«Allattamento? In Germania più aperti sul latte artificiale rispetto all’Italia»

Partorire in Italia e in Germania: i problemi con la lingua e il rapporto con l’allattamento. L’esperienza di Giuseppina

«Ho avuto mia figlia nel 2013 in Italia e mio figlio nel 2017 in Germania. Devo dire che ho trovato qualche differenza, in particolare nell’allattamento in Italia e in Germania.» A parlare è Giuseppina Tommasi, 47 anni, brindisina che nel 2015 si è trasferita insieme al marito e alla figlia di 2 anni a Bad Urach, nel Baden-Württemberg, sud della Germania, dove ha avuto il secondo figlio.

La sua esperienza è utile per mettere a confronto i diversi approcci sull’allattamento e, in particolare, sui diversi gradi di apertura verso l’uso del latte in polvere. «In Italia ho trovato una caposala che mi ha fatta sentire quasi inadeguata per non riuscire ad allattare al seno mia figlia. In Germania, invece, mi hanno chiesto se volevo allattare io oppure no.»

Com’è stato il parto

Giuseppina ha avuto la prima gravidanza nel 2013 in Italia. «Della dottoressa che mi ha seguita durante la mia prima gravidanza posso semplicemente dire che è stata fantastica. Le spese ginecologiche in Italia erano tutte a pagamento, sia le visite mediche che le analisi ogni mese, tranne l’amniocentesi che superati i 37 anni è gratis. Alla nascita di mia figlia sono stata fortunatissima ad avere la mia ginecologa di turno.

Le ostetriche sono state eccezionali, il parto tutto da manuale, addirittura non mi hanno messo neanche un punto. Ho incontrato persone che mi hanno fatto sentire molto a mio agio. Alla nascita del bambino in Germania era presente un’ostetrica che mi è stata molto vicina durante il parto. Ho trovato una persona molto giovane e attenta alle esigenze altrui. Mi spiegava come dovevo respirare e quando era il momento di spingere con molta tranquillità. Mio marito e la bambina erano fuori non potevano assistere ma avere anche solo lei è stato di grande sollievo.»

Il rooming-in in Italia e la nuova esperienza in Germania

«In Italia, dopo il parto, nonostante la stanchezza del travaglio, mi hanno portato subito la bimba nella stanza. Le mamme potrebbero aver bisogno di riposare. Invece le infermiere non lo chiedono, portano immediatamente il neonato lasciandolo alla madre. Questo succede anche quando la donna incinta ha subito un cesareo e potrebbe avere una convalescenza più complicata. Per questo motivo, è importante avere un familiare che possa rimanere tutta la notte nella stanza per aiutare con il neonato.

In Germania, invece, ho vissuto i primi giorni più serenamente. Ad esempio, al secondo giorno ho potuto fare il bagnetto a mio figlio. Per me è stata una nuova esperienza e sono contenta di averlo fatto. Da noi nel sud Italia i futuri genitori crescono dando importanza alla tradizione del primo bagnetto solo dopo che cada il moncone ombelicale, mai prima. Perciò, farlo al secondo giorno a mio figlio mi è sembrata una cosa stranissima e allo stesso tempo bellissima. Dove è nato mio figlio era una clinica stupenda a Münsingen. Mi sono affidata alla clinica più per una questione di vicinanza fisica che altro: ho trovato un personale molto efficiente che mi ha seguito durante i miei 3 giorni di degenza.»

Ad ogni modo le raccomandazioni OMS e WHO sul rooming (1) e sui primi bagnetti (2) vi rimandiamo a questo link:

(1): https://www.uppa.it/rooming-in/

(2)https://www.who.int/publications-detail-redirect/9789240045989

L’allattamento in Italia: un’esperienza traumatica

I problemi che ha dovuto affrontare sono stati soprattutto per l’allattamento in Italia che in Germania. «Per la prima gravidanza, quella in Italia, sono rimasta 3 giorni in ospedale pubblico. Non avevo latte e loro insistevano che dovevo allattare la bambina quando non ne avevo affatto. Il giorno dopo il parto tentai anche di spiegare che non mi era possibile allattarla dato che non avevo latte, che avrei voluto provare con il tiralatte. La caposala fu così insistente da farmi sentire quasi inadeguata e portarmi al pianto. La bambina aveva fame e io avevo abbastanza dolore al seno, solo alla fine mi diedero il latte in polvere.

Non è vero che non si è mamme se non si riesce ad allattare il proprio figlio, è un pensiero comune sbagliato.  Per l’allattamento in Germania mi hanno espressamente chiesto se volevo farlo naturalmente oppure no senza avere modi bruschi come mi era capitato in Italia. In più, la sera portavano i bambini in un’altra stanza, perciò c’era la possibilità di riposare la notte e questa è stata una delle cose che ho particolarmente apprezzato.»

ps: per maggiori informazioni sull’importanza dell’esclusivo allattamento  al seno almeno fino al sesto mese vi consigliamo ad ogni modo di leggere quanto affermato dalle linee guide di UNICEF e OMS. A seguire invece trovate il codice internazionale sulla distribuzione di sostituti del latte materno: https://www.unicef.it/pubblicazioni/codice-internazionale-sulla-commercializzazione-dei-sostituti-del-latte-materno/

Qualche problema anche durante la gravidanza in Germania

Nel 2017 Giuseppina ha avuto la seconda gravidanza in Germania. «Ho avuto una ginecologa molto brava. Lo scoglio principale è stato quello della lingua. Non parlando il tedesco sono stata per 9 mesi in ansia. Mio marito non poteva accompagnarmi per motivi di lavoro e chiedere informazioni alla mia dottoressa senza saper parlare il tedesco era molto complicato.

Ho avuto sempre bisogno di qualcuno che mi accompagnasse anche se c’era la segretaria infermiera italiana che poteva essermi di aiuto dato che durante le visite non poteva entrare. In compenso, però, ho pagato solo 100 euro per tutti i 9 mesi di gravidanza

«La ricerca del pediatra per mia figlia in Germania è stata complicata»

«Quando mi sono trasferita nel Sud della Germania mia figlia aveva quasi 2 anni. Perciò, come prima cosa dovevo trovare il pediatra. Il problema è che dei dottori in zona nessuno prendeva come pazienti bambini già grandi ma solo neonati quindi non sapevo cosa fare. Mi hanno dato una lista dei medici disponibili e l’unico era a 10 km da casa mia.

Per fortuna la bambina è stata presa dopo poco tempo. Il pediatra diceva solo qualche parola in italiano. Per mio figlio più piccolo ho deciso di trovare subito un pediatra adatto. Da quello che so in Italia una volta ricevuto il codice fiscale e la tessera sanitaria per il neonato è possibile contattare l’ASL. A quel punto sono loro a fornire un elenco di medici disponibili e a inserire il neonato come paziente del pediatra.»

«In Germania la maggior parte dei medici hanno i macchinari necessari»

«Una cosa che ho notato e apprezzato è che in Germania la maggior parte dei medici hanno i macchinari necessari per quanto riguarda le visite al cuore e ai reni. È facile trovare i medici specialisti necessari, non serve andare in altri ospedali come spesso può accadere in Italia.

Il problema è che spesso i dottori hanno fretta di visitare le persone e questo condiziona il paziente. Significa che le domande che la madre ha da porre al medico durante la visita possono passare in secondo piano perché potrebbero non essere considerate urgenti. E, questo, come tanto altro, ti fa sentire più tranquilla.»

Leggi anche: «Ho partorito una volta in Italia e una in Germania. La differenza non la fa il sistema, ma le persone»«Vivere la gravidanza in Germania è stato meglio che in Italia: qui più servizi e assistenza»In Germania se aspetti un figlio hai un’ostetrica che ti aiuta prima e dopo il parto venendo a casa

Studia tedesco a Berlino o via Zoom con lezioni di gruppo o collettive, corsi da 48 ore a 192 €. Scrivi a info@berlinoschule.com o clicca sul banner per maggior informazioni

Guarda foto e video e partecipa a concorsi per biglietti di concerti, mostre o party: segui Berlino Magazine anche su Facebook, Instagram e Twitter

Immagine di copertina: © Giuseppina Tommasi