Berlino 1995, quando Christo impacchettò il Reichstag

25 anni fa la coppia di artisti avvolse il Reichstag in un tessuto argentato: un’opera d’arte che rappresenta anche la rinascita di Berlino.

Era il 1995, il Muro era caduto da appena sei anni, la Germania intera ancora presa dalla frenesia della riunificazione. In questo contesto Jeanne-Claude e Christo, una delle coppie artistiche più importanti del ‘900, decisero di impacchettare il Reichstag in un tessuto argentato. 100 arrampicatori professionisti scalarono il vecchio Parlamento tedesco, allora in disuso, e lo ricoprirono di tessuto come in un sogno. Non c’erano gru né altri macchinari, soltanto una strana danza umana. Com’ è stato possibile realizzare un lavoro così straordinario? Nel 2017, parlando col Guardian, Christo ha rivelato il lungo lavoro di lobbying che portò all’effettiva esecuzione dell’installazione. L’idea di impacchettare degli edifici pubblici risaliva già agli anni ’60 quando il duo artistico impacchettò la Kunstalle a Berna nel 1968. Quando poi si trasferì a Berlino, Christo rimase da subito folgorato dal Reichstag: l’edificio allora era inutilizzato dall’incendio nazista del 1933 e si affacciava sia sulla parte est che su quella ovest della città. Christo era un cittadino bulgaro scappato in Occidente e per lui contavano molto le relazioni Est-Ovest così decise che quell’edificio era perfetto per il suo prossimo progetto. Le trattative furono lunghe: 24 anni e 6 presidenti del Bundestag furono necessari per far passare ai voti l’iniziativa. Decisiva fu la questione economica: l’opera fu pagata interamente dalla coppia artistica grazie ai fondi ricavati dalla vendita dei disegni e dei modelli. Wolfgang Volz, il project manager dell’opera, sottolinea anche il fattore chiave della caduta del Muro che alleggerì decisamente le pressioni politiche sulla capitale tedesca alimentando la voglia di rinascita. La coppia fece esercitare i suoi lavoratori su un castello di Hannover e ricostruì alcune parti dell’edificio per ulteriori prove. Nel 1995 il Reichstag era il simbolo perfetto di tutto ciò che la Germania voleva lasciarsi alle spalle: odio, militarismo, nazionalismo. Impacchettare quei fantasmi fu in qualche modo decisivo per esorcizzarli tant’è che nel 1999 il Reichstag riaprì come Bundestag dando vita ad una nuova era della Repubblica Tedesca.

La vita di Christo e Jean-Claude

Christo Yavachev nasce a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935, dall’unione di Vladimir Javašev, imprenditore, e Cveta Dimitrova, segretaria dell’Accademia di Belle Arti di Sofia dove lui studierà dal 1953.
Nel 1956 termina gli studi e si trasferisce a Praga da dove, l’anno seguente, riesce a scappare dal regime del blocco comunista raggiungendo l’Austria. Da qui si muoverà prima a Vienna, poi a Ginevra, per poi raggiungere, nel 1958, Parigi. Ivi, considerato apolide, era ai margini della società e si guadagnò da vivere compiendo ritratti, che firmava con il nome della propria famiglia “Javacheff”. A Parigi conosce anche la compagna della sua vita, Jeanne-Claude, di origine marocchina, laureata in latino e filosofia e anche lei trasferitasi a Parigi nel 1958. I due sono anche nati lo stesso giorno. Jeanne-Claude commissiona a Christo un ritratto della madre. La loro relazione inizia solo più tardi, quando Jeanne-Claude lascia il marito dopo la luna di miele poiché si rese conto di essere incinta dell’artista Christo, il quale frequentava sua sorella, Joyce.  È del 1961, invece la loro prima collaborazione nel porto di Colonia a cui segue l’anno seguente a Parigi la loro prima opera monumentale: Rideau de Fer, un muro di barili d’olio a bloccare rue Visconti, nei pressi della Senna, in segno di protesta al muro di Berlino. Christo è morto il 31 maggio del 2020.

I lavoratori prima di rilasciare il tessuto sull’edificio. Fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0

 

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Immagine di copertina: Wikipedia

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