Morire di Mafia, il libro corale sulle vittime di Cosa Nostra scritto (anche) da tre italo-berlinesi

Un libro scritto da giovani per i giovani e che secondo il magistrato Sebastiano Ardita racconta storie che “fanno stare male, ma fanno germogliare la passione e inducono alla serietà e al sacrificio. Parlarne è una struggente necessità, per il bene nostro e di chi verrà». A tu per tu con la co-curatrice Alessia Pacini e due delle autrici, Ludovica Marcelli e Marta Miotto.

Alessia Pacini è una delle persone più belle che abbia mai scritto per Berlino Magazine dove ha fatto un tirocinio di tre mesi a maggio 2019. In lei coincidono etica, impegno civile, preparazione, umiltà, generosità e solarità. Se iniziamo parlando di lei  in un pezzo in realtà dedicato ad un libro, Morire di mafia, di cui Alessia è co-curatrice e co-autrice, è perché si tratta in uno di quei casi in cui lo spessore della persona è legato a doppio filo alla competenza e alla sensibilità che emergono da ogni pagina del testo. Nonostante il titolo, il volume è un racconto corale di storie di vita, più che di morte scritto da più generazioni per parlare a tutte le generazioni. Nelle sue circa 500 pagine si trovano storie di famiglie, comunità toccate, e purtroppo cambiate per sempre, dalla criminalità organizzata. «Il nostro volume non ha certo la pretesa di essere esaustivo, ma vuole anzi essere l’inizio di un lavoro molto più ampio di ricerca, raccolta, racconto. Ci siamo posti l’obiettivo di raccontare, raccontare e ancora raccontare. E continueremo a farlo» ci racconta Alessia che per l’occasione ha coinvolto anche due giovani aspiranti giornaliste, Ludovica Marcelli e Marta Miotto, conosciute durante l’esperienza da Berlino Magazine e a cui non dedichiamo ulteriori aggettivi positivi per evitare di annoiarvi (basta andare a cercare i loro pezzi online per notarne le qualità). Ci racconta Alessia: «A fare da fil rouge a tutte le esperienze raccolte nel libro è Cosa Vostra, associazione nata per sviluppare una più ampia coscienza sociale sula legalità ideata e fondata da Francesco Trotta. Ne sono parte fin dagli inizi, tanto da esserne diventata preso co-direttrice. La redazione è composta da un eterogeneo gruppo di persone, tra cui anche Ludovica e Marta, con i più vari interessi e con i più vari talenti. Dal 2018 Cosa Vostra è diventata collaboratrice del blog Mafie di La Repubblica, ideato da Attilio Bolzoni, nostro socio onorario. Il libro nasce invece a metà del 2019, quando incontriamo i rappresentanti della Sperling & Kupfer presso la sede della Mondadori a Milano. Già dopo la prima riunione, il libro aveva già un indice. Da quel momento è iniziato il lavoro di tutta la redazione, ben 30 persone a cui si sono aggiunti studenti del liceo Tito Livio di Martina Franca e del liceo Duca degli Abruzzi di Treviso e il generale Angiolo Pellegrini con un articolo su Ninni Cassarà. In totale sono 170 storie riguardanti 200 vittime. Ricerche, studio, interviste e chiamate sono stati il centro del nostro lavoro per molti mesi, fino a marzo 2020, quando finalmente siamo riusciti ad assemblare la prima bozza. Numerose revisioni dopo, il 20 ottobre finalmente abbiamo trovato il nostro libro sugli scaffali di tutte le librerie d’Italia. È stata un’emozione indescrivibile».

La mafia è trasversale: alla base c’è il tradimento dei diritti e dei doveri delle singole persone

Spiega Alessia: «Il mio grande interesse sono da sempre i diritti umani. Quando sono entrata a far parte di Cosa Vostra ho iniziato scrivendo proprio di questo, alternando pezzi che trattavano di diritti fondamentali ad articoli che si focalizzavano sulla mafia. Con il tempo e sempre maggior studio, ho capito quanto queste due tematiche siano in realtà collegate e ho iniziato a scrivere pezzi che riguardassero entrambe. Grazie alle storie raccolte ho capito ancora di più quanto diritti umani e lotta alle mafie vadano di pari passo. Peraltro la Mafia negli anni è cambiata, si è fatta più silenziosa, oggi si trova tra i colletti bianchi, nell’industria farmaceutica e in ambito economico. Parlare di Mafia non è solo importante, ma necessario. Per sconfiggerla è necessario conoscerla bene. Si parla di Mafia quando si parla di droga, di immigrazione, caporalato e anche, in questi giorni, anche di alcune conseguenze della pandemia. In Morire di Mafia si trova la testimonianza diretta di chi ha vissuto il dolore della morte di un parente, un figlio, un fidanzato. Si trovano i racconti di vita di chi, prima di diventare vittima, è stata una persona amata che ha amato. Parafrasando ciò che dice spesso Sofia, una delle nostre redattrici, Morire di Mafia ha il privilegio di rendere identità a chi spesso viene ridotto a un singolo nome».

La mafia vista da Berlino e quella mitologia positiva di scene alla Il padrino che spesso indigna noi italiani

Ludovica Marcelli, ormai stabilmente a Berlino dove si divide tra collaborazioni con l’Istituto Italiano di Cultura (suoi molti dei testi e delle ricerche della per la mostra “Palermo e la lotta alla mafia” di Letizia Battaglia) e l’assistenza alla gestione di una realtà imprenditoriale di successo come le pizzerie Malafemmena, descrive così la situazione: «La mafia all’estero viene spesso considerata come folclore prettamente italiano. Spesso i riferimenti alle mafie per le persone comuni provengono da fiction o film, i quali mettono in risalto la figura del criminale piuttosto che quella delle vittime e della sofferenza. E così i mafiosi sono spesso visti come personaggi “positivi”. Per di più, il fatto che le violenze sembrino lontane dalla realtà quotidiana fa sì che le persone talvolta diano accezioni fuorvianti a un qualcosa che non ha alcunché di divertente». Il problema però non sembra riguardare solo l’immagine che gli stranieri hanno della mafia come ci racconta Marta: Mesi fa ho partecipato uno dei laboratori  che Cosa Vostra porta nelle scuole. Una delle domande fatte alla classe era: “Come vi immaginate un mafioso?”. Le risposte sono state: basso, con la coppola, con la lupara. Non descrivevano i mafiosi di oggi, ma di un passato che resiste solo grazie ai personaggi televisivi. Oggi non esiste più la Cosa Nostra corleonese, ma nuovi clan che la comandano senza personaggi o scene pittoresche. È fondamentale proporre ai ragazzi un percorso educativo che parta nelle scuole, dove fare gruppo significa confronto affinché anche i più giovani diventino consapevoli».

Il percorso di Alessia Pacini, Ludovica Marcelli e Marta Miotto: come tre under 30 sono arrivate a scrivere Morire di Mafia

Alessia Pacini (terza nella foto di copertina)

«Sono nata 27 anni fa a Pistoia, città a cui sono tanto legata e che mi manca molto quando mi assento per lungo tempo. Dopo il liceo linguistico, mi sono trasferita a Milano per inseguire il sogno di diventare giornalista. Qui ho studiato scienze umanistiche per la comunicazione prima, storia poi. A Milano, che ormai considero casa, ho anche iniziato le mie prime collaborazioni per alcuni blog e testate online. Al termine del percorso universitario milanese, mi sono trasferita a Londra, dove ho studiato International Journalism presso la SOAS. Una combinazione, SOAS e Londra, che mi ha profondamente cambiata e formata. Subito dopo la consegna della tesi, sono volata in Ghana, dopo sono tornata più volte e ho potuto conoscere da vicino la cultura di questo meraviglioso paese. Dopo il tirocinio a Berlino sono tornata a Milano, dove mi alterno tra il lavoro come consulente social media della  Commissione europea e quello per Cosa vostra. Il lavoro per Morire di Mafia è stato suddiviso tra i vari redattori secondo la loro disponibilità e il tempo a disposizione, ma sempre tenendo bene in considerazione la sensibilità del singolo. A noi piace dire che in qualche modo la scelta sia avvenuta nella maniera più naturale possibile, in certi casi è stato come se la storia avesse scelto lo scrittore più che il contrario. Io ne ho scritte 11 e curato, assieme a Francesco Trotta, l’intero volume».

Ludovica Marcelli (al centro nella foto di copertina)

«Sono nata nel 1994 ad Arpino, borgo in provincia di Frosinone, famoso per aver dato i natali a Cicerone. Ho studiato alla triennale Lingue e Culture Straniere all’Università dell’Aquila e trascorso un anno a Costanza, Germania,  con il progetto Erasmus+, dopodiché mi sono trasferita a Bologna per una magistrale in Letterature moderne, comparate e postcoloniali. Mi sono laureata nel settembre 2019, ma nel frattempo ho svolto due tirocini a Berlino, uno presso l’Istituto Italiano di Cultura, e l’altro da Berlino Magazine come giornalista. Scrivere è stato da sempre per me un piacere. Quando Alessia mi ha parlato dell’associazione ho subito pensato che fosse un progetto davvero valido a cui avrei voluto dare il mio contributo. Per senso civico e desiderio di partecipare nel mio piccolo a una battaglia che riguarda tutti noi ho accettato volentieri la collaborazione. Ho iniziato così a scrivere sia per Cosa Vostra che per il blog Mafie di La Repubblica. Grazie a Morire di Mafia ho avuto modo di conoscere da vicino 3 storie di vittime, quelle di Vittorio Maglione, Vito Ievolella e Giuseppe Bommarito. In collaborazione poi con Francesco Trotta, ho scritto il pezzo “Memoria e giustizia” dedicato ai magistrati uccisi, in particolare Falcone e Borsellino».

Marta Miotto (la prima nella foto di copertina)

«Sono nata a Padova nel 1996 e laureata nel 2018 in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Verona. Nel mentre, però, ho sempre lavorato parecchio, inizialmente come babysitter, poi per due anni come cassiera in supermercato e come assistente di biblioteca, a cui si è aggiunto due tirocini, uno presso la Slowmedia, agenzia di comunicazione a Verona e uno di sei mesi a Berlino. Una volta tornata in Italia, mi sono trasferita a Verona dove ad oggi frequento il corso di laurea magistrale in Web Marketing & Digital Communication allo IUSVE. Qualche esame ancora, un tirocinio curricolare e la laurea non è poi così distante. Mi sono sempre chiesta che importanza abbia un uso buono, etico e responsabile di Internet e di piattaforme come i social media, soprattutto quando molte di queste spingono alla polarizzazione degli utenti a causa delle logiche interne di progettazione delle stesse. Quello che ho capito è che ci sono tanti modi per stare in rete. Molti di questi sono esempi positivi che promuovono la civiltà, il consenso e spingono alla comprensione reciproca. E uno di questi è Cosa Vostra: è la dimostrazione che si può stare nella rete anche in maniera positiva, prendendosi cura dell’educazione del pubblico, facendo e dando informazioni responsabili e consapevoli e mi sono ripromessa di volerci provare anche io. Così, qualche mese fa ho scritto ad Alessia Pacini e mi sono proposta alla redazione di Cosa Vostra. Per Morire di Mafia ho scritto della storia di Pietro Sanua, morto in un agguato nel 1995 e di cui sono state recentemente riaperte le indagini. La moglie Francesca e il figlio Lorenzo aspettano la verità. Mi sarebbe piaciuto scrivere anche di altre vittime, storie meno conosciute, che però spero possano trovare un posto in un secondo volume». Morire di Mafia infatti, per fortuna, è probabile che non finirà qui così come continua l’impegno di Cosa Vostra.

Morire di mafia. La memoria non si cancella

di Associazione Cosa Vostra.

prezzo 17  €

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