Prima volta al Club der Visionäre di Berlino: 3 errori banali che hai commesso di sicuro

Il Club der Visionäre, uno dei club più amati di Berlino. E anche uno dei più belli.

Situato tra Kreuzberg e Treptower Park, il club colpisce per la sua posizione. Il locale, infatti, si affaccia direttamente sulla Sprea. Noi ci siamo stati e vi raccontiamo come è andata.

Una serata al Club der Visionäre

Ore 23:00. Carlo si presenta fulmineo all’ostello dove ho appena lasciato i bagagli. È un amico musicista. «Dai, ti porto in un bel posto», mi fa. Non ho la bici. «Vedi questa», mi dice indicando un vecchio modello olandese a ruota ampia, «Ecco, una di queste ti serve o sei fregata qui a Berlino!». Sì, capito, ma sono pressoché appena scesa dall’aereo e manco capisco dove sto. Ho solo un vago piano in mente. Vago e seducente. Vivere un posto nuovo, migliorare il tedesco e soprattutto, fuggire dall’afa veneziana d’agosto. Di queste aspirazioni, l’ultima risulterà una mission impossible. «Ecco, quello è il posto!», dice Carlo. Una specie di casupola ricoperta di edera e murales che scoppietta di luci piroettanti. Visto che, appunto, non ho la bici, lo abbiamo raggiunto dopo un’estenuante camminata (sarà stata un’ora?) dall’ostello, attraversando Warschauer Strasse, passando per Alt-Treptow, fin sulle rive di un canale sulla Sprea. Attraversiamo uno dei ponti sul grande fiume. Sopra c’è un cielo chiarissimo, nonostante sia ormai mezzanotte. L’aria è ancora fresca. Siamo al Club der Visionäre, uno dei locali più amati di Berlino.

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Il dress code

All’ingresso Carlo mi squadra dalla testa ai piedi. «Sei vestita troppo bene». «Scusa?». «Sì, troppo bene». Non capisco. Poi mi guardo intorno. Ed ecco che realizzo. «Vale, sei a Berlino. Svegliati, annusa e guarda meglio». Berlino la mangi con gli occhi. Sa di cibo cucinato in fretta tra una festa e l’altra, tanto unto, poco sale, birra mentre cammini. Qui il casual è da prendere alla lettera: cose-a-caso-dall’armadio. Come l’India ti stona di colori e luccichii, Berlino ti frastorna per l’assoluta, totale, irresistibile casualità semi-trasandata dell’abbigliamento delle persone. Ma è proprio questo che ti fa star bene: qui ci si sveste di abitudini e cliché. Non c’è uno stile uniforme, caratteristico, ricercato. E va benone che non ci sia. È una babele di apparenze accomunate dal principio del chissenefrega totale. È una sorta di non stile nello stile, una rilassatezza che risponde al mondo sorridendo.

Il tedesco

Torno a guardare Carlo. Lui, altro che rilassato, è tesissimo! Vuole entrare a tutti i costi nel locale perché suona un musicista che gli piace. E il mio abbigliamento lo turba. Mi guardo dallo sterno in giù: maglietta color sabbia in tinta con le scarpe, scamosciate col tacco. Pantaloni neri di cotone. Stirati. Cos’ho che non va? Appunto. In tinta e col tacco non è il caso. Stirati poi è una bestemmia. «Ma come è possibil…». «Sssht! E non parlare italiano! Sei vestita bene e parli italiano, cazzo, vuoi che non ci facciano entrare?!?». Carlo parla con un adorabile, inconfondibile accento cileno. Ma non ora: ora tace perché è il nostro turno alla porta.

Incontro lo sguardo sospettoso del bouncer che seleziona all’ingresso. Uno sguardo contornato da circa cento chili e da piercing e tatuaggi. Tu sì – tu no, due domande a caso. Rispondo alle mie parlando un tedesco abbastanza buono da rassicurare lo sguardo coi piercing e farci passare entrambi, nonostante il mio criticabile buon gusto retro italiano. «Per fortuna che parli il tedesco, sennò non entravamo». Carlo tira un sospiro di sollievo. Sì è vero, Berlino è multiculturale, ma sei comunque in Germania. Non bisogna dimenticarlo. Il Visionäre, in una serata d’estate, è bellissimo: buona musica e ambiente rilassante, perfetto per farsi un drink all’aperto sulla terrazza lungo il fiume. È agosto ma un temporale scroscia improvviso, la gente continua a ballare anche sotto la pioggia. Ricapitolando la mia prima serata al Club der Visionäre, e a Berlino in generale, ho capito che qui sono almeno tre gli errori che sicuramente non devi fare.

Attendere troppo per procurarsi una bici

È vero che non ci sono molte piste ciclabili in Italia, ahimè, quindi qui magari non ci pensi subito alla bici… ma prendila, fanno mercatini second hand dedicati. Per quanto i mezzi arrivino ovunque, godersi le strade d’estate (ma anche d’inverno, se le temperature non sono glaciali) in sella a una bici, nuova di zecca o vecchia che sia, è un’emozione da non farsi sfuggire per nulla al mondo. Quando poi l’avrai, dirai: «Mai più senza».

Fare casino quando si è in fila e non parlare nemmeno una parola di tedesco

La caciara tipica dell’italiano che ride scherza, gesticola, è un’arma a doppio taglio: risultiamo simpatici, ma spesso pure molesti, specie se ubriachi e a caccia d’avventure: ti capiterà di notare che, per questo motivo, è raro che facciano entrare gruppi interi di “latini”, specie se solo uomini. Sanno di branco, e non va bene. Non che nel resto del mondo siano santi, ma i focosi latini sono tenuti a bada con la selezione preventiva all’ingresso. Per il cliente può suonare razzista, per il gestore è cinica statistica che semplifica il lavoro. Più semplice entrare da single, in coppia o a piccoli gruppi. Comunque in generale meglio se non ti scalmani e impari un pochino di tedesco.

Vestirsi troppo “bene”

Abbiamo capito che l’eleganza classica è poco apprezzata, quindi le giacche e le cravatte seppelliscile pure. Poi indossa il pigiama o la prima cosa che ti capita a tiro e esci. A questi 3 errori banali, che una neofita italiano come me commette di sicuro, aggiungo una nota: sii indipendente e respira la città con calma. Berlino si nasconde agli snob, ai giudizi facili e agli spiriti poco creativi. Ad ogni modo, quella del Visionäre è stata una bella serata. Carlo si dilegua senza accompagnarmi con la migliore delle scuse: «Oh, è quasi l’alba, accidenti, devo produrre, ho idee, vado a registrare. Tu prendi taxi oggi. E fatti una bici».

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Immagine di copertina: © Club der Visionäre – Nacho Pintos

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