Germania, in un supermercato prezzi della carne variano in base all’inquinamento prodotto

Un supermercato tedesco sperimenta un sistema di prezzi che riflette il danno ambientale.

Dureranno una settimana i “prezzi impennati” di alcuni prodotti a marchio Penny ma non per colpa dell’inflazione. Il supermercato tedesco, infatti, ha deciso di iniziare una campagna di sensibilizzazione di una settimana. Il progetto consiste nel calcolare il “costo reale” necessario coprire i danni ambientali dei prodotti scelti.

Il prezzo rivela il vero costo dei prodotti animali

Il prezzo calcola una serie di fattori che incidono sull’inquinamento ambientale, di quei prodotti alimentari che graverebbero alla salute del consumatore.

La promozione durerà una settimana. Questa politica riguarda 2.150 negozi Penny in tutto il Paese ed è stato applicato a soli nove prodotti in vendita, tutti a marchio Penny.

Penny, per questo, progetto ha lavorato con l’Istituto di tecnologia di Norimberga e l’Università di Greifswald. Il supermercato ha, quindi, determinato i nuovi “costi reali“, aumentando i prezzi. Questi ultimi si basano su un calcolo che tiene conto di vari fattori: come la produzione dei nove alimenti danneggi il suolo, il clima, quanta Acqua è necessaria per la produzione e le conseguenze a lungo termine sulla salute del consumatore.

I prodotti specifici, inclusi nella campagna promozionale del supermercato, sono: Formaggio olandese Maasdamer, Mozzarelle, yogurt e wurstel. Di questi sono stati presi un prodotto bio e uno no. Il nono prodotto, incluso nella sperimentazione, è una versione vegana del tradizionale Cotoletta.

I cambiamenti nel dettaglio

Si punta a rivelare la differenza di “costo reale” tra prodotti biologici e non biologici, evidenziando la discrepanza tra prezzo effettivo e “costo reale”. Per la settimana in questione, il pacchetto da 300 g di Maasdamer di Penny, è aumentato da 2,49 euro a 4,84 euro e il pacchetto da 200 g di Maasdamer biologico da 2,19 a 3,70 euro.

Per il Maasdamer non biologico, la cifra è stata raggiunta aggiungendo 84 centesimi per le emissioni, come metano e CO2. 76 centesimi per i danni al suolo causati dall’agricoltura e dalla produzione di mangimi per animali. 63 centesimi per i pesticidi utilizzati e per l’impatto a lungo termine che hanno sulla salute degli agricoltori. 12 centesimi, invece, per il consumo di acqua.

Per i Wiener Würstchen l’aumento dei prezzi è stato netto. Una confezione da 400 g di Penny würstel è passata da 3,19 euro a 6,01 euro. Per 300 g di prodotto biologico, invece, da 3,29 a 5,36 euro.

La Cotoletta  vegana, venduta come parte della linea di prodotti vegani “Food for Future” in rapida espansione, il prezzo è aumentato solo del 5 percento, da 2,68 euro a 2,83.

Amelie Michalke, membro del team dell’Università di Greisfswald, ingegnere industriale ed esperta di sostenibilità, ha affermato che non è stato ancora possibile effettuare calcoli realistici dei “costi reali” su un gruppo più ampio di prodotti. Tuttavia, i ricercatori sperano che l’esperimento “ci darà un forte impulso e iniziare a considerare i prezzi dei generi alimentari in un modo che sia più facile da calcolare ed equo.”

I critici accusano di greenwashing il supermercato

Il capo di Penny, Stefan Görges, ha affermato che l’azienda spera che il programma “crei consapevolezza sui costi ambientali nascosti dei generi alimentari”. La speranza, inoltre, è che i prezzi dei prodotti inizino a riflettere effettivamente i costi ambientali

Il supermercato però non si salva dalle critiche. La direzione, infatti, è stata accusata di greenwashing. “La promozione del “costo reale” di Penny è principalmente un progetto di greenwashing realizzato a spese degli agricoltori”, ha dichiarato il segretario generale dell’Associazione tedesca degli agricoltori Bernhard Krüsken. Ha aggiunto anche che, il discount “ha poco interesse a prezzi equi”.

Ulteriori critiche sono arrivate da Foodwatch, un’organizzazione no-profit che opera in Germania, Austria, Francia e Olanda per rivelare informazioni sul cibo prodotto e consumato in Europa. L’organizzazione non è convinta dall’iniziativa di Penny, definendola “nient’altro che una gag delle pubbliche relazioni progettata per distrarre i clienti, mentre l’azienda abbassa al minimo i prezzi di altri prodotti dannosi per il clima”.

In germania cala il consumo di carne

L’iniziativa di Penny è, tutta via, lodevole ma non unica. Il consumo di carne in Germania è già diminuito considerevolmente. Il 2% della popolazione risulta vegana mentre i vegetariani hanno raggiunto il 10% della popolazione tedesca. Secondo i dati del Centro federale di informazione per l’agricoltura (Bzl)  si è calcolato un calo di 4,2 kg di carne media a persona procapite nell’anno 2022. Sicuramente ha contribuito un aumento consistente dei prezzi nell’ultimo anno. Si parla, infatti, di un +14,5% di euro. Secondo un recente studio pubblicato su Nature, i tedeschi, sarebbero favorevoli a una tassa sulla carne (un’ipotesi su cui si è discusso nel Paese) se questa fosse giustificata con la tutela del benessere animale, più che con la riduzione dell’impatto ambientale degli allevamenti.

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immagine: pixabay