La Berlinale rende omaggio a Troisi con il documentario Laggiù qualcuno mi ama. La recensione

Laggiù qualcuno mi ama, il documentario di Mario Martone per omaggiare Massimo Troisi

Venerdì 17 Febbraio nell’immensa sala del Berlinale Festspiele Palast è stato presentato il documentario “Laggiù qualcuno mi ama“. Il regista Mario Martone ha reso omaggio al grande attore, comico, regista, sceneggiatore e cabarettista napoletano Massimo Troisi, deceduto nel ’94 a causa di un arresto cardiaco.

Produzione, regia: “Laggiù qualcuno mi ama

Inserito nella sezione Berlinale Special al 73° Festival di Berlino, il documentario è un viaggio epico e intimo, firmato da un autore che sta vivendo un periodo particolarmente ispirato e prolifico. Tra i produttori di “Laggiù qualcuno mi ama” ci sono Fabrizio Donvito, Mauro Berardi, Benedetto Habib, Marco Cohen, Daniel Campos Pavoncelli, Giampaolo Letta e Massimiliano Orfei; i produttori esecutivi Gaetano Daniele e Kim Gualino, che hanno reso omaggio al modo di pensare dell’artista e cineasta Troisi. Ma anche a come si ispirava e come si relazionava con il mondo, con la sua città, con la politica, con le donne, e con l’amore. Mettendo in risalto anche il suo modo di ispirarsi e di relazionarsi con il mondo, con la sua amata Napoli. Ma anche con l’amore, fonte di un’esasperazione e di una condanna. Infine, racconta il suo particolare rapporto con la morte.
Anna Pavignano, l’ex compagna e co-sceneggiatrice di una vita di Troisi, è ideatrice e coautrice del documentario. Pavignano mostra al regista dei foglietti volanti manoscritti dallo stesso Troisi che le aveva consegnato in passato. Essi rappresentano un patrimonio di inestimabile valore e per questo conservati gelosamente. Le voci che si sentono in sottofondo appartengono ad attori altrettanto amati dal pubblico, ovvero Toni Servillo e Silvio Orlando, che con umile dedizione si sono messi al servizio di un Maestro, amato e stimato da tutti. Gran parte della colonna sonora è del cantante partenopeo Pino Daniele, grande amico di Troisi, morto anch’egli per un arresto cardiaco nel 2015. Il documentario evidenzia l’affetto e la complicità artistica e culturale che li univa, oltre ai problemi di salute, costati ad entrambi la morte prematura.

Trama e ospiti: “Laggiù qualcuno mi ama

“Laggiù qualcuno mi ama” inizia con il salto tra uno sketch e l’altro dei suoi più famosi film e spettacoli teatrali. A raccontare la straordinaria comicità di Troisi partecipano Francesco Piccolo, Valeria Pezza e Goffredo Fofi. Ma soprattutto, Anna Pavignano e il regista Paolo Sorrentino. Anche il duo comico Ficarra e Picone raccontano come il grande Massimo li abbia ispirati. Presenti nel documentario anche le testimonianze del regista Michael Radford, del montatore Roberto Perpignani e del gruppo Sentieri Selvaggi, che hanno mostrato tutta la loro stima e gratitudine per Troisi.

Altri volti noti sono Roberto Benigni, con il quale l’attore partenopeo ha girato “Non ci resta che piangere” e i suoi amici di lunga data Lello Arena ed Enzo Decaro, con i quali ha fondato la compagnia teatrale “La Smorfia“. Il successo del trio fu inatteso e immediato e consentì al giovane Troisi di esordire al cinema con Ricomincio da tre (1981), il film che decretò il suo successo come attore e come regista. Dall’inizio degli anni Ottanta si dedicò esclusivamente al cinema, interpretando dodici film, cinque dei quali diretti da lui stesso.

Il documentario racconta l’attore fino al suo ultimo film “Il postino“. Il cui regista Michael Radford spiega, in un intervista, come Massimo si sia impegnato fino alla fine nonostante l’aggravamento della sua malattia. L’attore infatti è deceduto, racconta sempre Radford, due giorno dopo la fine delle riprese del film.

In “Laggiù qualcuno mi ama” Massimo Troisi viene dipinto con tutti i colori, che contraddistinguono anche la meravigliosa città dove è cresciuto artisticamente, Napoli. Con un particolare riguardo al piccolo centro di San Giorgio a Cremano, paese a ridosso della città partenopea. Gli aspetti sottolineati nel documentario sono la mimica del volto e delle mani, il sorriso e il modo di far coinvolgere e far ridere il pubblico . Altresì vengono posti in risalto la malinconia e la fragilità, che spesso lo facevano sentire fuori posto.

Martone alla stampa espone la sua opinione e dà ragione al regista e sceneggiatore Ettore Scola, che vedeva in Troisi «Un intellettuale meridionale con un istinto politico, ribelle e severo con sé stesso e con i suoi attori.» poi afferma «ho voluto raccontare tutto questo, perché il cinema di Troisi è così bello».

Location e curiosità: “Laggiù qualcuno mi ama

“Laggiù qualcuno mi ama” mostra Napoli nei suoi angoli nascosti e nelle viste mozzafiato. In particolare, la meravigliosa terrazza di Largo San Martino del film “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, che viene mostrata solo in parte. Infatti, la vista resta oscurata. Il focus è sulla protagonista, la nota attrice Francesca Neri. Inoltre, la descrizione del paese di San Giorgio a Cremano come il luogo dove Massimo Troisi è nato e ha mosso i primi passi come cabarettista.
La proiezione del documentario è in italiano e molte scene e sketch sono in dialetto napoletano con sottotitoli in inglese. Nella sala il pubblico era internazionale ed è stato emozionante sentirli ridere alle battute di Troisi. Queste occasioni rendono orgogliosi noi italiani.

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