Berlinale, perché il film sulla strage di Breivik ad Utøya è da Orso d’oro

Alla 68esima Berlinale il film norvegese Utøya, July 22 racconta del massacro commesso dall’estremista di destra Anders Breivik il 22 luglio 2011 sull’isola di Utøya, a nord di Oslo.

Il contributo norvegese in concorso alla Berlinale 2018 si intitola Utøya, July 22, un film diretto dal regista Erik Poppe che già nel 2017 presentò la sua pellicola The King’s Choice alla kermesse berlinese. Se The King’s Choice tematizzava un episodio storico verificatosi nella Seconda guerra mondiale, Utøya, July 22 sceglie di concentrarsi su un evento drammatico recente che scosse e continua a scuotere ancora oggi la pacifica Norvegia, ovvero il massacro commesso da Anders Breivik il 22 luglio 2011 sull’isola di Utøya durante un campeggio dei giovani laburisti norvegesi. Nell’attacco morirono 69 ragazzi e ne vennero feriti 110, di cui 55 gravemente. Basato sulle testimonianze dei superstiti della strage, il film non punta tanto a comprendere o a spiegare i fatti di quel 22 luglio, quanto a trasmettere l’angoscia e la paura delle vittime del massacro e a far riflettere lo spettatore sulle conseguenze di questo drammatico, ma purtroppo non isolato evento.

La trama

Insieme ad altri amici Kaja prende parte al campeggio dei laburisti sull’isola di Utøya, mentre a Oslo una bomba esplode al palazzo del governo. La notizia di quello che inizia a profilarsi come un attentato li raggiunge, ma senza turbarli più di tanto. La protagonista ne parla al telefono con la madre, la rassicura, poi bisticcia con la sorella più giovane e infine si unisce ai coetanei per quella che dovrebbe diventare una festicciola. Ben presto i ragazzi iniziano a udire i primi spari, che si fanno sempre più vicini e sembrano provenire da tutte le direzioni. Nel giro di pochi secondi si scatena il caos: senza sapere cosa stia succedendo, tutti iniziano a scappare in preda al panico, corrono in maniera disordinata, si buttano a terra nella speranza di nascondersi, piangono, urlano, provano invano a mettersi in contatto con la polizia, telefonano ai genitori in lacrime. Nel frattempo inizia a diffondersi la notizia che sia la polizia stessa a sparare alle persone (questo perché l’attentatore indossava un’uniforme simile a quella delle forze dell’ordine), il che non fa che disorientare ulteriormente i ragazzi che non sanno più dove fuggire né a chi chiedere aiuto. Disperata perché non riesce a trovare la sorella Emilia, Kaja torna al campeggio rischiando di venire uccisa, ma lì Emilia non c’è. Al suo posto trova un bimbo sotto shock che Kaja invita a correre nella foresta e a nascondersi. Poco dopo tenta di soccorrere una ragazza ferita che le morirà accanto. Kaja riprende la fuga, poi si nasconde di nuovo, ma non riesce a smettere di pensare a come ritrovare la sorella Emilia.

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Utøya, July 22 Competition 2018 NOR 2018 by: Erik Poppe Andrea Berntzen © Agnete Brun

Una potente riproduzione della strage di Utøya

Utøya, July 22 si apre con immagini di repertorio dell’esplosione al Palazzo del Governo norvegese il 22 luglio 2011, esplosione con cui Breivik tentò di distrarre le forze dell’ordine prima di rivolgersi al suo vero obiettivo, il campeggio dei giovani laburisti sull’isola di Utøya. Dopo un paio di minuti inizia il piano sequenza che durerà per il resto del film (88 minuti) e che seguirà una delle ragazze sull’isola a partire dagli attimi appena precedenti all’attacco fino all’intervento della polizia.

Nel film la fuga dei ragazzi dagli spari dell’attentatore dura 72 minuti, esattamente quanto durò la strage nella realtà. L’elegante piano sequenza impiegato da Poppe in Utøya, July 22 riesce a trasmettere con incredibile forza l’angoscia e la paura delle vittime. Il film si concentra esclusivamente su di loro e sulla loro prospettiva: la figura della protagonista e quelle degli altri personaggi sono inventate, ma le dinamiche dell’accaduto vengono fedelmente ricostruite e riprodotte sulla base dei racconti dei superstiti; l’attentatore non viene mai mostrato se non parzialmente verso la fine e nemmeno nominato nelle didascalie di chiusura. Questa scelta di focus e la decisione di escludere immagini troppo cruente consentono a Poppe di evitare qualsiasi patetismo e di veicolare in maniera estremamente efficace il significato del tipo di paura provato dalle vittime di un attentato, ovvero della paura dell’ignoto. «Alla luce del rifiorire dei neofascismi e dell’estremismo di destra in Europa, è necessario tematizzare ciò che successe su Utøya qualche anno fa» ha dichiarato il regista in conferenza stampa. Utøya, July 22 è un film in grado di far venire la pelle d’oca allo spettatore che vede, sente e vive insieme a Kaja e agli altri ragazzi ciò che sta accadendo sull’isola, provando una sensazione di terrore legata a ciò che non si vede, ma che è presente anche se non si sa esattamente dove, qualcosa che non si conosce razionalmente e che non ha senso tentare di comprendere. Poppe è riuscito ad aggirare tutti i rischi che la realizzazione di un film del genere poteva portare con sé, a partire dal patetismo fino all’eccesso di retorica: il risultato è un film dalla forza e dal peso storico straordinari che non potrà non accaparrarsi un riconoscimento, forse proprio l’Orso d’oro, in questa Berlinale 2018.

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Foto di copertina: Utøya, July 22 Competition 2018 NOR 2018 by: Erik Poppe Andrea Berntzen © Agnete Brun

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