Abel Ferrara e Willem Dafoe ancora assieme per Siberia. Produce l’Italia, la presentazione a Berlino

Siberia, il visionario film con Willem Defoe alla ricerca della pace con sé stesso

Willem Dafoe torna a fare coppia con il regista Abel Ferrara dopo New Rose Hotel (1998), Pasolini (2014) e Tommaso (2018). Entrambi vivono, per casualità (dicono loro) a Roma da alcuni anni e non perdono la voglia di stare assieme anche sul set mantenendo peraltro le atmosfere oniriche delle due ultime loro collaborazioni.  Rispetto a Pasolini e Tommaso al centro di tutto stavolta c’è un uomo qualsiasi in una casa della tundra siberiana. Qui, solitario, vive una sua personale ricerca di un posto nel mondo costretto tra ricordi di traumi del passato e sogni ancora mai realizzatisi. Il lungometraggio è una co-produzione tra le italiane Vivo Film e Rai Cinema che per l’occasione hanno coinvolto anche produttori tedeschi e messicani. Un progetto internazionale che ha avuto la sua vetrina alla Berlinale 2020, arrivando persino in concorso come già accade a Ferrara nel 1995 con The Addiction. Difficile immaginare un premio: Siberia è un film talmente sui generis che amarlo è una vera sfida per chiunque.

Siberia, la trama

Clint è un uomo solitario, vive nelle montagne nella sua baita in legno circondato dalla neve e dalla natura. Alcuni ospiti stranieri giungono a fargli visita, a servirsi al suo bar e a conversare (senza capirsi a causa delle lingue diverse). Clint scenderà nel seminterrato della baita, da dove partirà un profondo viaggio introspettivo.

Siberia, la conferenza stampa a Berlino

Spiega Dafoe «Tarkovskij diceva che il cinema è importante perché espande il proprio vissuto, ma questo lavoro non è una confessione o un processo di autoanalisi. Sono soprattutto la creatura dell’immaginazione di Abel. Lui mi chiede di diventare il frutto della sua fantasia, e ogni volta partecipo». Ferrara puntualizza :«Io e Willem siamo una famiglia teatrale. Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio apporto creativo Io sono l’alter ego di me stesso, oppure sono io l’alter ego di Willem, la prossima volta ci scambieremo i vestiti. Ho cominciato a 16 anni e non ho mai vissuto altri set al di fuori dei miei, Willem ha lavorato coi registi più grandi ed è importante scambiare le nostre energie».

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