«”Vagabondare a Berlino”, la mia guida di luoghi insoliti di una capitale tedesca che conosco dal 1979»

Gian Piero Piretto ha scritto un’interessantissima guida su Berlino piena di chicche e prospettive originali per capire e conoscere la città

Passeggiate a a caccia di dettagli, insegne, lampioni lungo la Karl-Marx Allee, la Marzahner Promenade o la Gropiusstadt, scoprire una Berlino periferica, ma storicamente fondamentale, come la Sonneallee a Neukölln, il Majakowskiring di Pankow o la Funkaus Berlin di Oberschöneweide, osservare dall’estero, ma a volte anche dall’interno, l’archeologia industriale di una città a lungo divisa anche economicamente…queste e tante altre “spedizioni” sono al centro di Vagabondare a Berlino, libro-guida di Gian Piero Piretto, ex diretto di Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università di Milano, una vita tra l’Italia e Berlino: «La mia prima visita risale al 1979: Berlino Est per un convegno sull’insegnamento della lingua russa al Palast der Republik. Ci sono tornato regolarmente fino al 1983 avendo fatto amicizia con un collega coetaneo della Humboldt. Risiedevo a Ovest e passavo il confine quasi ogni giorno. Ho festeggiato un capodanno a Treptow, a casa dell’amico tedesco, dovendo però rientrare a ovest entro l’una del mattino. Ho mancato la caduta del Muro e ci sono tornato soltanto nel 1991, ma senza seguito immediato. Nel 2005 ancora una volta per un convegno di cultura russa che si teneva al Das Moskau. In quell’estate si è scatenata la passione. Avevo affittato un appartamento ad Arkona Platz e mi sono innamorato di Mitte. Avevo avuto una bici in prestito e giravo notte e giorno incantato. Da quell’anno ci sono tornato regolarmente in ogni possibile occasione di vacanza, di studio o di lavoro. Nel 2011 ho comprato casa a Prenzlauer Berg e dal 2018, anno del mio pensionamento, ci vivo in pianta stabile anche se il covid ha complicato la vita. Sono angemeldet, registrato, a Berlino ma ho mantenuto la residenza italiana. Per questo non ho copertura sanitaria in Germania e da un paio di settimane sono tornato forzatamente a Milano».

I luoghi preferiti da un italo-berlinese da più di 40 anni

«Nel 2005, quando venni per il convegno, ho scoperto Friedrichshain, una delle mie zone preferite. La mia Berlino è infatti quella dell’est. Frequento raramente Charlottenburg, mi ricorda troppo Milano, apprezzo Steglitz e Dahlem, ma sono quartieri geograficamente molto lontani e mi sento più a mio agio nei settori orientali. Mi spingo a Xberg e Neukölln soprattutto per farvi spese alimentari nei mercati e supermercati arabo-turchi. Stimo il fatto che, al di là delle zone marcatamente turistiche, Hackescher Markt, Unter den Linden, esistano ancora moltissime realtà in cui si assapora l’atmosfera del kiez come Victoriastadt, Bötzowviertel e Pankow, in cui regna un delizioso silenzio, in cui il verde la fa da padrone. Se devo indicare due luoghi preferiti, sono incerto tra l’Alter St.-Matthäus-Kirchhof di Yorckstraße e il borgo di Alt Marzhan, ma scelgo il secondo. Scoprire strade acciottolate, case antiche, orti e animali circondati dai bianchi casermoni anni Settanta è stata una sorpresa graditissima. L’atmosfera di sospensione spazio-temporale che si prova entrando nel borgo, da qualunque direzione si provenga, ha qualcosa di innaturale. In estate le fronde degli alberi nascondo i grattacieli e le pochissime persone che frequentano le vie contribuiscono a confermare la sensazione di straniamento. Il restauro è stato discreto e il famigerato effetto Disneyland (penso al Nikolaiviertel) è stato risparmiato. Comprare pomodori o frutta servendosi da soli ai tavolini posti fiduciosamente davanti alle case e lasciando nella cassetta della posta il denaro richiesto riporta a modalità di commercio dimenticate. Il carillon di campane che si scatena a mezzogiorno dal campanile della chiesa fa il resto. Vagabondare tra i cortili e le vie, per ristretta che sia la superficie della borgata, riserva non poche sorprese. Tutte in sintonia con lo spirito misurato e dimesso ma sobriamente accurato del posto».

 

Immaginare Berlino fra 10 anni

«Quando mi sorgono dei dubbi in proposito penso alla molteplicità di fasi storiche che Berlino ha affrontato anche soltanto nel Novecento: Prima guerra mondiale, Repubblica di Weimar, avvento del nazismo, terzo Reich, Seconda guerra mondiale, divisione, riunificazione-annessione, globalizzazione, gentrificazione. Non tocco il covid perché la pandemia è in corso e nessuno può immaginare quali ne saranno le conseguenze. In ogni momento della sua storia Berlino è rimasta eccentrica, anomala, non convenzionale, determinante, “non tedesca”. Per quanto possa sembrare che “la sua anima” sia pesantemente minacciata ritengo che si tratti di adeguamenti e sviluppi opportuni e necessari per far sì che la città non si trasformi in un parco a tema che mette in scena sé stesso e racconta le proprie mitologie, penso ad esempio con orrore a cosa è diventato il Check Point Charlie. Scarti improvvisi, scontri, contrasti mantengono viva la situazione. Se tutto si immobilizzasse in nome della conservazione di pur graditi miti e leggende sarebbe la fine».

Vivere tra Milano e Berlino

«Rispetto alla frenesia milanese, che subisco da 38 anni, Berlino ha mantenuto un ritmo disteso che, pur adeguandosi ai tempi, sa ancora regalare momenti di puro rilassamento. Possibilità di trovare mille alternative per la notte o decidere di passarla in pace a casa coesistono e non si pestano i piedi. Impreco, come tutti, per la frequenza degli Ersatzverkehr, ma so riconoscere la grandiosità del sistema di trasporti pubblici (inno alla rete tramviaria orientale) e la preziosità delle piste ciclabili. Mi colpisce ancora dopo tanti anni il massiccio lavoro di ristrutturazione che è stato realizzato soprattutto nei quartieri orientali. Ricordo la Prenzlauer Berg del 1980 con le case che cadevano a pezzi e rischiavano l’abbattimento. Con l’amico Ossi avevamo “salvato” piastrelle art déco da un androne prima della demolizione di una casa. La quantità di gru che da decenni marcano lo skyline berlinese mi sembra sia il segno più evidente del divenire che non abbandona mai la città, nel bene e nel meno bene. Mi manca il profumo di carbone delle notti invernali. Forse un poco di Ostalgie la provo anch’io, ma temo sia una poco razionale conseguenza dell’età…».

Vagabondare a Mollica

Gian Piero Piretto con Vagabondare a Berlino

Vagabondare a Berlino

Itinerari eccentrici tra presente e passato

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