monica manganelli Butterflies in Berlin

Butterflies in Berlin, il suggestivo corto animato di un’italiana sull’identità sessuale ai tempi di Weimer

Il nuovo cortometraggio Butterflies in Berlin ambientato nella Berlino a cavallo tra la Repubblica di Weimar e i cupi anni del Terzo Reich

Le luci e i colori dei ruggenti anni ’30 berlinesi, il problema dell’identità di genere durante i drammatici anni della dittatura nazista sono i protagonisti di Butterflies in Berlin, il cortometraggio di Monica Manganelli, che spiega: «La storia della trasformazione di un uomo narrata attraverso 4 passaggi che rappresentano il suo cambiamento fisico e spirituale. Quattro come le fasi della metamorfosi della farfalla: uovo, bruco, pupa e adulto». Il cortometraggio affronta il tema dell’identità di genere in un periodo della storia molto complicato in cui la diversità era vista come un aspetto da eliminare completamente. Il film è prodotto dalla Latteplus Berlin Film Production – casa di produzione con sede a Berlino ma dal cuore italiano – e da Alexandra Cinematografica con Rai Cinema.. Il cortometraggio ha il supporto del Ministero della Cultura tedesco, del Ministero della Cultura italiano e dell’Emilia Romagna Film Commission.Il film, che è già stato selezionato in numerosi Festival Internazionali (tra cui il Tel Aviv International LGBT Film Festival – dove ha ricevuto il premio “Menzione d’Onore” -, San Diego Italian Film Festival e il nostrano Lovers Film Festival) avrà la sua première venerdì 13 settembre alle 20 al Filmkunst66 (qui l’evento Facebook).

Butterflies in Berlin, un’anima divisa in due

Il film si apre con uno dei luoghi simbolo della ‘nuova’ Berlino, il Memoriale dell’Olocausto nel quartiere di Mitte. Una giovane giornalista riceve un diario con la storia di Alex, giovane transessuale vissuta a cavallo tra la Repubblica di Weimar e il Terzo Reich. Con un flashback lo spettatore si ritrova nella Repubblica di Weimer. Alex arriva nella capitale ed è subito affascinato (così come lo è lo spettatore) dalle luci, dai colori e dagli spettacoli che offrono le strade e i cabaret della vita notturna berlinese. Si riconoscono luoghi simbolo di Berlino come Alexanderplatz e locali storici come il Wintergarten. Incontra il dottor Magnus Hirschfeld, pioniere nel campo degli studi sul transessualismo e fondatore dell’Institut for Sexualwissenschaft (Istituto per la Ricerca Sessuale). Grazie al medico, Alex diventa Alexandra e incomincia una vita. Tutto questo, però, avviene mentre Adolf Hitler sale al potere. Il progetto del Fuhrer di eliminare la razza ebraica e gli elementi ‘diversi’ della società pone Alexandra ad un bivio morale e a «scendere a patti con le sue radici e il suo senso di responsabilità per salvare delle vite».

Butterflies in Berlin, l’animazione

Nel film vengono utilizzate varie tecniche di animazione, 2d e motion graphic, che si fondono anche con immagini reali. Tutti i set e i personaggi sono stati realizzati dalla regista che ha dichiarato di aver voluto ambientare il film durante la Repubblica di Weimar perché «è sicuramente una delle epoche visivamente ed esteticamente più interessanti». I meravigliosi ambienti in cui si svolge il film non sono, però, tutti frutto della mente della regista. Molti di essi sono i risultati di una ricerca d’archivio grazie alla quale la Manganelli è riuscita a trovare foto d’epoca che sarebbero servite alla realizzazione del film. L’aspetto visivo, fondamentale nel film, accompagna il tema dell’identità di genere, della diversità, in un’epoca storica in cui quest’ultima era vista come un aspetto da eliminare. Come l’anima del protagonista, anche il cortometraggio, è, esteticamente, diviso in due. Prima le magnifiche luci, i colori sgargianti e i costumi sfarzosi della vita notturna di Berlino, con i suoi cabaret e il frenetico via vai di macchine e persone animano le ambientazioni nella prima parte del film. Si passa poi al drammatico avvento della dittatura nazista. Dall’epoca della spensieratezza si passa ad un periodo buio, così come scuri diventano i colori e le ambientazioni, caratterizzate dal nero, da un rosso cupo come il sangue. I brillanti costumi delle ballerine degli spettacoli notturni vengono sostituiti dalle grigie uniformi delle SS, le abbaglianti luci dell’epoca d’oro della Repubblica di Weimar vengono spente e si accendono i roghi della censura nazista, come quello in cui vengono distrutti tutti i registri dell’Istituto per la Ricerca Sessuale del dottor Hirschfeld. Nonostante sia ambientato in un’epoca distante da noi, Butterflies in Berlin affronta un argomento, quello dell’accettazione del ‘diverso’ che, oggi, è più attuale che mai.

Butterflies in Berlin, la regista Monica Manganelli

Monica Manganelli nasce a Parma nel 1977 e si laurea all’Università di Parma in Conservazione dei Beni Culturali, specializzandosi in Architettura ed Arti Sceniche. Inizia a collaborare come scenografa a produzioni di lirica e prosa presso vari teatri italiani ed europei. Sue sono le scenografie di alcune opere liriche tra cui Aida per il teatro Carlo Felice di Genova e Roberto Devereux che avrà a breve una ripresa al Teatro La Fenice di Venezia. Dopo aver collaborato a opere cinematografiche come Cloud Atlas delle Wachowski, debutta alla regia con il cortometraggio La Ballata dei Senzatetto (2015) vede il suo debutto nelle vesti di regista, ed è subito un grande successo. Presentato ai più importanti festival internazionali, vince numerosi premi come il Best Animation al Los Angeles Shorts Fest e il Premio Speciale per l’animazione ai Nastri d’Argento 2016. Presentato ai più importanti festival internazionali, vince numerosi premi come il Best Animation al Los Angeles Shorts Fest.e il Premio Speciale per l’animazione ai Nastri d’Argento 2016. Il film ha ricevuto inoltre una candidatura ai David di Donatello come miglior Cortometraggio ed è rientrato nella shortlist degli Oscar.

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