Marighella

Dall’Escobar di Narcos a regista: Wagner Moura firma il biopic Marighella

La storia di Carlos Marighella, l’uomo che, negli anni ’60, era considerato il nemico numero uno dalle autorità brasiliane, diventa un film

Presentato durante la Berlinale 2019, Marighella segna il debutto alla regia di Wagner Moura, che tutti ricordano per la sua straordinaria interpretazione di Pablo Escobar nella serie targata Netflix Narcos. È la terza volta che Moura partecipa al Festival internazionale del cinema di Berlino, nel 2002 con Il cuore criminale delle donne, poi nel 2008 con Tropa de Elite – Gli squadroni della morte, che si era aggiudicato l’Orso d’Oro per il miglior film, e infine nel 2014 con Praia do Futuro. Per la sua prima prova dietro la macchina da presa, Moura ha scelto di raccontare la storia del rivoluzionario brasiliano Carlos Marighella che negli anni ’60 ha lottato per liberare il suo popolo dalla dittatura militare che stava insanguinando il suo paese. Un tema molto forte e rischioso se si pensa anche all’attuale vittoria di Bolsonero in Brasile, ma Moura ha affermato che «la Berlinale è una manifestazione molto più ‘politica’ rispetto agli altri Festival cinematografici. Ha quindi avuto senso che un film come Marighella fosse presentato qui».

Una scena del film

Una scena del film

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La lotta di Carlos Marighella, figlio dell’anarchico italiano emigrato Augusto Marighella, per liberare il Brasile dal giogo della dittatura militare

Il film racconta gli ultimi anni della vita e della lotta di Marighella. Siamo nel Brasile del 1964, un colpo di Stato dei militari ha destituito il legittimo governo e ha instaurato una dittatura, col benestare degli Stati Uniti d’America, basata sulla censura di tutti i media e sulla tortura o l’uccisione di ogni possibile dissidente. Già membro del Partito Comunista brasiliano, Marighella capisce ben presto che, solo con il dialogo, la situazione del suo paese difficilmente può cambiare. Abbraccia, insieme ad altri compagni, la lotta armata, convinto che, la soluzione per rovesciare il regime dittatoriale, sia quella di agire ripagandoli con la stessa moneta. Dopo una serie di rapine e attentati, la polizia riesce a rintracciarlo e lo uccide in un agguato a sangue freddo il 4 novembre del 1969. I suoi compagni non si perdono d’animo e continueranno la lotta contro il regime. Una vera e propria guerra che li vide vincitori solo nel 1984 quando il governo militare fu costretto, dalle sempre più numerose manifestazioni contro il regime dittatoriale, a indire le prime elezioni democratiche dopo 20 anni.

La locandina del film

La locandina del film

Marighella è un film che fa riflettere, soprattutto se guardiamo alla recente situazione politica del Brasile, dove si è insediato un presidente che potrebbe fare tornare il paese alla stessa situazione del regime dei militari, se non peggiore

Moura non ci racconta il percorso che ha portato Marighella ad abbracciare un certo tipo di ideologia e neanche come sia diventato il capo della lotta armata brasiliana, questo è l’unico elemento che rende incompleta la pellicola. Per il resto Marighella, nonostante i 155 minuti di durata, è un film che non appesantisce per nulla lo spettatore. Il film si concentra sull’ultimo anno di lotta di Marighella, soprattutto sulla graduale eliminazione dei suoi compagni di lotta, un cerchio che a poco poco si stringe fino ad arrivare a catturare il rivoluzionario. Moura vuole spiegare le ragioni che hanno spinto i dissidenti ad adottare metodi così violenti per reagire contro l’oppressione del regime, essi vogliono reagire ai soprusi della polizia e del”esercito seguendo la massima dell’ ‘occhio per occhio, dente per dente’, una frase che sentiremo molte volte nel corso del film. Un approccio probabilmente sbagliato, ma necessario per combattere il regime che stava devastando il paese. La lotta per la libertà comporta anche un costo molto alto per i rivoluzionari, oltre ovviamente al rischio di morire o di essere catturati e torturati. Marighella è costretto ad abbandonare il figlio adolescente che, fino alla sua morte, non riuscirà più a incontrare, un’altra componente del gruppo, invece non rivedrà più la madre. Dovranno vivere in totale clandestinità, sacrificando il rapporto con i propi cari per quello che loro considerano uno scopo più alto. Fa riflettere il fatto che Marighella sia ambientato in Brasile, un paese dove, recentemente, è stato eletto un presidente, Bolsonaro, i cui metodi molto si avvicinano a quelli del regime militare (di cui si è dichiarato un estimatore), un uomo che non si vergogna di esprimere pubblicamente opinioni xenofobe, omofobiche e fasciste, arrivando adirittura a rimpiangere il metodo della tortura e che, ricordiamo, ha ricevuto parole di stima da parte di un noto politico italiano che ora è al governo. Viene da domandarsi se adesso un film come Marighella, prodotto prima dell’insediamento di Bolsonaro, possa essere ancora girato, sicuramente, ora come ora, la sua uscita nelle sale brasiliani sarà impossibile. Quello che è certo è che, vedendo la situazione del suo Brasile adesso, la lotta e il sacrificio di Marighella per rendere libero e democratico il suo paese sembra essere stata, purtroppo, inutile, ma, come ha dichiarato Moura «adesso il nostro film non è dedicato solo a chi ha combattuto nel ’64 ma anche a chi, nel 2019, dovrà lottare ancora»

 

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Berlino Schule tedesco a Berlino

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1 commento
  1. Macklanne
    Macklanne dice:

    Il film non racconta la realtà assolutamente:
    Per comminciare, Marighella non aveva la pelle nera e non è mai stato un eroe o un simbolo del multiculturalismo del Brasile, ma un assassino.
    Su “Piccolo Manuale della guerriglia urbana” NON si trova la parola “DEMOCRAZIA”, ma tratta l’assassinato como un’arte.
    E’ la stessa cosa di far Ozama Bin Laden un eroi.
    D’accordo con l’orientazione politica di Wagner Moura, Cesare Batisti è un scrittore rivoluzionario democratico.
    I Brasiliani sanno la verità e non mandano giù la finzione realizzata con soldi pubblico per lodare un terrorista e assassino spietato. Questo film sarà un vero fallimento in Brasile.

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