Storia in breve della comunità vietnamita di Berlino

Berlino, si sa, è una città dall’anima multiculturale e al suo interno ospita persone da ogni parte del mondo, ma nella zona est è una comunità a spiccare tra le altre: quella vietnamita

Camminando per la città è impossibile non notare la differenza etnica tra i vari quartieri: a Neukölln si trovano ristoranti di hummus, halloumi e pasticcerie mediorientali, a Kreuzberg è famoso il mercato turco del martedì e venerdì, a Lichtenberg invece i vietnamiti rappresentano l’11.8% della popolazione ed è presente persino un asilo statale bilingue tedesco-vietnamita. A Berlino infatti vivono più di 20.000 vietnamiti, in particolare nel distretto di Lichtenberg, che ospita anche il Dong Xuan Center, il secondo mercato asiatico più grande d’Europa fondato nel 2003 da Nguyen Van Hien, arrivato dal Vietnam del Nord nel 1988. Ma perché così tanti vietnamiti si trovano a Berlino? Qual è la loro storia?

Dagli anni 60 alla fine degli anni 80

La storia che lega il Vietnam alla Germania risale ai tempi in cui entrambi i Paesi erano divisi in una zona comunista e una capitalista – nord e sud per il primo, est e ovest per la seconda. I primi giovani immigrati arrivarono tra la metà degli anni ’50 e gli anni ’60 per completare le scuole superiori e tornare in Vietnam una volta concluso il percorso, mentre tra gli anni ’60 e ’70 arrivarono anche molti tirocinanti o studenti universitari che decisero di fermarsi a Berlino grazie alle opportunità di lavoro. Poco dopo la fine della guerra del Vietnam, nel 1978 la città di Hannover in Germania accolse i primi boat people, ovvero coloro che erano fuggiti con varie imbarcazioni dal Vietnam verso altri Paesi. La copertura mediatica che ricevettero in Germania sensibilizzò l’opinione pubblica tedesca e il governo diede loro appoggio economico, permessi di soggiorno, corsi di lingua e accesso all’istruzione. La Germania Ovest accolse questi boat people, mentre la DDR nella Germania dell’est avviò un programma per assumere lavoratori temporanei (o lavoratori ospiti, gestarbeiter) e circa 70.000 vietnamiti riuscirono a stabilirvisi grazie a questi contratti. L’obiettivo non era però quello di integrazione, ma di dare un’accoglienza soltanto temporanea.

Dopo la caduta del muro

Dopo il 1989, molti dei lavoratori a contratto che si trovavano nella parte ovest decisero di rimanere a Berlino e aprire ristoranti o chioschi in città. Nonostante inizialmente la comunità vietnamita fu spesso vittima di aggressioni razziste, queste attività commerciali sempre più numerose contribuirono con il passare del tempo ad una maggiore integrazione e ad una visione positiva della loro presenza nel territorio berlinese. Nella parte est, invece, a partire dagli anni Novanta la presenza di diverse gang criminali di individui senza permesso di soggiorno ha contribuito ad una percezione di pericolo legata ad uno stereotipo fisico vietnamita particolarmente riconoscibile.

La comunità vietnamita oggi

La percezione della comunità vietnamita è cambiata molto dagli anni Novanta: oggi si parla di “miracolo vietnamita” a Berlino per i successi nel campo dell’istruzione da parte di studenti che superano la media tedesca, e i maggiori lavori di cura per gli anziani vedono impiegato personale di origine vietnamita. Sebbene il quartiere con la maggioranza di popolazione vietnamita rimanga Lichtenberg, anche Berlino Ovest ha la sua Little Asia in Kantstraße, anche se qui i ristoranti tendono a mischiare la cucina vietnamita con quella thailandese, cinese e giapponese.

Le informazioni presenti su questo articolo fanno riferimento a “Una Little Vietnam a Berlino” di Alisa Anh Kotmair, contenuto in “The passenger – Berlino” edito da Iperborea.

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Immagine di copertina: Vietnam – Comunità vietnamita Foto di NguyenDo da Pixabay