La foto della tedesca che brucia soldi nel 1920

La foto della tedesca che brucia soldi nel 1923

Germania 1923: la foto emblema del periodo dell’iperinflazione. Una donna brucia i marchi tedeschi per scaldarsi.

Sebbene la Repubblica di Weimar, sin dalla sua fondazione nel 1918, avesse dovuto faticosamente far fronte alla ricostruzione dell’economia tedesca, fu a partire dal 1923 che visse le sue conseguenze più catastrofiche. Quest’immagine di una donna tedesca che brucia le banconote per accendere il fuoco ne mostra la cruda realtà. Il marco tedesco, infatti, arrivò a perdere quasi totalmente il proprio valore. Il costo di una pagnotta di pane, che a gennaio 1923 ammontava mediamente a 250 marchi, verso la fine dell’anno salì precipitosamente a 200 milioni.

Questo shock nel livello generale dei prezzi si tradusse presto nella drastica perdita di valore della valuta tedesca, così debole – al picco dell’inflazione – da necessitare di 4 trilioni per l’acquisto di un singolo dollaro statunitense. Non è difficile quindi immaginare come una larga fascia della popolazione tedesca, spinta dalla miseria, preferisse usare il denaro stesso, ormai privo di valore e quindi più conveniente del legno e del carbone, per scaldare le proprie abitazioni.

La foto della tedesca che brucia soldi nel 1923

Le cause dell’iperinflazione

A differenza dell’inflazione, che, se controllata, rappresenta un segnale positivo nell’andamento dell’economia, la cosiddetta ‘iperinflazione’ non può che essere un sintomo preoccupante. Infatti, si registra un innalzamento precipitoso del livello generale dei prezzi in un periodo di tempo molto breve, causando l’erosione repentina del valore della moneta. Quello che successe in Germania nei primi anni ‘20 fu sconcertante. Il marco tedesco perse valore ad una velocità tale per cui i lavoratori salariati venivano pagati all’ora per sfruttare il valore residuo della moneta e il baratto finì per riaffermarsi come pratica comune.

Principalmente vengono individuate due cause alla base del crollo del sistema monetario tedesco. La prima è la più evidente. La Germania degli anni ’20 non solo era appena uscita da una guerra mondiale, ma ne era uscita da sconfitta. Questo comportava – secondo il trattato di Versailles – la cessione di un’ingente compensazione monetaria ai Paesi vincitori. Il secondo motivo ne è una conseguenza: data l’impossibilità economica della Germania di rispettare i patti, la Francia e il Belgio decisero unilateralmente di invadere il centro industriale della regione della Ruhr. Il Governo tedesco fu, così, costretto a stampare moneta per poter pagare gli stipendi agli operai impossibilitati a svolgere il proprio lavoro.

Gli effetti nel breve e nel lungo periodo

La conseguenza più ovvia della crisi del 1923 fu il deterioramento della capacità economica della classe media tedesca, oltre che all’ulteriore impoverimento delle fasce demografiche più umili. Nel complesso, le condizioni economiche del ’23, riassunte in modo emblematico da questa foto, rappresentano una fase storica cruciale nella comprensione del decennio a cavallo tra la Grande Guerra e l’ascesa del Nazismo in Germania. Infatti, il fallimento del marco tedesco portò a un malcontento generalizzato che finì per tradursi in proteste e radicalizzazione interna, tant’è che gli estremismi di destra e sinistra videro accrescere il proprio consenso, preludendo così ai tragici fatti degli anni ’30.

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Immagine di copertina: La foto della tedesca che brucia soldi nel 1920

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