ambulanza, Hans, https://pixabay.com/photos/traffic-lights-red-ambulance-49698/, CC0,

Berlino, campo profughi non chiama ambulanza. Donna incinta perde il bambino

Berlino, ad una coppia di immigrati richiedenti soccorso viene negato l’aiuto e lei, incinta, perde il bambino

La scorsa domenica, in un campo profughi, intorno alla quattro del mattino, una donna incinta di nove mesi inizia ad accusare forti dolori e perdite di sangue. Poiché lei e il suo compagno non dispongono di un cellurare, lui chiede a due guardie di sicurezza di chiamare l’ambulanza, ma questi si rifiutano, e non si curano nemmeno di fermare un taxi. Così i due sono costretti ad avviarsi a piedi verso l’ospedale e percorrere i tre chilometri di distanza che li separano dalla struttura. Ma all’arrivo, ogni aiuto è ormai invano e la donna partorisce il bambino senza vita.

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La donna poteva essere salvata

L’avvocato della coppia, Tobias Kiwitt, specialista in diritto medico, commenta così il caso dei suoi clienti al Taz: «È assolutamente inconcepibile che ad una donna in quelle condizioni venga negato il soccorso». Secondo Kiwitt, si tratta di un caso di mancata assistenza e per questo è stata esposta denuncia penale. Se la donna fosse arrivata prima in ospedale, la morte del bambino avrebbe potuto essere evitata, ma la vicenda è ancora poco chiara e si sta aspettando un parere medico. Tuttavia, una dottoressa si è già pronunciata dopo aver preso visione del reperto autoptico, sostenendo che «è possibile che il bambino potesse essere salvato in caso di arrivo anticipato».

Un caso che fa discutere

A complicare il caso c’è il fatto che la coppia sia straniera. Pertanto, in seguito all’accaduto, il Consiglio per i rifugiati ha criticato l’Ufficio statale per gli affari dei rifugiati (LAF) e il Dipartimento del Senato per l’integrazione e gli affari sociali, che è al di sopra di esso. Secondo il Consiglio, infatti, le linee guida per i servizi di sicurezza nei rifugi non stabiliscono chiaramente che la richiesta di un servizio di soccorso deve in ogni caso essere soddisfatta. «Non può essere che gli immigrati che si trovano in un caso di emergenza acuta, o in pericolo di vita, siano impotenti davanti alle decisioni di membri della sicurezza o di altri dipendenti non qualificati dal punto di vista medico», dice il portavoce Georg Classen. Ma la portavoce del Senato Regina Kneidig rifiuta l’accusa e afferma che sono già presenti alti standard di sicurezza che assicurano il benessere dei presenti nei campi profughi. Il caso resta aperto, e da approfondire.

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Immagine di copertina: Ambulanza, Hans, CC0.

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