Se neanche durante una pandemia i paesi “partner” sono disposti a creare una vera Europa politica e solidale…

Il primo articolo di Kipling, nuova rubrica curata da Stefano Casertano

“Dovete morì” sembra essere il grido che dal Bruxelles giunge verso l’Italia. Se la tocco piano è perché l’evidenza dei fatti nega qualsiasi pittoresca dichiarazione dell’Europa: se neanche durante una pandemia i paesi “partner” sono disposti a creare una vera Europa politica e solidale, che ci stiamo a fare qui? Perché quest’opposizione strenua a titoli di stato garantiti dall’Europa, nonostante la catastrofe in atto? Con tutto quello che l’Italia dovrà spendere per contrastare la pandemia, l’indebitamento del paese potrebbe superare il 170% nel 2021, cioè il 35% in più rispetto al livello attuale – e questo dato, orrendo, ci fa assai riflettere.

Ciò che è stato chiesto all’Italia e ciò che succede ora

Una considerazione extra-coronavirus: per una ventina d’anni all’Italia è stato impedito di contrarre troppi debiti addizionali, perché altrimenti Bruxelles ci sarebbe rimasta male, ci avrebbero multato, lo spread sarebbe salito e il mondo (italiano) sarebbe finito. Da due decadi l’Italia non conosce manovre finanziare d’investimento e crescita, ma solo finanziarie d’emergenza con tagli, rimproveri e lettere in inglese.  In numeri, era vietato aggiungere debito superiore al 3% ogni anno – altro che il 35% e passa di cui si parla oggi. Il Nord Europa pretende che le spese anti-corona siano affrontate solo ed esclusivamente dall’Italia, magari con qualche formula creditizia tra il peloso e il fariseo. 

Da qui, la mia domanda è: perché un 170% di debito italiano sarebbe sostenibile, mentre – poniamo – una manovra al 5-6% di debito addizionale negli anni passati non è mai stata concessa? Peraltro, una manovra di sviluppo in tempi normali sarebbe avvenuta con un sistema economico ancora funzionante, non in tempi di sciamannati che cantano dai balconi e capannoni silenziosi. 

A questo si aggiunge un aspetto che, mi si perdoni il termine, oserei definire di tipo umanistico. Attualmente in Italia muoiono circa 700 persone al giorno, e la stima è per difetto. Nel corso della seconda guerra mondiale tra civili e militari morirono in Italia 265 persone al giorno. Non sono tempi normali, e neanche tempi di guerra. Sono peggio di una guerra. Se tra gli scopi dell’Unione Europea ci sono la solidarietà e il mantenimento della pace nel continente, perché tali principi vengono disattesi? Non è un tempo di pace, e tanto meno di solidarietà. 

L’idea di Europa che si percepisce fuori, dai diktat dell’Olanda al modello statunitense

Si ha come l’impressione che in Europa non si aspettasse altro. Si ha come l’impressione che la devastazione della popolazione italiana sia accolta con favore, perché consentirebbe acquisti a prezzi di saldo dei beni italiani, insieme a riforme guidate dall’estero, in grado di eliminare un pericoloso competitor nei mercati d’esportazione di Asia e Nordamerica. Si ha come l’impressione che qualcuno a Bruxelles si stia fregando le mani. 

Quest’impressione è dovuta all’algido rifiuto di alcuni (in primis Olanda e Finlandia – la Finlandia!) di adottare i titoli di debito statali garantiti da tutta l’Europa. Questa sarebbe la vera prova che il principio di solidarietà europea è ancora in vita. Invece, sembra afflitto da un caso di Coronavirus in fase terminale. 

Se la proposta sembra fantascienza, vale ricordare l’esperienza americana. Il piano di aiuti federale è di 2.000 miliardi di dollari. Il fatto che Washington intervenga per aiutare tutti gli stati si basa su una mossa politica che viene da lontano: la scelta del tesoriere americano Alexander Hamilton, che nel 1790 decise di “federalizzare” i debiti dei singoli stati dopo la Guerra d’Indipendenza. Così sono nati gli Stati Uniti. 

Perché del resto – ed è teoria economica – una zona monetaria così estesa e variegata come l’euro non può funzionare senza trasferimenti fiscali e debito in comune: misure che collegano aree più ricche e aree meno sviluppate. Non lo dico io: è una delle basi degli studi di Robert Mundell, che con le sue ricerche sulle valute ha vinto un Nobel. In esteso: mettere insieme aree molto industrializzate (come la Germania) con aree meno sviluppate (come Grecia e Italia del sud) in un’unica moneta funziona solo se ci sono condizioni quali libero movimento delle persone (check), libero movimento delle merci (check) e i trasferimenti fiscali già citati (nein!). Se manca la condizione dei trasferimenti, la ricchezza si polarizza nelle regioni più ricche, e da quelle povere addirittura la gente se ne va, rendendo la situazione economica e il debito ancora meno sostenibili.

Il debito federale in USA è un fatto, e serve da base identitaria sia in periodi normali, che oggi contro il virus. Immaginiamo Donald Trump che negozia con il Michigan un piano d’indebitamento contro la pandemia: sarebbe impensabile. Trump non ha detto al North Carolina “affari vostri”. Non ha detto a New York “fate voi”. Se lo facesse, perderebbe sicuramente le elezioni. Gli stati ricchi aiutano quelli poveri perché sanno che il destino è fatto di alterne fortune, e che un giorno la sussidiarietà potrebbe prendere un’altra direzione. O è semplicemente umanità.

 

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