Sei giovani ambientalisti depositano una causa legale contro la Norvegia per le sue trivellazioni sull’Artico

Un gruppo di giovani ha presentato ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo contro le trivellazioni della Norvegia nel mare di Barents

Sei giovani attivisti hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), sostenendo che le trivellazioni petrolifere della Norvegia nell’Artico violino i diritti umani e delle future generazioni. I tribunali norvegesi hanno già rigettato la sfida legale allo sfruttamento dei combustibili fossili in passato. Le autorità giudiziarie del principale produttore di petrolio dell’Europa occidentale hanno accertato tre volte che il governo non abbia violato la costituzione del paese e il suo diritto a un ambiente sano aprendo per la prima volta all’esplorazione petrolifera ampie parti del Mare di Barents, a nord del Circolo Polare Artico. Gli attivisti norvegesi sono stati incoraggiati da una serie di recenti sentenze simili. Un tribunale dei Paesi Bassi ha ordinato alla Royal Dutch Shell di aumentare i suoi tagli alle emissioni, mentre la Corte Costituzionale tedesca che ha chiesto delle modifiche alle leggi sul clima del paese.

The People vs Arctic Oil

Il ricorso degli attivisti si basa sulla decisione della Norvegia nel 2016 di aprire nuove aree del Mare di Barents per l’esplorazione del petrolio. Una delle attiviste, Mia Chamberlain, ha dichiarato al Financial Times: «Dobbiamo fare tutto il possibile per fermare la crisi climatica. Per la Norvegia è importante perché abbiamo un’economia basata sul petrolio. Abbiamo il problema che i politici non si siedono e non realizzano un piano per fermare le trivellazioni petrolifere». Therese Hugstmyr Woie, presidente di Young Friends of the Earth Norway, ha aggiunto che «L’Artico è speciale a causa dei suoi ecosistemi vulnerabili. Le conseguenze di un incidente e delle normali trivellazioni petrolifere sono molto più grandi che in altri luoghi». Ora la palla passa alla Corte europea, che deciderà se il caso soprannominato «The People vs Arctic Oil» sia ammissibile. Nel frattempo, il Ministero del petrolio e dell’energia norvegese ha rifiutato di commentare il ricorso.

Le critiche delle Nazioni Uniti contro la grande impronta di carbonio dell’industria petrolifera norvegese

Il ricorso è stato depositato presso la CEDU il 15 giugno. Il gruppo di attivisti è stato supportato da Greenpeace Norvegia, Friends of the Earth Norway e Nature and Youth nella loro causa. Tra gli attivisti figurano la musicista Ella Maria Hætta Isaksen e i giovani ambientalisti Ingrid Skjoldvær e Mia Cathryn Chamberlain. Gli ambientalisti hanno fatto leva sull’articolo 112 della Costituzione norvegese. L’articolo, infatti, recita che «ogni persona abbia diritto a un ambiente favorevole alla salute e a un ambiente naturale la cui produttività e diversità siano mantenute». Le organizzazioni sottolineano come il governo norvegese abbia affrontato dure critiche da parte delle Nazioni Unite e diverse proteste internazionali per la sua esplorazione per il petrolio. Il paese ha recentemente perso il suo posto nella classifica delle Nazioni Unite per lo sviluppo umano. La causa di questa retrocessione è dovuta alla sua grande impronta di carbonio dell’industria petrolifera che minaccia la qualità della vita delle persone.

Il paradosso norvegese: metà delle auto vendute sono elettriche ma continua l’esplorazione di petrolio e gas

Nonostante l’Agenzia internazionale per l’energia e il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico abbiano concluso che il raggiungimento dell’obiettivo vitale di 1.5°C nell’accordo di Parigi richieda che la maggior parte delle riserve di combustibili fossili esistenti non possano essere bruciate, la Norvegia continua nell’esplorazione di petrolio e gas. Un grande paradosso quello che accade in terra norvegese. Il paese scandinavo è da diversi anni leader nelle azioni per la salvaguardia della biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico. Inoltre, in Norvegia, più della metà delle auto vendute negli ultimi anni sono veicoli elettrici. Questa grande operazione, pero, è minata dalla sua continua dipendenza da una grande industria di combustibili fossili. La Norvegia essendo uno dei principali produttori di petrolio e gas ha la responsabilità di guidare gli sforzi per mitigare, adattare e compensare le perdite e i danni causati da tali prodotti.

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Fonte copertina: Immagine di Elise Aldram da Pixabay CC0

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