Germania, influencer rifiuta soldi per diffondere fake news sui vaccini

Il mercato ombra della disinformazione a noleggio. Influencer pagati per diffondere fake news sui vaccini

A maggio, diversi influencer, tra cui Mirko Drotschmann dalla Germania e Léo Grasset dalla Francia, hanno ricevuto un’allarmante offerta. Un’agenzia ombra di pubbliche relazioni con sede a Londra voleva pagarli per promuovere delle informazioni per conto di un cliente. Un chiaro e lucido documento di tre pagine illustrava dettagliatamente cosa dire e su quali piattaforme comunicarlo. Gli influencer avrebbero dovuto diffondere dubbi sull’efficacia e la pericolosità del vaccino Pfizer/BioNTech in cambio di denaro. L’agenzia Fazze, firmataria della proposta, ha rivendicato un indirizzo di Londra dove non sembrano esserci prove della sua esistenza. Fazze ha cancellato tutti gli account sui social media dopo che Léo Grasset e Mirko Drotschmann hanno esposto gli screenshot della proposta. La stessa settimana, influencer indiani e brasiliani, hanno pubblicato video che richiamano il disegno descritto da Fazze a migliaia di followers. Il meccanismo sembra inserirsi nel quadro di un’industria segreta che gli analisti della sicurezza e i funzionari americani dicono stia esplodendo: disinformazione a noleggio.

 

Il business delle fake news e i social media come amplificatori

Si sta assistendo a una forte e silenziosa crescita di aziende private a cavallo tra il marketing tradizionale e il mondo delle operazioni di influenza geopolitica. Offrono servizi un tempo gestiti principalmente da agenzie di intelligence. Le aziende usano soprattutto i social media per raggiungere un ampio raggio di persone, seminando dubbi, intromettendosi nelle elezioni, diffondendo fake news. “Gli attori della disinformazione su commissione impiegati dal Governo o da attori adiacenti al Governo sono in seria crescita”, ha affermato Graham Brookie, direttore del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, definendola “un’industria in forte espansione”. Il Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council ha osservato campagne simili in tutto il mondo, con obiettivi molto diversi. Vengono infatti citati esempi molto eterogenei: promozione del partito al Governo indiano, supporto agli obiettivi della politica estera egiziana e sostegno a figure politiche in Bolivia e Venezuela. Alcune di queste agenzie sono state recentemente rintracciate.

Il settore in forte espansione delle fake news

Gli esperti affermano che si sono accessi i riflettori su tale tendenza dopo lo scandalo Cambridge Analytica del 2018. Dal successo di quest’ultima, co-fondata dal leader della campagna elettorale di Donald Trump, Steve Bannon, è emersa un’intera industria che offre la disinformazione come servizio. Cambridge ha utilizzato i suoi dati per rivolgersi a un pubblico iper-specifico con messaggi su misura, ottenendo impressionanti risultati. L’episodio ha mostrato ad un ampio ventaglio di consulenti la fruttuosità dei social media per cause politiche. Brookie vede in ciò uno sviluppo particolarmente preoccupante: “È in aumento che i servizi di disinformazione siano assunti da agenzie governative o attori confinanti con i governi, e questo deve essere preso sul serio”, dice. L’affido a società terze ed esterne per l’attività di propaganda ha diversi vantaggi. Da un lato, infatti, si riscontra un’economicità  rispetto all’impiego di servizi segreti specializzati. Dall’altra parte, le reti aziendali opache rendono più facile negare la partecipazione alle campagne.

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