Soy lo que soy, il videoclip di Populous girato da Silvia Maggi tra Italia e Berlino sulla comunità queer

Come un videoclip si può trasformare in un corto con un’idea molto forte: si intitola “Soy lo que soy” ed è girato dall’italo-berlinese Silvia Maggi

«Soy Lo Que Soy parla della ricerca del proprio essere, dell’affrontare ciò che si è veramente, accettandolo senza paure. Un cocktail che shakera 1/3 di pop-psichedelico, 1/3 di bassi dance-hall jamaicanie 1/3 di percussioni latine». A parlare è Silvia Maggi, regista del videoclip della nuova canzone di Populous (nome d’arte del dj e produttore Andrea Mangia) in collaborazione con il duo elettronico messicano  Sotomayor. «Le persone qui ritratte “sono quello che sono” e si mostrano nella loro fierezza. Sembrano dire alla camera  “eccomi, sono favolosa!”.  Ogni video dura circa 4 secondi e ci restituiscono uno squarcio della diversità nella comunità queer tra Berlino e l’Italia. In totale vi sono 40 ritratti, 28 girati a Berlino e 12 girati in Italia tra Bologna, Roma, il delta del Po, Milano e Lecce»

Soy lo que soy, le location e i protagonisti del video

«La maggior parte delle riprese a Berlino sono state girate a casa delle persone ritratte. Lì si sentivano più a loro agio. Le esterne sono state girate a Tempelhof, Betonest e vari parchi e strade la maggior parte nel quartiere di Neukölln. Per questo lavoro abbiamo deciso con Populous di ritrarre persone queer e rappresentare la comunità nella sua diversità e bellezza, spargendo la voce tra amici nella scena queer sia a Berlino che in Italia e arrivando ad un buon numero di persone interessate a partecipare. È stato un onore poter filmare ed entrare in contatto con queste persone.Per le riprese in Italia abbiamo girato in due cimiteri tra Roma e Bologna, in case, centri sociali e in posti abbandonati come l’ ex discoteca “Madrugada”, che apre il video, sulla strada Romea tra Ravenna e Venezia. Il titolo della canzone è “Soy lo que soy” che significa “Sono quello che sono” e sin dal primo ascolto mi é sembrato un inno alla autodeterminazione. Il metodo del ritratto ha in questo video un accezione quasi documentaristica. Il soggetto viene ritratto come lui stesso preferisce, mostrando quello che vuole trasmettere in quel preciso momento. Ad ogni persona viene dedicato del tempo di ascolto, in modo che il ritratto sia autentico e che la persona si riconosca in esso. Per me é imprescindibile che la persona ritratta sia contenta con la sua immagine, deve essere la prima a dire “WOW sono uno schianto!”  É stato un lavoro di mesi, ma sono molto felice del risultato. Penso che dare visibilità a persone fuori dalla normatività estetica e sociale sia molto politico e sono molto riconoscente a coloro che hanno partecipato, fidandosi del mio sguardo, é stato anche particolarmente prezioso il supporto di Stefano Protopapa e Nicola Napoli durante il processo creativo».

Silvia Maggi, la regista di Soy lo que soy

Silvia Maggi, laurea in Sociologia a Urbino e alla facoltà di Giornalismo audiovisivo a Bilbao, vive a Berlino da 10 anni.  «Nel 2010, dopo vari anni in Spagna avevo provato a tornare in Italia ma non ho resistito alla tentazione e sono venuta a Berlino. Aveva la fama di essere una città vibrante, artistica ed economica e lo era e per molti aspetti lo é ancora» Tra i suoi lavori da citare ci sono il documentario “Welcome Home” e “26 de Dicembre” sul tema della cura tra persone anziane LGBTQ+, realizzati in collaborazione con la ricercatrice Silvia Radicioni.

Essere queer oggi a Berlino (e altrove)

«Non penso sia facile essere LGBTQ+. Non sempre ci si sente al sicuro e questo richiede un’attenzione maggiore anche in alcune situazioni di tutti i giorni, specialmente per le persone trans* e razializzate.  Berlino è una città tollerante e questo rende possibile l’ esistenza di una scena queer vasta e molto visibile e forse qui è più facile che in altri posti, dipende dal quartiere. In Italia molte volte è ancora un pericolo esporsi come persona LGBTQ+, anche a causa della mancanza di leggi contro l’omotransfobia, vedi il recente omicidio di Maria Paola Gaglione e la violenza fisica e mediatica ricevuta dal compagno Ciro Migliore, ed è quindi importante, coraggioso e bellissimo che le persone abbiano accettato di partecipare a questo video. Dietro ogni persona LGBTQ+ c’è molta forza e un percorso di auto-accettazione e di liberazione fatto -tra le altre cose- anche di sofferenze ma soprattutto di mutuo aiuto e supporto, bellezza, audacia, autodeterminazione… potrei continuare all’ infinito. Non potrei parlare per loro riportando le loro storie ma sarei onorata nel poter fare dei film biografici su ognun* di loro».

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Photo Cover: Soy lo que soy © SIlvia Maggi /Populous

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