A Berlino sempre più infezioni da sifilide

Le diagnosi di sifilide aumentano drasticamente nella capitale della Germania

I casi di sifilide sono in aumento in tutta la Germania e, specialmente a Berlino, hanno raggiunto livelli drammaticamente alti. Secondo un rapporto del Robert Koch Institute (RKI), l’anno scorso, in Germania sono stati segnalati complessivamente 7.889 casi, circa il 7% in più rispetto al 2018.

Da un confronto tra le città tedesche rispetto ai casi di sifilide emerge, poi, che Berlino riporta attualmente un elevato numero di casi in rapporto a quello degli abitanti. Nella Capitale sono stati registrati, infatti, 39,7 casi di sifilide ogni 100.000 abitanti, con un’alta concentrazione nel quartiere centrale di Friedrichshain-Kreuzberg che, da solo, riporta quasi 93 casi ogni 100.000 abitanti. La percentuale dei nuovi casi di quest’anno corrisponde al 23% in più rispetto al 2019, in cui in cui erano stati diagnosticati 1.156 casi – dati sempre in aumento rispetto a quelli dell’anno 2018 – con 27 casi di sifilide in più.

La curva dei casi di sifilide nella Capitale tedesca continua, quindi, ad aumentare nel tempo, come confermano alcuni dati del 2015. Ma Berlino non è la sola città in cui la sifilide si diffonde, e non è nemmeno quella con il numero più alto di contagi. Anzi, riesce a collocarsi al di sotto della metropoli di Colonia, la città più grande del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, in cui, sempre secondo il RKI, lo scorso anno sono stati registrati 57,8 casi per 100.000 abitanti, anche in questo caso in aumento del 35% rispetto al 2018.

Le controindicazioni di un’epidemia silenziosa

Il numero delle persone che vengono infettate da malattie trasmissibili sessualmente (MTS) come la sifilide, la clamidia o la gonorrea, in Europa è in aumento da anni e, una delle cause di questo incremento, sarebbe, indirettamente, il trattamento medico di queste infezioni batteriche. Una volta diagnosticata, infatti, la malattia viene trattata con antibiotici a cui, col tempo, “ci si abitua”. Il risultato è che la malattia si rinforza e aumenta il suo livello di resistenza alle cure, e l’individuo non risponde più agli antibiotici che assume, contraendo l’infezione.

Oltre a questo, il fatto che il trattamento medico delle Mts sia nettamente migliorato con i progressi della ricerca, ha provocato una proporzionale diminuzione della paura degli individui di contrarre le stesse. Ciò comporta, paradossalmente, che le persone sono meno attente durante l’atto sessuale e spesso non utilizzano tutte le dovute precauzioni. Un caso esemplificativo può essere quello della PrEP, una pillola che, se assunta regolarmente, protegge dai virus Hiv, ma non da tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili.

Nonostante ciò, tutt’oggi il tema delle Mts rappresenta un tabù di cui non si discute per vergogna o timore. Per questo, infatti, l’Organizzazione mondiale della sanità parla di un’epidemia silenziosa. A tal proposito, per ampliare la diffusione di questi temi nella nostra società al fine di poterli affrontare con una maggiore serenità, si pronuncia Sven Schellberg, del centro Novopraxis per il trattamento della “salute sessuale” di Berlino, il quale afferma che «una malattia venerea non è più indecente di un raffreddore» e che quindi «dobbiamo smetterla di vergognarci di queste malattie». Secondo il medico, sdrammatizzare l’argomento è l’unico modo per convincere le persone a sostenere i dovuti controlli, che dovrebbero diventare un’abitudine per tutti, considerando anche che – almeno – la metà dei casi positivi alle malattie sessualmente trasmissibili risulta asintomatica.

Studie zum Thema ChemSex

Das Institut für Sexualwissenschaft und Sexualmedizin der Charité Berlin führt aktuelle eine…

Pubblicato da Novopraxis Berlin su Venerdì 29 maggio 2020

Violiamo il tabù: conosciamo un po’ di più la sifilide

La sifilide è una delle malattie infettive più diffuse, che ha visto un calo dei contagi a livello mondiale dall’inizio degli anni ’90. Tuttavia, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha analizzato lo sviluppo della sifilide per 30 paesi europei dal 2007 al 2017 con un risultato che vede il numero di casi confermati aumentato del 70%. In questo scenario, la Germania ha visto un’impennata di casi di sifilide con l’arrivo dell’AIDS (anni ’80) e, da lì, è stata accompagnata da un costante aumento dal 2010 al 2019.

In generale, l’incidenza della sifilide è significativamente più alta nelle aree metropolitane che nelle regioni più rurali, e questo spiega l’alto numero di contagi, ad esempio, nel quartiere centrale di Berlino. Secondo il RKI, in più del 90% dei casi la malattia viene diagnosticata agli uomini tra i 30 e i 39 anni e, per la maggior parte, viene contratta da uomini che intrattengono rapporti sessuali con altri uomini. Per quanto riguarda le donne, invece, viene colpita la fascia di età che va dai 25 ai 29 anni e, nel 2019, i casi segnalati corrispondevano al 6%.

Per quanto riguarda i sintomi, il progresso clinico della sifilide si sviluppa attraverso diverse fasi. Nella prima fase della sifilide precoce, detta sifilide primaria, si manifesta un indurimento e un’ulcera indolore nel punto di ingresso del patogeno. Lo stadio successivo è quello della sifilide secondaria, che inizia 4-10 settimane dopo aver contratto l’infezione ed è caratterizzato da numerosi sintomi tra cui febbre, stanchezza, eruzioni cutanee e perdita di capelli. Dopo queste prime due fasi, la malattia, se non curata, può sfociare nella più grave sifilide tardiva, che comprende la sifilide terziaria e, successivamente, la sifilide quaternaria, che può anche provocare danni al sistema nervoso centrale.

La sifilide può essere trattata con degli antibiotici, tenendo sempre in considerazione i possibili “effetti collaterali” sopracitati. Per evitare di contrarre la malattia, risulta sicuramente utile una buona prevenzione, attuata tramite la profilassi dell’esposizione e l’uso corretto del preservativo anche in concomitanza con gli altri metodi disponibili.

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Immagine Copertina: da Pixabay

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