Miliardi di euro spariti chissà dove e un manager in piena scalata al successo, ecco la ricetta perfetta per creare uno scandalo finanziario

Lo scandalo di Wirecard sta scuotendo la Germania e il mondo intero, ma andiamo per ordine.

Wirecard è un azienda tedesca che opera a livello mondiale con tecnologie e servizi finanziari, una sorta di PayPal tedesca che muoveva diversi miliardi di euro in tutto il mondo. La stessa forniva la tecnologia alla base del funzionamento di diverse carte di credito o prepagate, magari le stesse che usate per giocare o fare acquisti online. Proprio per questo è sempre consigliabile effettuare acquisti online con carte o conti online affidabili. Uno di questi è sicuramente il famoso Paypal, è possibile per esempio consultare una lista di casino online con Paypal sicuri e certificati AAMS, su pagine come queste. Gli stessi store online, almeno la maggior parte, accettano pagamenti sicuri con Paypal. La stessa eBay ha utilizzato fin da subito il famoso metodo di pagamento per evitare truffe e frodi dai venditori online. Detto questo torniamo alla sfondalo che ha colpito una parte del sistema finanziario tedesco.

Tutta la verità sullo scandalo Wirecard

Tutto è iniziato qualche mese fa, quando la società di revisione Ernst & Young ha scoperto la frode. Impossibilitati a chiudere il bilancio del 2019 per l’ennesima volta in mancanza dei dati di due conti asiatici i contabili sono riusciti a mettersi in contatto con la sede della banca centrale delle Filippine. Il risultato del confronto è stato sconcertante, non solo i contanti non c’erano, ma in realtà si è scoperto non essere mai stati depositati. Da qui quello che prima era solo un timore è diventato la pura realtà, la frode era ormai certa.

Le conseguenze della frode

Alcune teste sono subito saltate, il CEO di Wirecard Markus Braun è stato il primo a pagare, i procuratori di Monaco di Baviera lo hanno subito arrestato con l’accusa di aver truccato i conti della sua società e di aver manipolato il mercato falsificando i proventi delle transazioni con acquirenti terzi. Tuttavia successivamente è stato rilasciato per aver pagato la cauzione di ben 5 milioni di euro.

Braun è stato CEO di Wirecard per ben 18 anni, ha portato la società al successo andando a competere perfino con Paypal per quantità di capitalizzazione con più di 20 sedi sparse per il mondo e 5 mila dipendenti. l’azienda è passata da clienti come siti porno e giochi d’azzardo a colossi societari come Aldi, Ikea, Softbank e Bayern Monaco.

Dopo la scoperta della frode il titolo dio Wirecard ha avuto un tracollo vertiginoso arrivando a bruciare più del 85% del valore in borsa, una discesa spaventosa e incredibile che ha scosso l’intera economia tedesca. Ormai non manca molto prima del tracollo totale dell’azienda, anche se c’è ancora chi spera in una linea di credito da parte di 16 diversi istituti finanziari. In mancanza di questa ultima ancora di salvataggio l’azienda finirebbe al collasso dovendo dichiarare bancarotta all’istante.

I precedenti di Wirecard

Purtroppo i campanelli d’allarme ci sono stati già nel corso degli anni ma non sono stati presi troppo sul serio. Già durante il 2018, in piena ascesa, la società era stata accusata di fare alcune operazione contabili non sempre chiare.

Per non dimenticare il 2017, quando Wirecard è finita in mezzo allo scandalo dei Paradise Papers per aver offerto conti offshore a alcuni gestori tedeschi di gioco d’azzardo illegale. Come prevedibile in quell’occasione la società negò ogni accusa e la cosa cadde nel dimenticatoio senza ulteriori accertamenti.

Ancora una volta tra il 2018 e il 2019 la società ha fatto parlare di sé quando il Financial Times ha scoperto e denunciato delle irregolarità in una divisione a Singapore. Come sempre la società fece orecchie da mercante davanti le accuse dell’azienda di Londra, a cui si aggiunse anche la Consob tedesca, l’ente che si occupa della regolamentazione e vigilanza del mercato. Ma anche questa volta, nonostante una perdita del 12% nei mercati finanziari, Wirecard se la cavò liscia e chi era incaricato di controllare non solo non lo fece ma si scagliò contro le accuse del Financial Times lasciando correre ancora una volta le presunte irregolarità perpetuate dall’azienda.

Colpevoli e errori

In tutta questa storia sono state diverse persone e istituzioni nazionali che hanno favorito, chi volontariamente chi involontariamente, lo scandalo di Wirecard. In Primis il ministro delle Finanze tedesco nonché vice cancelliere Olaf Scholz che diede fin troppa fiducia nelle istituzioni preposte a vigilare e impedire tali frodi. Purtroppo subito dopo l’ammissione di Braun il vice cancelliere è stato smentito dallo stesso presidente del Bafin che ha dovuto ammettere che “l’intera faccenda ha rappresentato una vergogna per tutto il sistema di controllo nazionale” e ancora “ i controllori come il E & Y non sono stati in grado di scoprire la verità”.

Anche Felix Hufeld ha fatto mia culpa e ha ammesso “un’ampia gamma di entità pubbliche e private, inclusa la mia, che non sono state efficaci abbastanza per impedire che qualcosa di simile accadesse”.

Tirando le somme uno dei colpevoli a cui si punta il dito è sicuramente l’organo di controllo E & Y che incredibilmente ha chiuso in questi anni dei bilanci che ad oggi risultano pieni di irregolarità.

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Immagine di copertina: production-leolytics

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