Campi d'internamento americani -seconda guerra mondiale CC BY-SA 3.0 da Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Internment_of_German_Americans#/media/File:German_American_internment_sites_during_World_War_II.jpg

La difficile vita dei tedeschi negli USA negli anni ’40

Le ombre della guerra: i tedeschi negli USA durante la Seconda guerra mondiale e le accuse di filonazismo

Durante la Seconda guerra mondiale, la Germania era considerata dagli americani un nemico pericoloso. Una tale visione era comprensibile considerando il diretto coinvolgimento tedesco negli eventi che portarono allo scoppio di entrambi i conflitti mondiali. Gli scenari tragici, diffusi dai media statunitensi, contribuirono ad alimentare una percezione pubblica distorta di un crescente sentimento filonazista tra i cittadini tedeschi in America. A causa di questa mentalità anti-tedesca, durante gli anni della guerra e nel periodo postbellico, la lealtà dei tedeschi-americani venne messa in discussione. Durante il secondo conflitto mondiale episodi di esclusione, persecuzione e l’internamento dei tedeschi-americani, sebbene non fossero così frequenti come quelli registrati durante la prima guerra mondiale, ebbero un impatto significativo sulla comunità tedesco-americana.

I tedeschi negli USA: Germania di Hitler o Stati Uniti?

Come la maggior parte degli americani, la maggioranza dei tedeschi-americani trovava l’ideologia nazista ripugnante. Tuttavia, alcuni tedeschi-americani supportavano il regime nazista. Pur non condividendone a pieno l’ideologia, in quanto nazionalisti entusiasti, orgogliosi della loro patria, approvavano i tentativi dei nazisti di ricostruire la nazione e aumentare il suo prestigio dopo un decennio di umiliante confusione. Molti tedeschi-americani erano invece indifferenti ai nazisti. Questi cittadini tendevano ad essere ben assimilati nella cultura americana. Sebbene mantenessero abitudini culinarie e legami culturali e linguistici con la Germania, la loro devozione alla madrepatria non si estendeva alle questioni politiche. Il loro amore per la Germania aveva poco o niente a che fare con la politica estera, l’imperialismo, l’antisemitismo, il pangermanesimo o altre idee e politiche naziste. Di conseguenza, spesso non davano rilevanza al tema del nazismo. Sfortunatamente, questo loro silenzio trasmetteva il messaggio sbagliato al grande pubblico americano. L’opinione pubblica americana interpretò la mancanza di reazione dei tedeschi-americani nei confronti dei nazisti come un implicito gesto di approvazione.

Nel 1938, con la guerra alle porte e le organizzazioni filonaziste americane all’apice della loro influenza, i tedeschi-americani furono chiamati ad esprimere pubblicamente la loro scelta: Germania di Hitler o Stati Uniti? La maggior parte dei tedeschi-americani si dichiarò non favorevole ai nazisti né tantomeno alla loro ideologia. Tuttavia, era anche presente una minoranza di autentici simpatizzanti nazisti.

I tedeschi americani e il nazismo durante gli anni ’30

Negli anni precedenti lo scoppio della Seconda guerra mondiale, tutte le persone di origine tedesca che vivevano all’estero vennero incoraggiate dal regime nazista a formare gruppi di cittadini con lo scopo di esaltare le “virtù tedesche” in tutto il mondo e promuovere cause utili agli obiettivi del partito nazista. L’Amerikadeutscher Volksbund, o German American Bund, fu fondata nel 1936 negli Stati Uniti come “un’organizzazione di patrioti americani di origini tedesche”. Il German American Bund gestiva circa 20 campi giovanili e di addestramento, e alla fine crebbe fino a raggiungere decine di migliaia di membri ripartiti tra 70 divisioni regionali in tutto il paese. Il 20 febbraio 1939, il German American Bund tenne una manifestazione di “americanizzazione” al Madison Square Garden di New York, condannando le cospirazioni ebraiche e l’operato del presidente Roosevelt. La manifestazione, a cui parteciparono 20.000 sostenitori, venne contestata da folle di antinazisti tenuti sotto controllo da 1.500 agenti della polizia di New York. All’inizio della Seconda guerra mondiale, nel 1939, il Bund tedesco-americano si sgretolò. Molti dei suoi beni furono sequestrati e il suo leader venne arrestato per appropriazione indebita e successivamente deportato in Germania.

L’internamento dei tedeschi negli USA

Il fenomeno dell’internamento dei tedeschi negli USA iniziò durante la Prima guerra mondiale e proseguì anche durante la Seconda. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti contavano una grande popolazione di origini tedesche. Tra i residenti registrati nel 1940 negli USA, più di 1,2 milioni di persone erano nate in Germania, 5 milioni avevano entrambi i genitori tedeschi e 6 milioni avevano un genitore di origine tedesca.

Subito dopo il bombardamento di Pearl Harbor, il presidente Roosevelt emise i proclami presidenziali 2525, 2526 e 2527 per autorizzare gli Stati Uniti a detenere i cosiddetti “nemici stranieri” considerati potenzialmente pericolosi. L’FBI e altre forze dell’ordine arrestarono migliaia di sospettati, molti dei quali di nazionalità tedesca. 1,296 cittadini statunitensi di origini tedesche, considerati potenziali collaboratori del regime nazista, vennero processati e in seguito detenuti. Per sfuggire ai campi di prigionia, molti tedeschi americanizzarono i loro nomi.

L’intero apparato politico-militare fece pressione sul presidente Roosevelt per perseguire una vigorosa politica di internamento. Poco dopo l’attacco a Pearl Harbor, Roosevelt disse al procuratore generale Francis Biddle di arrestare italiani e tedeschi: “non mi importa molto degli italiani. Molti di loro sono cantanti lirici, ma i tedeschi sono diversi: possono essere pericolosi”. In risposta, Biddle allargò la rete dei sospetti. L’unica persona vicina al presidente che si oppose fu Eleanor Roosevelt, la quale credeva che il caso contro gli immigrati fosse guidato dall’isteria del tempo di guerra.

Leggi anche: Americani? Più tedeschi degli stessi tedeschi

 

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Immagine di copertina: Campi d’internamento americani -seconda guerra mondiale
© CrystalCity1945 CC 3.0 da Wikipedia

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