimpatri dei cittadini italiani (pari a 68.207 unità) si è registrato un valore negativo per il saldo migratorio (differenza tra numero di immigrati ed emigrati). Il tasso totale di emigratorietà italiana è pari a 2,2 per mille. La maggior parte del flusso in uscita di cittadini italiani parte dal Nord (in primis dalla Lombardia), seguono il Sud e il Centro.

I cittadini italiani migrano soprattutto verso il Regno Unito e gli altri Stati europei

Nel 2019 si è registrato il record di espatri verso il Regno Unito, pari a 31mila unità (+ 49% rispetto al 2018). In questa annata è stato superato il precedente picco del 2016. Si tratta di un dato interessante, in quanto questi anni rappresentano le estremità del periodo di transizione per la procedura della Brexit. Perciò si desume che l’aumento sia dovuto all’ufficializzazione della residenza nel Regno Unito degli italiani che già vivevano in questo Stato. A seguire ci sono Germania (circa 19mila espatri, +4% rispetto al 2018), Francia (13mila), Svizzera (10mila) e Spagna (6mila). Per quanto riguarda gli Stati extra-europei, gli emigrati italiani hanno preferito Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada, per un totale di 16mila unità.

Continua il trend dell’espatrio della fascia d’età over 25

Anche nel 2019 gli over 25 che hanno lasciato l’Italia sono aumentati. Gli italiani emigrati nel 2019 con più di 25 anni sono poco più di 87mila e rappresentano il 72% del totale. In generale il numero di italiani uomini emigrati sono di più (55%); ma nella fascia di età fino ai 25 anni non si rilevano differenze significative tra i due sessi. Tra i 26 e i 74 anni sono di più le donne che hanno lasciato l’Italia, mentre dai 75 il trend torna stabile. Le donne emigrate hanno un’età media di 30 anni, mentre gli uomini di 33. La fascia di età che registra più espatri è 20-49 (due italiani su tre), mentre un emigrato su cinque ha meno di 20 anni. Gli over 50 rappresentano il 13%.

L’Italia sta perdendo popolazione “qualificata”

Il report dell’ISTAT riporta anche i dati riguardanti i cittadini italiani con un titolo di studio al momento dell’espatrio. Circa 30mila emigrati italiani hanno almeno una laurea (1 su 4). Questo dato è in lieve aumento rispetto al 2018 (+1,4%). Questo tasso diviene preoccupante se si analizzano le statistiche degli ultimi cinque anni (+23%). Considerando gli 87mila emigrati over 25, uno su tre ha conseguito almeno una laurea (28mila). In questa fascia d’età si registra un tasso più alto di donne con almeno una laurea: 36% di emigrate contro 30% di emigrati. Per quanto riguarda i rimpatri degli over 25 con una laurea si parla di 15mila persone. È evidente perciò la grande perdita di popolazione “qualificata” per l’Italia (al netto 14mila persone). Secondo l’ISTAT questi dati sarebbero comprensibili mettendo in evidenza le difficoltà riscontrate dai giovani italiani ad inserirsi nel mercato del lavoro. Inoltre i giovani di oggi, cresciuti nel pieno della globalizzazione,  sarebbero più stimolati a cercare delle soluzioni altrove.

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In copertina: Persone, da Pixabay, CC 0

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