Germania come gli USA: deportati alcuni dei manifestanti pro Gaza
Le autorità hanno ordinato la deportazione di quattro manifestanti pro-Palestina, ma il dibattito è ancora aperto sulla legittimità degli atti
Quattro manifestanti pro-Palestina residenti in Germania sono attualmente a rischio deportazione. Si tratta di Cooper Longbottom, Kasia Wlaszczyk, Shane O’Brien, e Roberta Murray, rispettivamente di nazionalità statunitense, polacca e irlandese. Il rimpatrio risulta essere particolarmente oneroso per Longbottom, a cui sarebbe poi impedito rientrare nella zona Schengen per due anni, e Wlaszczyk, che ha lasciato la Polonia all’età di 10 anni.
Le autorità giustificano l’ordine di deportazione sulla base degli avvenimenti di alcune proteste, tra cui l’ostruzione di un arresto, il supporto ad Hamas e la partecipazione a dei cori proibiti dalla legge. Le prove, tuttavia, sembrano scarseggiare e l’ordine di espulsione sembra essere frutto di una pressione politica.
Nelle vicende di questi quattro casi si trovano dei paralleli con il comportamento dell’attuale amministrazione americana nei confronti dei manifestanti pro-Palestina. L’esempio lampante è quello del siriano Mahmoud Khalil, studente alla Columbia University a cui hanno minacciato la deportazione.
Legalità e ragion di Stato a confronto
Secondo il diritto migratorio tedesco, le autorità non hanno bisogno di una condanna penale per ordinare una deportazione. Tuttavia, le motivazioni devono essere proporzionali alla severità della deportazione, per cui fattori come la separazione dalla famiglia o la perdita dell’attività economica possono entrare in gioco.
Uno scambio di email mostra la pressione politica dietro a tali ordini di deportazione. Di fronte alla richiesta da parte del Ministero degli Interni del Senato di Berlino dell’ordine firmato, Silke Buhlmann, responsabile della prevenzione del crimine e del rimpatrio presso l’Agenzia per l’immigrazione, ha sollevato obiezioni. Buhlmann, infatti, ha avvertito che la base legale per revocare la libertà di movimento dei tre cittadini europei è insufficiente, e che deportarli sarebbe illegale. Non ci sono peraltro condanne penali che qualifichino i tre come una minaccia sufficientemente seria e attuale all’ordine pubblico. Il funzionario del Senato di Berlino Christian Oestmann, tuttavia, ha rapidamente annullato l’obiezione.
Alexander Gorski, l’avvocato difensore di due dei protestanti specializzato in migrazione, ha detto:
La polizia ha detto che i nostri clienti hanno partecipato nello sforzo di occupare l’Università. […] Tuttavia, la polizia non ha passato il fascicolo al Pubblico Ministero. Non ci è stato permesso l’accesso ai fascicoli.
Le accuse riguardano gli avvenimenti di alcune proteste, tra cui un sit-in alla stazione centrale di Berlino, un blocco stradale, e l’occupazione di un edificio della Freie Universität Berlin. In particolare, nelle vicende dell’occupazione, si sono verificati dei danneggiamenti alla proprietà e l’ostruzione di un arresto. Nessuno dei protestanti, tuttavia, è accusato di atti precisi, e l’ordine di deportazione cita semplicemente il sospetto che abbiano preso parte a un’azione di gruppo.
O’Brien, uno dei cittadini irlandesi, affronta l’accusa di aver chiamato fascista un poliziotto, ma una corte penale l’ha assolto. Le autorità accusano anche tutti e quattro di aver urlato slogan antisemiti e anti-Israele, anche se non sono precisati quali, e di supportare Hamas, di cui non ci sono prove.
L’avvocato Gorski, inoltre, ha detto di non aver mai visto prima d’ora un caso di deportazione che utilizzasse, come motivo per la propria decisione, il concetto di ragion di Stato, l’idea che la sicurezza di Israele sia centrale nell’interesse nazionale tedesco.
Il profilo dei protestanti
I quattro protestanti hanno l’ordine di lasciare la Germania entro il 21 aprile 2025, o affronteranno la deportazione forzata. Il gruppo, in una dichiarazione congiunta, ha definito l’espulsione come parte di un tentativo di silenziare le voci pro-Palestina e il dissenso politico.
Ad affrontare le conseguenze più serie sarà Cooper Longbottom, 27enne proveniente da Seattle in procinto di finire la magistrale in diritti umani all’Università Alice Salomon. Longbottom, persona trans che vive a Berlino col partner di cittadinanza italiana, ha paura per il suo futuro, poiché potrebbe perdere la possibilità di entrare nella zona Schengen per due anni.
Non ho niente con cui ricominciare […] come persona trans, l’idea di tornare negli Stati Uniti adesso mi spaventa molto.
Kasia Wlaszczyk, 35enne polacco, ha espresso le sue preoccupazioni per il rimpatrio in Polonia, in cui non vive da 25 anni e che lo sradicherebbe dalla comunità costruita a Berlino. Secondo Wlaszczyk, le accuse di antisemitismo sono prevalentemente una tattica contro palestinesi, arabi e musulmani in Germania. Gli ordini di deportazione, per Wlaszczyk, riflettono l’uso intensificato di queste accuse contro chiunque sia solidale alla causa.
L’avvocato Gorski ha affermato che le fedine penali dei protestanti sono pulite, ma l’informazione non sembra entrare nella valutazione del governo di Berlino. Secondo Gorski, il caso dei quattro protestanti non è un fenomeno isolato, ma un test di prova per una repressione più ampia contro gli immigrati e gli attivisti.
Le deportazioni dagli Stati Uniti e le somiglianze con la Germania: una pura casualità?
Il caso tedesco presenta varie affinità con l’utilizzo che si fa negli Stati Uniti della deportazione, con l’obiettivo di sopprimere i movimenti. Sul tema, Alexander Gorski ha dichiarato:
Ciò che vediamo qui proviene direttamente dalla strategia dell’estrema destra […] Lo si nota negli Stati Uniti e in Germania pure: il dissenso politico è silenziato prendendo di mira lo status di migrante dei protestanti
Gli stessi quattro attivisti accusati hanno tracciato una comparazione tra il trattamento ricevuto e quello che l’amministrazione Trump riserba ai manifestanti. Un esempio è Mahmoud Khalil, siriano in possesso di green card e studente alla Columbia University. Khalil è stato incarcerato e minacciato con la deportazione per aver preso parte a manifestazioni pro-Palestina. Anche Gorski ha affermato di aver già incontrato palestinesi e arabi che, per simili motivi, hanno lo status di rifugiato e la residenza compromessi.
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