Terezin, il “finto” campo di concentramento creato da Hitler per prendere in giro il mondo

Come e perché è nato il “finto” campo di concentramento creato da Hitler a Terezin

Terezin, meglio nota come Theresinstadt, è una città-fortezza situata a 60 km da Praga e fatta costruire da Maria Teresa d’Austria, da cui ha preso in seguito il nome. L’entrata della città nella storia del nazismo risale al 1941, quando le SS avevano già avviato le deportazioni degli ebrei a est, mentre alcuni di coloro che rimanevano su suolo tedesco venivano invitati a stipulare dei contratti. Come raccontato nel documentario “Verità nascoste” del programma Rai “La Grande storia”, in cambio della cessione di tutti i loro averi a un fondo delle SS gestito da Eichmann, potevano ottenere un vitalizio e un appartamento nella cittadina termale di Terezin. Alcuni degli alloggi, si diceva, avevano la vista sul lago, e i treni utilizzati per la deportazione erano dotati di sedili imbottiti, provviste di cibo e medicinali. Ma la realtà era molto diversa da quanto scritto sul contratto: era un campo di concentramento ben lontano dall’immagine di soggiorno termale che ne dava il regime.

Un campo di concentramento e una vetrina per il mondo

Terzin non è stato, però, solo un campo di concentramento, ma un vero e proprio set cinematografico a cielo aperto. Serviva infatti come strumento di propaganda e come immagine da mostrare al mondo intero: l’intento era di nascondere le brutalità della Shoà dietro le immagini di orchestre musicali, partite di calcio e degli “abitanti” di Terezin seduti al caffè o impegnati in altre attività. L’intera struttura era progettata a questo scopo. C’erano biblioteche, ma a nessuno era permesso entrare; c’erano negozi, ma dovevano essere aperti solamente nei momenti di riprese; e c’era una banca che produceva denaro con cui non era tuttavia permesso comprare nulla. Anche il trattamento dei deportati era influenzato dalla presenza delle cineprese: se normalmente all’arrivo del treno ad accoglierli erano le bastonate, dopo il ciack potevano essere invece serviti dai facchini. Persino i deportati furono selezionati: non a caso, infatti, erano tutti i personaggi più in vista del Reich, capaci di inscenare spettacoli sia per le riprese che per le eventuali ispezioni. Risulta così chiaro il motivo per cui nei documenti della riunione organizzativa delle SS tenutasi a Wansee fosse citato solo il campo di Theresinstadt.

Scena tratta dal film “Theresienstadt. Ein Dokumentarfilm aus dem jüdischen Siedlungsgebiet”

Il campo di concentramento oggi

Oggi, entrando nel campo, si attraversa un viale alberato per arrivare subito ai due campi di rose, uno con una grande Stella di David e l’altro con una croce in legno. Nel mezzo si trovano poco più di 2000 tombe, molte delle quali senza nome. Non tutti i deportati morti nel campo e ritrovati nelle fosse comuni sono, infatti, stati riconosciuti. Arrivati in un grande cortile si vedono le finestre delle abitazioni in cui all’epoca alloggiavano gli ufficiali dell’esercito. Altre aree dislocate comprendono il museo del ghetto, la caserma Magdeburg, il crematorio e due fortezze. All’entrata del campo è riportata la solita scritta: “Arbeit macht frei”. Oggi Terezin è un luogo della memoria, visitabile per conto proprio o attraverso tour guidati. L’ingresso costa 180 CZK, circa 7,10€.

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Immagine di copertina: Screenshot da Youtube

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