Max Delbrück, il tedesco Nobel per la medicina che aiutò a scoprire la replicazione dei virus

Nel 1969 il biofisico tedesco Max Delbrück vinse il premio Nobel per la medicina per le ricerche sulla moltiplicazione e mutabilità dei virus

Max Delbrück, futuro Premio Nobel per studi sulla genetica dei virus, nacque a Berlino nel 1906. Suo padre, Hans Delbrück, era un noto storico militare e professore all’università di Berlino, mentre la madre, Carolina Thiersch, era la nipote del chimico Justus von Liebig. Come molti importanti biologi della sua generazione, Delbrück iniziò la sua carriera con un dottorato di ricerca in fisica, che conseguì nel 1930 presso Università Georg-August di Gottinga. Il suo interesse per lo studio dei batteriofagi (particelle virali che infettano esclusivamente i batteri) maturò durante la sua carriera come assistente di ricerca presso l’Istituto Kaiser Wilhelm di Berlino (1932-1937). Nel 1937, impossibilitato a proseguire la ricerca, Delbrück fuggì dalla Germania nazista. Si trasferì quindi negli Stati Uniti, dove gli venne riconosciuto lo status di rifugiato. Qui lavorò come membro di facoltà del California Institute of Technology (1937-1939; 1947-1981) e della Vanderbilt University (1940-1947). Divenne cittadino americano nel 1945. Nel 1969, insieme ai suoi due colleghi, il biologo italiano Salvador Luria e il genetista statunitense Alfred Hershey, vinse il premio Nobel per la medicina, per la scoperta della replicazione dei virus e della loro struttura genica.

Il lavoro che ha portato al Premio Nobel

Nel 1939 Max Delbrück scoprì un processo in un’unica fase che permetteva la crescita dei batteriofagi (detti anche fagi), i quali, dopo un periodo di latenza di un’ora, si potevano moltiplicare per produrre diverse centinaia di migliaia di progenie. Delbrück iniziò presto a collaborare con Salvador Luria e nel 1943 annunciarono la loro nuova scoperta. Tramite dei test eseguiti in laboratorio, i due ricercatori furono in grado di dimostrare che un batterio infettato da un batteriofago poteva subire mutazioni spontanee che lo rendevano immune al fago. Grazie a questa scoperta oggi è possibile comprendere il perché in alcuni casi i batteri riescono a resistere agli antibiotici. Successivamente, nel 1946 Delbrück, con la collaborazione del collega Hershey, scoprì un processo tramite il quale si potevano creare nuove tipologie di virus combinando il materiale genetico di diversi tipi di virus. In passato si riteneva che questo processo fosse limitato a forme di vita superiori capaci di riprodursi solo sessualmente.

Eredità culturale: dal Max Delbrück Center al cinema

Max Delbrück continuò a lavorare nel campo delle scienze fino alla sua morte (avvenuta nel 1981 a Pasadena, California) e si guadagnò la reputazione di eccellente insegnante e mentore. Il centro MDC (Max Delbrück Center), dedicato al biologo premio Nobel Max Delbrück, fu fondato a Berlino nel 1992. Il MDC è uno dei principali centri di ricerca biomedica del mondo. L’istituto combina la ricerca di base in Biologia Molecolare con la ricerca clinica, con particolare attenzione alle patologie multiorgano come l’insufficienza cardiaca.
Piccola curiosità: nel film Frankestein Junior, il Dr. Frederick Frankenstein manda il suo collaboratore Igor a rubare il cervello di un certo Hans Delbrück (omonimo del padre di Max Delbrück), descritto come uno  «scienziato e santo».

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Immagine di copertina: © Max Delbrück 2004 MalteAhrens – CC BY-SA 3.0

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