Germania, liberato dopo 9 mesi residente in Italia accusato di un omicidio nel 1998 a Berlino

L’operaio Serghei Nilov non è l’assassino di Frank Eberl e torna in Italia dopo 9 mesi di carcere da innocente.

Dopo oltre nove mesi di carcere tra Italia e Germania, Serghei Nilov, operaio di origine moldava e residente a Schio (VI), è stato liberato. E’ la fine di un incubo giudiziario durato più di vent’anni. La vicenda, già raccontata da Berlino Magazine, inizia nel 2017, quando Nilov è accusato di essere l’autore di un omicidio commesso a Berlino nel marzo del 1998. Da quel momento inizia l’ odissea. In carcere a Vicenza per 40 giorni, è estradato nell’agosto del 2020 in Germania per 8 mesi. La svolta arriva in una delle udienze del processo istruito dalla procura di Berlino. Un connazionale ed ex-collega di Nilov ha infatti confessato di aver commesso l’omicidio, scagionandolo da ogni le accuse. “Ringrazio mia moglie, Dio, i miei avvocati e tutti gli amici che mi sono stati vicino in questo periodo pesante per me” sono le sue prime parole, come riportato dal Corriere del Veneto.

La vicenda dell’omicidio di Eberl

L’imprenditore edile Frank Eberl è ucciso a sangue freddo il 3 marzo del 1998 da tre colpi di pistola. All’epoca Serghei Nilov è sommerso di debiti e inizialmente sembrano il movente del delitto. Nel 2017, Vaeceslav Andrienko testimonia contro il connazionale ed ex collega Serghei Nilov, accusandolo dell’omicidio di Eberl. Il caso viene quindi riaperto, con un mandato di arresto europeo diramato dall’Interpol. Nilov si è sempre dichiarato innocente, anche se le accuse sono pesanti: sarebbe il sicario del delitto, assoldato per 1.500 marchi. Il muratore moldavo trasferitosi nel frattempo a Schio è quindi arrestato a Vicenza. Dopo 40 giorni è però rilasciato per mancanza prove d’accusa. L’uomo è però estradato lo scorso agosto. Nilov inizia la sua detenzione in carcere in Germania per ben 8 mesi da innocente, telefonando alla moglie una volta ogni 14 giorni, per soli 10 minuti.

La svolta nel processo

La clamorosa svolta è arrivata qualche settimana fa. Nel corso di un’udienza del processo Andrienko ha cambiato versione ed ha confessato di essere l’autore dell’omicidio.  A ordinare l’assassinio sarebbe stato un altro imprenditore, di origine inglese, in conflitto con Eberl. Dopo la testimonianza di Andrienko, Nilov è stato immediatamente scarcerato ed ha ricevuto le scuse di giudice e pubblico ministero tedeschi. E’ poi tornato in Italia, dove ha riabbracciato la moglie e ritrovato il suo posto di lavoro alla “House Technology”, un’azienda di San Vito di Leguzzano che produce prefabbricati per l’edilizia sostenibile. «Era stato licenziato a causa dell’estradizione ma il titolare è pronto a riassumerlo da subito» hanno dichiarato i suoi avvocati, Claudio Mondin e Matteo De Meo, che hanno assistito Nilov in collaborazione con i colleghi tedeschi Josipa Salm-Francki e Frank Zindler. «E’ una vicenda kafkiana – hanno sottolineato i legali – e Nilov è vittima non solo di una persona instabile ma anche di un sistema europeo che non ha saputo fare le necessarie verifiche.»

 

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 In copertina: CC0 (c) Pixabay

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