La storia dei campi sovietici che imprigionarono tedeschi falsamente accusati di essere stati nazisti

Strage di innocenti tra criminali nazisti: il caso dei campi sovietici speciali

Non solo criminali nazisti. A perire nei campi sovietici “speciali” durante l’occupazione sovietica della Germania orientale vi furono numerosi innocenti. Obiettivo principale di Stalin era neutralizzare ogni opposizione al regime comunista nella propria zona d’occupazione. Da qui la creazione di campi “speciali” di concentramento. Fra le migliaia di criminali tedeschi spediti in questi campi, sottolinea la Deutsche Welle, altrettanto vertiginosi i numeri di prigionieri accusati falsamente di crimini mai commessi. Secondo numerosi studi e ricerche, a causare i decessi furono principalmente denutrizione, dissenteria, tubercolosi e malattie neurodegenerative. Si  tratta di indagini condotte da Anna Kaminsky, dirigente di un’organizzazione finanziata dal governo, studiosa del tema già dal 1989-1990, sotto la spinta della rivoluzione pacifica che determinò il crollo del regime sovietico.

Queste informazioni trovano ampia conferma nelle testimonianze del novantaduenne Karl-Wilhem Wichmann, raccolte dalla Deutsche Welle. Impegnato nel mondo accademico per diventare insegnante nella cittadina tedesca di Greifswald, l’allora diciottenne Wichmann fu accusato di propaganda anti-sovietica. Molto probabilmente vittima di una denuncia successiva, dinanzi al tribunale militare sovietico ecco arrivare una cruda sentenza: ben 10 anni di prigionia. Prossima destinazione: Torgau. Comincia per Wichmann l’atroce permanenza in uno dei 10 campi sovietici “speciali” costruiti durante l’occupazione della Germania tra il 1945 e 1950. In comune accordo con i sovietici, ulteriori campi furono poi costruiti dalle potenze occidentali. Ripulire la società da ogni traccia nazista fu l’obiettivo generale di questo progetto. Niente giorni di libera circolazione, niente cibo o acqua a sufficienza, in un angusto spazio occupato da un minimo di tre detenuti. Questi sono i ricordi che Wichmann conserva. Ma peggio ancora fu sopportare il totale svuotamento del quotidiano. Come prosegue la Mitteldeutsche Rundfunk, impiegare il tempo con una qualsiasi attività o lavoro era impossibile. Isolamento ed abbandono totale dei prigionieri è “specialità” dei campi sovietici.

Il progetto dei campi sovietici

Le minacce e il silenzio imposto ai pochi fortunati sopravvissuti hanno reso molto complesso rintracciare informazioni sui campi sovietici. Le stime dei decessi e dei detenuti rimangono ancora imprecise. Secondo la Mitteldeutsche Rundfunk, solo nel campo di Sachsenhausen tra 1946 e 1950 i prigionieri furono 60.000 su di un totale di 120.000. Nel novembre del 1949, i tedeschi imprigionati circa 122.671. Le vittime solo nel campo di Torgau, 176.000. I dati finora conosciuti furono diffusi soltanto a partire degli anni ’90. Altri, come ad esempio l’età dei prigionieri o le precise accuse subite durante i processi non furono nemmeno oggetto di ricerca. Un tema, quello dei campi sovietici speciali, divenuto tabù nelle regioni d’occupazione sovietica, luoghi pubblici o famiglie. Impossibile discuterne o cercare informazioni liberamente. Nessuno doveva conoscere o sapere, almeno sino all’apertura di alcuni archivi sovietici.

Questo, però, non scoraggiò totalmente i tentativi di documentazione della vita in questi campi. Un esempio, riporta la Deutsche Welle, è il disegno appartenuto ad un prigioniero, Wilhelm Sprick. In assenza di fotografie, i disegni furono le uniche forme di testimonianza possibili. Presso il campo di Sachsenhausen furono scoperte numerose fosse comuni contenenti circa 7.000 vittime. Non si trattava solo di sventurati prigionieri dei campi, ma anche di molti collaboratori dei campi sovietici. Sebbene molti rintraccino somiglianze tra i campi di concentrazione nazisti e sovietici, la ricercatrice esperta Anna Kaminsky è convinta dell’esatto contrario. Il paragone tra due non è possibile. Della stessa opinione è il direttore della Brandenburg Memorials Foundation, Axel Drecoll. La prima differenza riguarda le cause dei decessi. Piuttosto che massacri di massa, ad uccidere la gran parte dei prigionieri dei campi sovietici “speciali” furono fame, malattie, freddo e scarse condizioni igieniche. In secondo luogo, i campi nelle zone d’occupazione sovietica sono etichettati come “speciali” per scopi ed interessi. Instaurare a tutti i costi un regime comunista nelle zone d’occupazione ottenute fu il centrale obiettivo di Stalin, oltre che ripulire la popolazione da ulteriori tracce naziste. Silenziare ogni qualsiasi minaccia d’opposizione attraverso false accuse di criminalità per giustificare le detenzioni.

Ricostruire la memoria oggi: tra perdono e libero dibattito

Nel 1954 Wichmann fu uno dei pochi sopravvissuti ai campi e venne rilasciato nel 1959. Nel 1990 il riconoscimento della falsa accusa. Scampato a morte certa, ad oggi il suo ricordo contribuisce alla costruzione di una difficile ma sentita memoria. Alla cerimonia commemorativa tenutasi al campo di Sachsenhausen, era li. Nessun rancore o odio nei confronti dei suoi carnefici, riporta la Deutsche Welle. Sopravvissuto alla guerra mondiale e a tali atrocità ha un solo desiderio: spera che alla generazioni future non tocchi mai più nulla del genere Questa cerimonia è soltanto una dei vari progetti di ricostruzione della memoria. Come riporta la Mitteldeutsche Rundfunk, nonostante i tentativi di reprimere il ricordo dei pochi sopravvissuti attraverso varie forme di intimidazione, dal 1990, i campi sono divenuti veri e propri luoghi di memoria. Al crollo del regime sovietico, promuovere la conoscenza dei campi di concentramento nazisti e sovietici, ricerca, studi e dibatti furono finalmente consentiti. Dal 1990 è stata eretta una croce monumentale presso Sachsenhausen. Al 1997 risale l’aperura di un’esposizione culturale sul passato dei campi.

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Immagine di copertina: Pixabay -© Cerqueira Ricardo CCO

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