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Berlino, multa a ginecologhe che pubblicizzavano aborti

In Germania la legge non consente la pubblicità sull’aborto e due dottoresse, che hanno violato il decreto, sono state sanzionate

Il tribunale di Berlino ha deciso di multare le due ginecologhe Bettina Gaber e Verena Weyer per aver pubblicizzato l’aborto, infrangendo così una legge risalente al periodo nazista, precisamente del 1933. Nella pubblicità si legge che i servizi medici offerti prevedono «aborti privi di medicine e anestetici» effettuati in un «ambiente sicuro e protetto». Le autorità tedesche hanno ritenuto illegali i contenuti e condannato le due dottoresse al pagamento di una multa del valore di 2000 euro.

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Il processo alle ginecologhe

Il processo sulle due dottoresse che hanno oltraggiato la legge è in corso in questi giorni, nel tribunale distrettuale di Tiergarten. L’accusa riguarda una frase sul sito web nella sezione della pratica ginecologica. Infatti sotto la voce “servizi” è riportata la didascalia «l’aborto libero da medicinali e anestetico è uno dei servizi della Dott.ssa med. Gaber.» Anche la sua collega Verena Weyer saràù in tribunale, dinanzi alla decisione giudiziaria del caso.

Il § 219a del Codice penale tedesco dedicato alla pubblicità per l’interruzione della gravidanza

A rendere sanzionabile la sponsorizzazione sul web è stato proprio il § 219a del Codice penale tedesco, modificato a febbraio 2019. Il comma dell’articolo recita infatti: «chi pubblicamente, in una riunione o diffondendo scritti del proprio vantaggio finanziario a causa o in modo gravemente offensivo, offre, annuncia, pubblicizza o rende dichiarazioni di servizi propri o di terzi per eseguire o promuovere l’interruzione della gravidanza è punibile con la reclusione fino a due anni o con una multa.» Rispetto al passato, i medici sono autorizzati ad informare il pubblico sui loro servizi, ma tutte le altre informazioni sui siti web, ad esempio lo svolgimento di queste pratiche, sono ancora considerate pubblicità e di conseguenza condannate.

Leggi anche: Germania, dottoressa condannata in tribunale per aver “pubblicizzato” l’aborto

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