Gli abitanti di un quartiere di Berlino sono riusciti a fare cambiare i piani di Google e nessuno se lo aspettava

Google ha dovuto abbandonare il piano per l’apertura di un grande campus in uno dei quartieri più alla moda di Berlino

Mercoledì 24 ottobre il gigante americano dell’Hi-Tech ha confessato che l’incubatore di startup che aveva deciso di aprire a Kreuzberg non verrà più realizzato. Secondo quanto rilasciato dal portavoce di Google, Ralf Bremer, il sito che era stato individuato per l’apertura dell’acceleratore di startup, sarà alla fine destinato a due enti di beneficenza locali. Il portavoce non ha rilasciato dichiarazioni riguardo il ruolo giocato dagli attivisti berlinesi ma si pensa che il loro intervento sia stato essenziale per tutelare Kreuzberg dalla gentrificazione. Il campus di Berlino sarebbe stato il settimo dopo Londra, Tel Aviv, Seul, Madrid, San Paolo e Varsavia.

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La protesta degli attivisti berlinesi contro Google

L’opposizione degli attivisti iniziò a settembre con l’occupazione di una struttura situata a Kreuzberg, la quale sarebbe stata utilizzata da Google per il suo progetto. Non solo occupazione ma anche “guerrilla marketing” da parte degli attivisti, difatti l’area è stata tappezzata da adesivi che intimidivano Google a lasciare il quartiere con frasi come “Addio Google” e “Google non è un buon vicino”. Secondo quanto dichiarato da alcuni attivisti, Google adotta pratiche definite ingiuste e soprattutto non chiare come l’utilizzo dei dati personali degli utenti e le troppe accuse di evasione fiscale.

La gentrificazione che minaccia la popolazione locale e le subculture berlinesi

Non solo lotta contro il potere della multinazionale americana dunque. Oltre agli attivisti, ad opporsi contro il colosso del web anche la popolazione di Kreuzberg a lottare contro il fenomeno delle gentrificazione che sta colpendo il quartiere. Secondo la società di consulenza Knight Fox i prezzi delle case a Berlino sono aumentati del 20% tra il 2016 e il 2017. A Kreuzberg invece i prezzi sono aumentati del 71% nello stesso periodo.

Le dichiarazioni del portavoce di Google, Ralf Bremer, al giornale Berliner Zeitung

Ralf Bremer ha dichiarato che non sono le proteste delle persone a decretare il risultato delle loro azioni. La scelta di non insediarsi a Kreuzberg è stata ponderata insieme ai gruppi umanitari con il quale c’è stato un dialogo costruttivo. Google ha valutato che lasciare lo spazio alle associazioni di beneficenza locali sarebbe stata la soluzione migliore per gli enti e per l’area. Si son dichiarati inoltre, contenti di aver lasciato lo spazio per una causa sociale.

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Immagine di copertina: screenshot © Youtube

 

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