“Uno, due, tre” il film di Billy Wilder ambientato a Berlino contro il capitalismo americano e il regime comunista

Billy Wilder fu uno dei più famosi registi di Hollywood. Austriaco, trascorse molti anni a Berlino dove tornò – in piena Guerra Fredda – per girare Uno, due, tre arguta satira contro il capitalismo americano e il regime comunista

Billy Wilder, austriaco di origine ebraica, passò molti anni della sua giovinezza a Berlino. Nel 1933 fu costretto a emigrare negli U.S.A dopo l’avvento al potere di Hitler. Già durante la sua permanenza in Germania scrisse numerose sceneggiature, tra cui quella per Uomini della domenica (Menschen am Sonntag, 1930). Ma è negli U.S.A. che divenne uno dei più influenti registi della storia del cinema, girando pellicole del calibro di Viale del tramonto (Sunset Blvd., 1950), Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch, 1955) o A qualcuno piace caldo (Some Like it Hot, 1959). Nel 1961 ritornò a dirigere un film a Berlino – in piena Guerra Fredda – dopo aver ambientato qui Scandalo internazionale (A Foreign Affair, 1948).

In Uno, due, tre Billy Wilder critica il capitalismo americano, ma non manca di biasimare anche il regime comunista

Uno, due, tre narra di C.R. McNamara (un James Cagney in stato di grazia), dirigente dello stabilimento della produzione di Coca Cola a Berlino Ovest. Il suo principale obiettivo è quello di esportare l’americanissima bibita anche nell’Unione Sovietica. Nel frattempo dovrà anche aiutare il suo capo a sbarazzarsi del marito comunista della giovane figlia, sposatisi in segreto a Berlino Est. La storia raccontata serve a Wilder come pretesto per imbastire una feroce, arguta e divertente critica contro il sistema economico americano, basato quasi esclusivamente sul capitalismo. «L’unica nobiltà che si conosca in America sono i Re dei diamanti, i Re del vizio e i conti in banca» afferma McNamara in una scena del film. Ma Wilder non lesina critiche anche al regime comunista. Agli occhi del regista, infatti, sia il modello americano che quello sovietico, con la loro ottusa contrapposizione, stavano trascinando il mondo in un nuovo baratro.

La troupe si trovò proprio in mezzo al cantiere per la costruzione del Muro di Berlino

Il film fu quasi interamente girato a Berlino, ma la Porta di Brandeburgo fu ricostruita in uno studio a Monaco di Baviera. Il motivo? La troupe si trovò proprio in mezzo al cantiere per la costruzione del Muro, rendendo impossibili le riprese. All’epoca il film non ottenne successo, soprattutto in Germania, poichè, come ricordò Wilder nel libro Billy Wilder – Un viennese a Hollywood, «nessuno aveva voglia di ridere di una commedia sui rapporti tra Est e Ovest ambientata a Berlino, mentre altri berlinesi rischiavano la vita saltando dalle finestre oltre il muro». Nel 1986 Uno, due, tre, riproposto nei cinema tedeschi, ottenne invece il meritato successo.

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