Due berlinesi hanno lanciato una simpatica campagna contro chi si siede con le gambe larghe sui mezzi

Riot Pant Project, la rivolta fashion di due studentesse berlinesi

L’idea è nata da due studentesse di Fashion and Graphic Design dell’Universität der Künste di Berlino, Mina Bonakdar ed Elena Buscaino, quest’ultima di origini italiane. Il progetto è una rivolta contro il cosiddetto “manspreading”, un concetto che indica la pratica degli uomini di tenere le gambe distese occupando più spazio del dovuto sui mezzi di trasporto pubblico. Il Riot Pant Project consiste nella stampa di messaggi come “Give Us Space”, “Stop Spread” e “Toxic Masculinity” sulla zona inguinale dei pantaloni.

 

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Il significato degli slogan e le critiche

Al Yeoja Magazine, Mina spiega che questi tre slogan esprimono perfettamente il messaggio che vogliono mandare alla società. Con “Stop spreading” si chiede agli uomini di smettere di divaricare le gambe e si ricollega al secondo slogan “Give us space”, ovvero “lasciateci spazio”, inteso sia come spazio fisico che come spazio sociale. Infine “Toxic Masculinity” indica questo atteggiamento nel complesso, “la mascolinità tossica”. Gli slogan sono stati posizionati nella zona inguinale dei pantaloni per seguire un processo di copertura-rivelazione: aprendo le gambe, chi indossa i pantaloni può scegliere di far vedere agli altri il messaggio, rendendosi vulnerabile al giudizio altrui; mantenendo le gambe chiuse, invece, si può nascondere il messaggio nel caso in cui chi indossa i jeans non voglia esporsi in quel momento. E, parlando di vulnerabilità, naturalmente non sono mancate le critiche. Come riporta il Berliner Zeitung, una critica che gli viene rivolta è quella di occuparsi di un problema ben minore rispetto ad altri più importanti, facendo perdere la credibilità al femminismo attraverso battaglie inutili. Ma a questa critica Elena risponde: «Un problema non nega un altro» e parla del progetto come il pezzo di un puzzle, un femminismo in scala ridotta.

 

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L’ispirazione nata tra i banchi dell’Università da un credo in comune: il femminismo

Le due studentesse si sono conosciute all’Università nel 2019 durante un progetto che prevedeva la creazione di una collezione. Mina ed Elena si sono ritrovate a svolgere questo progetto universitario insieme, scoprendo di avere molte cose in comune. «Abbiamo lavorato sul tema del matrimonio e delle relazioni.» dice Elena nell’intervista per Yeoja Magazine. In quel periodo avevano già sviluppato l’idea del Riot Pant Project, ma non andarono fino in fondo. Nell’estate dello stesso anno, Mina propose ad Elena di riprendere quell’idea e svilupparla. L’idea è nata da un pensiero specifico: le posture dei nostri corpi possono inviare dei messaggi che altrimenti sarebbero nascosti. Attraverso la postura questi messaggi, invece, diventano visibili. Mina ed Elena avevano già discusso su temi femministi, arrivando a trattare il concetto del manspreading. Il Berliner Zeitung riporta che fin ora hanno venduto fino a 200 paia di jeans e stanno lavorando alla creazione di un loro sito web.

 

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Immagine di copertina: Riot Pant Project Screenshot da Youtube

 

 

 

 

 

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