pexels-photo-1636172.jpeg, https://www.pexels.com/it-it/foto/luce-citta-paesaggio-tramonto-1636172/, CC0, Julia Sakelli

“Ci fu antisemitismo polacco nel 39-45”. Ora i due storici sono a processo

Polonia, ricercatori sull’Olocausto accusati di diffamazione

Due professori di storia sono sotto processo a causa di un libro sull’Olocausto. I noti ricercatori Barbara Engelkink e Jan Grabowski sono al momento nel mirino di alcuni conservatori di destra. Scienziati ed esperti dell’Olocausto di tutto il mondo ora lanciano l’allarme. Il verdetto del processo è atteso per questo venerdì. Nel loro progetto di ricerca “Dalej jest noc” (Ed è ancora notte) pubblicato nel 2018, Engelking e Grabowski, insieme ad altri autori hanno condotto nove studi locali volti ad indagare le strategie di sopravvivenza degli ebrei nella provincia polacca orientale sotto occupazione tedesca. Del resto, il ruolo della popolazione polacca è proprio il punto in cui gli storici colpiscono maggiormente. La Polonia fu invasa dalla Germania nazista nel 1939 e fu sottoposta all’occupazione tedesca sino al 1945. Si stima siano almeno 3 milioni gli ebrei polacchi assassinati dai nazionalsocialisti. Anche tutti i polacchi che hanno prestato il loro aiuto per salvare gli ebrei hanno subìto la pena di morte. Molti sono gli esempi di questo tipo presenti nel libro di Engelking e Grabowski. Altri temi cardine presenti nel loro lavoro riguardano atti di antisemitismo, di denuncia e di coinvolgimento dei polacchi nei crimini nazisti.

La nipote del sindaco fa causa. Chiesto risarcimento

L’ottantenne Filomena Leszczynska, nipote di un ex sindaco della Polonia Orientale, ha fatto causa ai due storici. La Leszczynska accusa i due ricercatori di aver danneggiato la memoria dello zio e chiede un risarcimento pari a circa 22.500 euro e scuse pubbliche. La causa è sostenuta dalla “Lega contro la diffamazione”. Il sito web della fondazione descrive l’ex sindaco come un “eroe polacco” che ha aiutato molti ebrei a salvarsi dai nazisti. L’immagine del sindaco Malinowski descritta nel libro dei due ricercatori è, però, ben diversa: stando alle loro dichiarazioni egli fu complice della morte di più di 20 ebrei rimasti nascosti nella foresta e consegnati ai tedeschi. Nel dopoguerra, Malinowski durante un processo fu assolto dopo che un ebreo aveva testimoniato in suo favore. Engelking, da allora, ha fornito i dettagli in una dichiarazione. Nel 1996 la testimone ebrea ha riferito alla Shoah Foundation di aver abbellito la sua testimonianza nel processo contro Malinowski.

Potenziale rischio di intimidazioni

Storici ed esperti dell’Olocausto sono inorriditi al pensiero che Grabowski ed Engelking vengano trascinati al Kadi per il loro libro. Lo stesso Grabowski teme che, a lungo termine, questi attacchi possano portare alla conclusione della ricerca sull’Olocausto in Polonia. Anche gli storici tedeschi la vedono in maniera molto simile. “Sussiste un alto rischio di intimidazione quando si tratta di tali udienze in tribunale”, ha dichiarato Eva Schloteuber dell’Associazione degli storici in Germania. I ricercatori più giovani, in particolare, potrebbero scoraggiarsi. C’è anche il rischio di recare un enorme danno alla società se i risultati della ricerca non fossero negoziati in un discorso scientifico ma in tribunale. Già nel 2000 lo storico Jan Tomasz Gross aveva portato nel suo “Neighbors” la testimonianza circa l’omicidio di almeno 340 ebrei nella piccola cittadina di Jedwabne nel luglio del ’41. Lo storico venne pesantemente attaccato per questo. Il libro di Gross è stato un vero e proprio shock per i polacchi. La società è riluttante nell’assumersi la responsabilità perché vuole proteggersi dai sensi di colpa. Ciò causa l’innesto di una sorta di meccanismo di negazione molto pericoloso.

Immagine di copertina: pexels-photo-1636172.jpeg – copyright – CC0

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