Nico, la ‘Sacerdotessa delle Tenebre’ che collaborò anche con Fellini, Andy Warhol e Lou Reed

Cantante, modella e attrice, Nico – conosciuta anche come la ‘Sacerdotessa delle Tenebre’ – nacque a Colonia. Durante la sua vita collaborò con alcuni degli artisti internazionali più famosi diventando lei stessa una vera e propria icona

Nel 1967 i Velvet Underground, una delle band americane più innovative e rivoluzionarie di tutti i tempi, diedero alle stampe il loro album d’esordio: The Velvet Underground & Nico. In alcuni brani del disco, però, non era Lou Reed – all’epoca compositore principale e leader della band – a cantare. In tre canzoni si può udire una voce femminile che sembra quasi provenire da una dimensione ultraterrena. Era quella di Nico, giovane modella e attrice appena sbarcata negli Stati Uniti dalla lontana Germania.

La difficile infanzia, il trasferimento a Berlino e l’inizio della carriera da modella

Nico, all’anagrafe Christa Päffgen, nacque a Colonia in pieno regime nazista, il 16 ottobre del 1938. La sua infanzia fu duramente segnata da un evento particolarmente traumatico. Il padre, soldato della Wehrmacht, subì gravi danni cerebrali durante i combattimenti della Seconda guerra mondiale da cui non riuscì più a guarire e morì all’interno di un manicomio. Un evento che, di certo, segnò l’esistenza della ragazza. Subito dopo la fine della guerra Christa e la sua famiglia si trasferirono a Berlino – precisamente nel settore controllato dagli americani – e iniziò giovanissima la carriera di modella. Bellezza eterea ammantata da un alone di oscurità, Nico – pseudonimo che scelse di utilizzare – si trasferì poi a Parigi, dove divenne una delle modelle più apprezzate, guadagnandosi le copertine delle testate di moda più famose come Vogue, Elle, Tempo e molte altre.

Fellini, La Dolce Vita e le relazioni con alcune delle star più famose dell’epoca

Il talento e il carisma di Nico non potevano relegarla a essere solo una modella. Ben presto anche il mondo del cinema si accorse di lei. Nel 1958, a soli 20 anni, recitò nella pellicola La Tempesta di Alberto Lattuada e, l’anno successivo, collaborò con Rudolph Matè in Come Prima. Ma è nel 1960 che arrivò la vera e propria svolta nella carriera di Nico. In quell’anno, Federico Fellini, sicuramente tra i registi più importanti e influenti della storia del cinema, la volle per recitare una parte in uno dei suoi capolavori più celebri, La Dolce Vita, al fianco di Marcello Mastroianni. Da quel momento in poi la carriera di Nico fu sempre più in ascesa. Entrò ben presto a far parte dell’Olimpo delle star dell’epoca, diventando una vera e propria icona. Ebbe relazioni con Alain Delon – da cui ebbe un figlio che l’attore francese non riconobbe mai – con Brian Jones dei Rolling Stones e con Jim Morrison. Divenne amica di Bob Dylan, Jimmy Page dei Led Zeppelin e altre leggendarie rockstar della Swingin London. Ma, probabilmente, uno degli amici più importanti della sua vita fu l’artista americano Andy Warhol, guru della Pop-Art e deus ex machina della Factory, dove orbitarono gran parte delle superstar dell’epoca.

Trasferitosi in America Nico incontrò Andy Warhol. Un sodalizio fondamentale per la sua carriera

Nico arrivò a New York nei primi anni ’60. Non passò molto tempo prima che entrasse a far parte della Factory e conoscesse il suo fondatore, l’artista americano Andy Warhol. Per Nico, Warhol fu un vero e proprio pigmalione. La introdusse nella selvaggia scena artistica newyorchese presentandole Lou Reed, leader dei Velvet Underground, e l’atro membro fondatore del gruppo, John Cale. Affascinato dalla sua tenebrosa voce e dal suo timbro originalissimo per l’epoca, Reed – grande sperimentatore – propose a Nico di cantare tre brani dell’album di esordio del gruppo: Femme Fatale, All Tomorrow’s Party e I’ll be your Mirror. L’avventura con Reed, Cale e compagni durò solo il tempo di un disco. Già nel 1967 Nico pubblicò il suo debutto solista, Chelsea Girl, ispirato dall’omonimo film diretto dall’amico Andy Warhol in cui anche lei recitava una parte. L’anno dopo, nel 1968, incise The Marble Index, completamente scritto da lei. Ma è del 1970 l’uscita di quello che, tutt’ora, viene definito come il suo capolavoro: Desert Shore.

La caduta nel vortice della tossicodipendenza e la morte in un giorno di sole, un macabro scherzo giocato dalla Morte alla ‘Sacerdotessa delle Tenebre’

Desert Shore rappresentò un’altra tappa fondamentale della carriera di Nico. Ma non solo. Rimane anche uno dei dischi più importanti e influenti della storia della musica precursore di gran parte della musica che si svilupperà e avrà successo nella decade successiva. Di fatto l’album è il primo esempio di gothic rock, prototipo di un genere che esploderà definitivamente negli anni ’80. Ascoltandolo è infatti innegabile come le oscure, gotiche e decadenti atmosfere che caratterizzavano l’album di Nico abbiano profondamente influenzato il sound di band come Siouxie and the Banshee, The Cure e Joy Division tra gli altri. Insieme all’affermazione e al successo per Nico arrivò anche la dipendenza dalle droghe, in particolare dall’eroina. Un vizio in cui trascinò anche suo figlio. Nonostante ciò Nico riuscì a incidere altri tenebrosi capolavori come The End del 1974 in cui spicca la sua interpretazione dell’inno nazionale tedesco, tramutato in una plumbea e claustrofobica litania. Pochi anni dopo Nico si trasferì a Ibiza dove, poco prima della sua morte, riuscì a smettere con l’eroina. Morì nell’isola spagnola il 18 luglio 1988 a causa di una caduta dalla bicicletta che le causò un’emorragia cerebrale. Il figlio, in un’intervista, ricordò come quello fosse stato il giorno più caldo e soleggiato dell’anno. Un macabro scherzo giocato dalla Morte alla ‘Sacerdotessa delle Tenebre’.

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Immagine di copertina: Nico – Lampeter University, 1985 ©GanMed64 da Flickr CC2.0

 

 

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