Herr Bachmann e la sua classe, il bellissimo doc sul rapporto tra un insegnante e i suoi alunni che racconta la Germania

Un documentario che racconta il Paese di oggi e quello di domani, un grande affresco giustamente premiato con l’Orso d’argento alla Berlinale 2021

Nella classe del sig. Bachmann, un insegnante prossimo alla pensione, ci sono una quindicina di ragazzini tra i provenienti da una dozzina di Paesi diversi, tra cui anche l’Italia. Solo alcuni di loro parlano bene il tedesco e così, nonostante la differenza di età, alcuni hanno 12 anni, altri 14, si trovano tutti assieme in attesa di finire l’anno e iscriversi al successivo ciclo di studi. Ci troviamo a Stadtallendorf, cittadina di poco più di ventimila abitanti nell’Assia, 120 km a nord di Francoforte, un’area industriale da sempre terra di accoglienza per lavoratori stranieri un tempo chiamati semplicemente, e a volte anche dispregiativamente, gastarbeiter. I flussi migratori sono cambiati, sia nelle modalità che nelle dimensioni (un quarto degli abitanti del paese è musulmano), ma rimane costante l’importanza della scuola nel favorire quel processo di integrazione e comprensione reciproca che, partendo dalle giovani generazioni, si propone di traccia quel patto sociale necessario al futuro del Paese. Questo ruolo, così fondamentale, è incarnato alla perfezione del sig. Bachmann, non un insegnante, o meglio, non solo, ma un maestro inteso nel senso socratico della parola, ovvero che fa “nascere la verità dall’interlocutore”. Il documentario di Maria Speth, Premio della giuria al Festival di Berlino 2021, è costruito intorno alla sua carismatica figura. E, se si ha la possibilità, e il tempo (200 minuti) per guardarlo, è bene non lasciarselo sfuggire.

Herr Bachmann und seine Klasse e un lungo, ipnotico, racconto che nutre cervello e anima

C’è chi viene dalla Turchia, chi dalla Sardegna, chi da paesi dall’est Europa e chi dal Nord Africa: c’è davvero un po’ di tutto nella classe del sig. Bachmann. Il collante è una combinazione di due caratteristiche: l’età e l’essere in qualche modo stranieri in un Paese che, gradualmente, si dovrà imparare a sentire proprio e non solo perché comprendendone lingua, usi e costumi, ci si potrà costruire un futuro, ma anche perché mentre gli si va incontro anche quel Paese andrà incontro a loro. Non potrebbe essere altrimenti vista la sempre più alta percentuale di cittadini con origini straniere che lo compongono. Herr Bachmann li stimola a queste considerazioni e ad altre ancora. Punta sulla loro necessità di aiutarsi reciprocamente, a confrontarsi sulle relative difficoltà. Usa il collante delle esperienze comuni e della musica per offrirgli uno condiviso spazio di confronto e da lì costruire qualsiasi alta lezione necessaria alla loro crescita. Il metodo dell’insegnante e le immediate reazioni dei suoi studenti sono così interessanti, mai banali e sempre cariche di più livelli di lettura che alla regista basta piazzare la macchina da presa tra i banchi e operare un montaggio minimalista per esaltare la straordinaria ordinarietà della situazione. In quella classe, e forse in tante altre della Germania, c’è sia il mondo che sta fuori dalle mura della scuola che quello del futuro. E così le oltre tre ore di pellicola scorrono come un balsamo su cui adagiare tenerezza e piccole lacrime di commozione.

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