A Berlino la più grande retrospettiva mai dedicata all’artista Peter Friedl

Una mostra nei sotterranei della Kunst-Werke a Berlino offre la grandiosa retrospettiva di sei decenni di lavoro dell’artista contemporaneo Peter Friedl, maggior rappresentante della corrente artistica concettuale.

Per chi non lo conoscesse, Peter Friedl, nato nel 1960 a Oberneukirchen in Austria e residente ormai da diversi anni a Berlino, rappresenta oggigiorno uno dei maggiori artisti della sua generazione. Le sue opere possono essere assegnate all’arte concettuale e, sebbene i suoi temi siano quasi esclusivamente politici, l’artista rifiuta qualsiasi posizione diretta riguardo le questioni trattate, avvalendosi del mezzo dell’ironia per mantenere un pacifico distacco.

Friedl lasciò l’Austria a ventidue anni e fece il suo ingresso nel mondo dell’arte nel 1997 con le opere Kino e Dummy. La prima consisteva nell’affiggere le lettere della parola “cinema” (“Kino”) alle pareti della sala espositiva presso Friedrichsplatz; la seconda, più particolare, vedeva lo stesso Friedl intento a prendere letteralmente a calci un distributore automatico di sigarette malfunzionante e, successivamente, lo stesso artista veniva preso a sua volta a calci da un drogato dopo un tentativo di scippo fallito.

Peter Friedl "Dummy" (video ancora), 1997; esposto a Documenta X

Peter Friedl “Dummy” (video ancora), 1997; esposto a Documenta X

 

La retrospettiva dell’artista allestita alla Berliner Kunst-Werke riunisce le opere di sei decenni e si intitola significativamente Report 1964 – 2022″. Il titolo allude infatti all’installazione video “Report” presentata da Peter Friedl ad Atene in occasione della quattordicesima Documenta. I Documenta sono cicli di mostre d’arte contemporanea di importanza internazionale che si svolgono ogni cinque anni e durano cento giorni, durante i quali gli artisti espongono le loro opere. Il primo di questi cicli di mostre ebbe luogo nel 1955 per iniziativa dell’eclettico artista Arnold Bode.

Il titolo della retrospettiva e il legame con l’opera di Franz Kafka.

L’installazione video “Report” presentata da Peter Friedl ad Atene per la quattordicesima Documenta è oggi al centro della retrospettiva dell’autore nei sotterranei della Kunst-Werke. Friedl si servì in quel caso del Teatro Nazionale di Atene svuotato di scenografia e limitato alle sole muraglie, sul cui palcoscenico venticinque attori dovevano recitare, uno dopo l’altro, brani tratti dal celebre testo di Franz Kafka “Ein Bericht fur eine Akademie” (“Una relazione per un’Accademia”), scritto nel 1917.

Il testo di Kafka è narrato in prima persona da una scimmia che, catturata e trasportata in gabbia su una nave dalla giungla africana fino in Europa, riesce con l’imitazione ad imparare linguaggio e comportamenti umani al fine di riguadagnare la libertà. Il racconto dello scrittore boemo affronta, sotto forma di parabola della trasformazione umana della scimmia, la difficile assimilazione ebraica. Friedl se ne ispira e la riutilizza per mettere in scena un resoconto della vita dei migranti: gli oratori del progetto “Report”, apparentemente persone comuni, hanno alle loro spalle un faticoso e doloroso background migratorio e recitano i loro brani nella loro lingua madre. Questa dunque la base comune fra l’opera di Kafka e quella di Friedl: il parlare politico di stranieri in una cultura per loro altrettanto straniera.

Peter Friedl "Report" (Filmstill), 2016; documenta 14

Peter Friedl “Report” (Filmstill), 2016; documenta 14

Altre opere di Peter Friedl esposte in occasione della retropettiva nella Kunst-Werke.

Fra le numerose opere di Peter Friedl altrettanto interessanti offerte al pubblico in questa grande retrospettiva dedicata all’autore, spicca il lavoro intitolato “The Dramatist”, realizzato nel 2013. Quattro burattini appesi con fili al soffitto e accostati l’uno all’altro rappresentano personaggi importanti della storia vissuti in epoche diverse e distanti fra loro ma tutte caratterizzate da gravi sconvolgimenti politici. Tali personalità sono: “John” Chavafambria, l’indovino africano che divenne noto come “Black Hamlet” all’inizio del XX secolo, Henry Ford, fondatore dell’omonima casa automobilistica, Julia Schucht, moglie del filosofo Antonio Gramsci, e Toussaint Louvertue, leader nella rivoluzione di Haiti nel 1791. Questo insieme scultoreo formato da quattro marionette fatte a mano, tutte della stessa altezza e tutte rivolte nella stessa direzione, rappresenta l’unità, nella differenza, di persone che hanno avuto con le loro vite e le loro azioni impatti diversi ma ugualmente importanti nello sviluppo della storia moderna.

Peter Friedl "The Dramatist (Black Hamlet, Crazy Henry, Giulia, Toussaint)", 2013

Peter Friedl “The Dramatist (Black Hamlet, Crazy Henry, Giulia, Toussaint)”, 2013

 

Alla volontà da parte dell’autore di minimizzare e spopolare i formati mainstream va fatto risalire invece il lavoro realizzato da Friedl nel 2002 e nominato “King Kong”. L’opera si presenta come un video musicale con il cantautore Daniel Johnston, rinomato musicista anticonformista, che esegue la sua canzone intitolata appunto “King kong” (1983), nella quale racconta la storia del personaggio mostruoso della scimmia nel film con lo stesso nome. Nel video il cantante si esibisce circondato da bambini in un’atmosfera festosa nell’ex quartiere Sophiatown si Johannesburg. Questo quartiere è infatti da una parte il teatro del musical “King Kong” (1958), storia del destino di un pugile sudafricano, dall’altra il quartiere è stato sottoposto ad un progressivo cambiamento socioculturale forzato durante il regime dell’apartheid con reinsediamenti forzati. Guardare la storia da punti di vista diversi e finora rimasti ignoti, anche questo è tipico dell’eccentrica arte minore di Peter Friedl.

Peter Friedl – Report 1964–2022

Fino al 1 maggio 2022

Kunst-Werke Berlin, Auguststraße 69

Mercoledì-Lunedì: 11:00 – 19:00

Giovedì: 11:00 – 21.00

Biglietti disponibili a questo link

 

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 Immagine di copertina: Opera di Peter Friedl – Screenshot da Youtube