Cronaca di una giornata al Pride di Berlino

Da Bologna a Berlino per il Pride, ma non quello tradizionale. Quest’anno scegliamo il corteo alternativo, dalla chiara impronta politica

Parte la trasferta da Bologna: direzione Berlino per il leggendario Pride. I biglietti aerei non sono stati scelti in modo casuale. Io sono a Berlino da due mesi ormai e le mie amiche e il mio amico italianə non se lo volevano perdere. Loro sono quattro, tre donne e un uomo, quindi il linguaggio del racconto si adatterà alla composizione del gruppo: niente plurale maschile come vorrebbe la regola grammaticale, perché le donne qui sono in netta maggioranza. È sabato pomeriggio, fa finalmente caldo dopo giorni di temperature ben poco estive e ci prepariamo per andare al Pride. Ma non raggiungiamo il tradizionale CSD – la famosissima Christopher Street Parade. Scegliamo invece di partecipare al corteo in partenza da Hermannplatz. Perché quest’anno Berlino non ha un Pride, ne ha ben due.

 

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International Queer Pride for Liberation

Già a fine giugno a Berlino si era svolto un pride “alternativo”. Quello che si auspicava, in quell’occasione, era trovare un’alternativa al pride tradizionale, da molti criticato per l’organizzazione apolitica e ormai eccessivamente commerciale. Anche nel corteo a cui abbiamo partecipato sabato scorso, la linea di demarcazione rispetto al tradizionale CSD è chiara: “Vogliamo recuperare il pride dal CSD mainstream e riunire le comunità queer radicali, anticoloniali e antirazziste di Berlino. Questa marcia è organizzata congiuntamente da QUARC (Queers Against Racism and Colonialism Berlin), da membri di molti gruppi queer antirazzisti a Berlino e da persone che non sono collegate ad alcuna organizzazione. La nostra liberazione sarà intersezionale”.

Tantə, diversə, tuttə orgogliosə

Un pride con un chiaro posizionamento politico dove, oltre alle tradizionali istanze della comunità LGBTQIA+, notiamo da subito cartelloni, striscioni e bandiere pro Palestina e Kurdistan. Parole scritte, pitturate, glitterate, per combattere le strutture di un sistema suprematista bianco etero cis gender, capitalista e patriarcale. Ma anche parole per chiedere la liberazione di territori oppressi. Il percorso si snoda da Hermannplatz a Oranienplatz. Siamo tantə, tuttə orgogliosə di portare i nostri corpi per le strade della città. Ci siamo truccatə, svestitə, glitteratə e camminiamo parlando e cantando. Un fitto programma di interventi scandisce le pause del corteo, che ogni qualche metro si ferma. Il discorso d’apertura riporta la prospettiva palestinese. Poi parlano diversə attivistə: rappresentantə di Migrantifa, ebreə, persone con disabilità, attivistə del Bloque Latinoamericano di Berlino, attivistə per i diritti degli animali e sexworkers.

Proud and Loud

La parata è meno festosa delle passate, ma più politica. Ed è questo il chiaro intento che sta dietro questo Queer Pride. Ma nessunə rinuncia alla gioia di essere insieme e portare la propria voce, e la propria richiesta di diritti e visibilità. Verso sera Oranienplatz è piena di persone che vicinə si supportano, manifestano, protestano. Persone trans, intersessuali, queer, omosessualə, bisessuali, assessualə. Top, calze a rete, catene sadomaso, tacchi vertiginosi, paillettes. Tette e, a volte, chiappe al vento. Un turbinio di colori e diversità ci attraversa, e noi lo attraversiamo. Si ascolta musica e si balla (indossando le ormai immancabili FFP2) perché nessunə di noi è liberə finché non siamo tuttə liberə. E così si conclude il corteo e la serata: Proud and Loud.

 

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Immagine di copertina: Internationalist Queer Pride for Liberation, Oranienplatz Berlino, CC Sara Finarelli

 

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