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Heimat vs Zuhause: il concetto di casa per un'(ex) italiana espatriata costretta a rientrare

Le sensazioni di un’italiana appena rientrata nel Belpaese e ora alla ricerca di un nuovo equilibrio

di Grazia Prigionieri

Dopo anni in cui ho vissuto all’estero, Germania prima e Malta dopo,  da un paio di settimane sono stata costretta a tornare a vivere in Italia per ragioni personali. Sono una traduttrice e posso lavorare di fatto da dovunque. Avevo scelto Malta come seconda casa ma d’ora in poi non lo sarà più, non so per quanto tempo.

L’Italia per me avrebbe dovuto essere un’alternativa, non una costrizione. Ora mi ritrovo a passeggiare lungo le strade che mi hanno vista crescere senza sentirmi presente, né con il corpo né con la mente. Rivedere conoscenti e parenti mi fa sentire come un pesce fuor d’acqua perché in ogni istante mi ricordo perfettamente chi sono e cosa voglio: sono la “berlinese”, quella che non sopporta convezioni sociali e banalità varia, comprese le persone troppo ordinarie, ed invece ama chi è creativo e pieno di iniziativa, quel tipo di persona che, purtroppo, sempre più spesso emigra per potersi mettere in gioco. Leggo spesso articoli pieni di nostalgia per la patria scritti da altre italiane sparse per il mondo e mi chiedo davvero cosa ci sia da rimpiangere di uno Stato, di un posto o degli affetti. Ho sempre pensato che mettendo se stessi e tutti i propri desideri in valigia non si abbia altro da portare con sé. Quando ho vissuto a Berlino e poi a Malta, sono riuscita a provare una sensazione di libertà assoluta che non avevo vissuto prima. È proprio in quei momenti di piena solitudine che mi sentivo paradossalmente felice e non provavo alcuna nostalgia di casa.

Grazia a Berlino

Cosa è, in fondo, casa? È forse un posto, un appartamento, uno Stato, un lavoro o alla fine si tratta solo di trovare se stessi?

Per lavoro mi imbatto spesso nelle parole tedesche Heimat e Zuhause. La prima significa patria, intesa come Stato e paese in cui si è nati. La seconda invece definisce la sensazione di sentirsi a casa.

Fino a fine giugno pensavo che la mia Zuhause fosse un posto, ossia Valletta, la capitale di Malta. Forse il contesto locale ha fatto la sua parte nel raggiungimento dei miei traguardi personali. Ma poi ho capito che in quel monolocale a Valletta avevo semplicemente trovato il mio equilibrio, un posto in cui le mie capacità e i miei desideri si incontravano. Ho capito che per me casa è il posto in cui posso trovare la mia libertà assoluta e cioè, per come la intendo io, non avere fisicamente accanto persone opprimenti o limitanti, parenti inclusi, sentirsi con ottimi amici ma prendersi tutto il tempo necessario per crescere, migliorarsi e amarsi e, soprattutto, non vivere nessun condizionamento o tentativo di sottomissione da parte di altri. Nessun atteggiamento ipocrita da adottare, nessuna esigenza di riporre negli altri le aspettative della propria felicità, ma vivere ogni rapporto sul momento per quello che sono. Non essere costretti a dovere pensare sempre ad un futuro convenzionato, ma decidere, se lo si vuole, di pensare solo alla settimana o, al massimo, al mese che viene.

Una volta a Malta parlai con una mia cara amica anche lei espatriata. Le piaceva un ragazzo, ma non gli aveva detto che le sue origini erano albanesi. Non capii il problema finché non mi resi conto che era lei stessa a sentirsi albanese e di conseguenza a fare di un dato anagrafico (l’Heimat) una parte del proprio stato d’essere. Le sottolineai che siamo tutti persone, espatriate e non. Spetta a noi trovare un posto in cui sentirci Zuhause, lì dove il nostro spirito trova pace e appagamento. Essere albanesi non significava nulla. Parlando di me, Malta non era la mia Heimat, bensì la mia Zuhause. Non c’è giorno che passi senza sentirne la mancanza.

C’è chi ha la fortuna di sentirsi a casa anche in patria, chi ha degli affetti che bastano a sentirsi coccolati, chi riesce ad avere successo nella vita e nel lavoro anche in terra natia. Non è stato il mio caso e probabilmente vale lo stesso per molti italiani e italiane emigrati. Forse è proprio la ricerca della Zuhause a renderci nomadi. Il nomadismo in questo senso non è tanto una vocazione, quanto un’espressione dell’amore estremo per se stessi. Che ognuno possa trovare e mantenere il proprio equilibrio nella vita.

Grazia in Puglia

“So, here you are: too foreign for home, too foreign for here, never enough for both” – Diaspora Blues

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Photo Cover: © CC0 – JESHOOTS 

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