La storia di András Hadik e dei 3500 ussari che conquistarono Berlino nel 1757

Le sue conquiste in nome dell’imperatrice Maria Teresa sono celebrate a Vienna e a Budapest con monumenti spettacolari, ma la sua storia viene spesso dimenticata. Ecco come il generale ungherese András Hadik prese Berlino in poche ore

Correva l’anno 1757, durante la Guerra dei Sette Anni. Le maggiori potenze europee, Francia, Russia e Austria-Ungheria, si erano alleate contro il nemico comune, la Prussia. Il re prussiano, Federico II, dopo aver collezionato una serie di vittorie iniziali, subì numerose sconfitte e ben presto si ritrovò debole e accerchiato. È proprio all’interno di questo scenario che si colloca la cattura di Berlino da parte di András Hadik, che prese completamente alla sprovvista il sovrano prussiano.

 

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L’impeccabile strategia di Hadik: raggiungere Berlino nel minor tempo possibile, senza attirare attenzione.

L’esercito prussiano era indebolito, il morale dei soldati a terra. Inoltre, data la natura geografica della Prussia e del Brandeburgo, non erano presenti barriere naturali, come catene montuose, che potessero ostacolare un attacco nemico proveniente da sud. Insomma, si trattava del momento migliore per attaccare Berlino e infliggere così l’ennesimo duro colpo alla Prussia. Il piano del comandante austro-ungarico Hadik prevedeva un’azione fulminea, per questo impiegò uno dei corpi d’elite della cavalleria ungherese: gli ussari. L’operazione doveva avvenire nella massima segretezza e perciò non destare sospetti: era vietato attaccare i cittadini prussiani o distruggere edifici privati. Invece di razziare i villaggi, com’era usanza in tempi di guerra, le truppe dovevano procurarsi il cibo legalmente, cioè  comprandoselo. A chi domandava cosa ci facessero così tanti soldati a cavallo in viaggio per la capitale, Hadik banalmente rispondeva di essere lì solo per rendere sicura la strada. E fu così che in 5 giorni Hadik e i suoi 3500 uomini raggiunsero Berlino.

Una conquista fulminea che spiazzò i berlinesi

Una volta a Berlino, Hadik si preoccupò di danneggiare innanzitutto l’industria bellica prussiana: distrusse le fonderie sulla Sprea, filande, granai e depositi di artiglieria. Poco prima di entrare in città da una delle porte principali, la Schlesisches Tor,  dispose i suoi soldati in formazione di attacco. Il governatore di Berlino, Friedrich Wilhelm von Rochow, fu preso completamente alla sprovvista. Radunò le poche truppe rimaste in città (circa 4000 uomini) e ordinò di erigere una barricata a difesa della Schlesisches Tor. Hadik inviò un messaggio a Rochow, intimandolo ad arrendersi e pagare 500mila talleri. Ma dopo aver aspettato per oltre un’ora senza ricevere risposta, iniziò l’attacco. In poche ore, riuscì a sfondare le difese nemiche e a catturare in città. La vittoria fu facile soprattutto perché il grosso dell’armata prussiana si trovava in Sassonia, mentre a Berlino erano rimasti i soldati più inesperti.

La ritirata e le negoziazioni per la pace

Purtroppo i festeggiamenti per la vittoria durarono poco, perché Hadik ricevette una brutta notizia: un generale prussiano, il principe Maurizio di Anhalt-Dessau, si era già messo in cammino verso Berlino con un seguito di 8000 soldati. Inoltre, si diceva in giro che lo stesso Federico II fosse partito da Lipsia per attaccare l’armata di ussari. Hadik dovette quindi ritirarsi rapidamente, non senza aver prima riscosso 200mila talleri dalle autorità berlinesi e altri beni pregiati. In questa occasione, il comandante ungherese richiese anche 12 paia di guanti con lo stemma di Berlino, con l’intenzione di donarli all’imperatrice Maria Teresa. Ma si narra che i prussiani, in segno di disprezzo contro la sovrana, abbiano consegnato solo guanti sinistri. In ogni caso, l’impresa fruttò onore e successo a Hadik, oltre a sollevare il morale delle truppe asburgiche. Anche se, alla fine, Federico II risultò vincitore nella guerra dei Sette Anni, non dimenticò mai l’umiliazione della conquista di Berlino. Da allora, infatti, non tralasciò mai di ammonire i suoi generali, con le parole “…E tenete d’occhio Hadik.

 

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Immagine di copertina: Ussari in battaglia da WikipediaPubblico Dominio

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