Berlino, ricercatori testeranno droghe psichedeliche per combattere la depressione

Dopo decenni di divieti gli scienziati cambiano idea: le droghe psichedeliche sono d’aiuto nella lotta a depressione e dipendenze.

Berlino, già scenario di cambiamenti musicali e culturali, fa da sfondo ad una nuova rivoluzione: quella delle droghe psichedeliche. Dopo decenni di veti e pareri contrari gli scienziati cambiano rotta e affermano che le droghe psichedeliche – come ad esempio la psilocibina – possono aiutare la medicina nella cura di dipendenze e depressione. Contenuta nei funghetti allucinogeni, i cosiddetti “Magic mushrooms”, la psilocibina è un principio attivo che una volta  ingerito viene rapidamente elaborato dal nostro organismo e agisce sul sistema nervoso centrale inducendo esperienze psichedeliche ed effetti  euforizzanti. La clinica berlinese Charité, dopo decenni di stop delle ricerche nel campo degli psichedelici, ha deciso nel primo trimestre del 2021 di promuovere due studi di ricerca che indagheranno se la psilocibina possa essere usata nel trattamento delle sindromi depressive.

Come funzionerà la cura a base di droghe psichedeliche

Si chiama psichedelia assistita ed è una pratica sempre più popolare. Consiste nel somministrare sostanze psicotrope per trattare un grosso gruppo di problemi fisici e psicologici. I primi studi basati sulla psilocibina e sull’LSD (chimicamente non correlata con la psilocibina, ma che può influire sulla psiche con effetti molto simili) risalgono agli anni ’50 e ’60 ed erano diffusi su entrambe le coste dell’Atlantico. Uno dei più famosi sostenitori delle terapie con queste due sostanze era il docente di Harvard, in seguito guru hippie, Timothy Leary. Fu lui a coniare la frase “Turn on, tune in, drop out”, letteralmente: accenditi, sintonizzati, esci dagli schemi. Nel 1962 somministrò la psilocibina a degli studenti per vedere se il farmaco potesse indurre esperienze mistiche e  il suo esperimento andò a buon fine. In quegli anni esperimenti come il suo erano molto popolari. L’LSD era considerata una cura miracolosa, molto diffusa anche negli studi degli psicoterapisti di Hollywood. Tra gli altri l’attore Cary Grant, ad esempio, affermò di averne fatto uso più di 100 volte tra il ’58 e il ’61 e ribadì in diverse occasioni come la terapia gli avesse cambiato la vita. Nel corso di poco più che dieci anni la notorietà delle droghe psichedeliche ebbe però un drastico calo. La “War on Drugs” (letteralmente”Guerra alle droghe”) intrapresa dal presidente americano Richard Nixon portò, nel corso degli anni settanta, al termine degli studi di ricerca su psilocibina e LSD. Ci sono voluti oltre 30 anni affinché questo cambiasse, e solo nei primi anni 2000 i ricercatori della New York University, della Johns Hopkins University e dell’Imperial College di Londra iniziarono di nuovo a condurre studi a riguardo.

Illegali o legali? Eterno dilemma

Il possesso di LSD, psilocibina e funghetti allucinogeni in Germania è perseguibile e punibile per legge. Questo di certo non intimorisce i tanti consumatori che trovano alternative sul mercato nero per rifornirsi di droghe psichedeliche. Una forma di terapia molto in voga a Berlino, nonostante la sua illegalità, è il microdosaggio ovvero l’assunzione di piccole quantità di LSD per aumentare  creatività e produttività o per combattere la depressione.

Una recente intervista pubblicata dalla Berliner Zeitung racconta la storia di Anna, consumatrice di LSD in dosi terapeutiche. La 42-enne con una sindrome depressiva diagnosticata da circa dieci anni, dietro prescrizione del suo psichiatra era in terapia con Citalopram, farmaco  tra gli antidepressivi SSRI (Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Per dieci lunghi anni questo farmaco le ha permesso di avere la sua vita sotto controllo, gli effetti collaterali a cui è andata incontro non sono stati da poco. Il farmaco, infatti, le permetteva di bere grandi quantità di alcolici ed essere priva il giorno seguente dei postumi da sbornia. Purtroppo questa resistenza all’alcool ha provocato un circolo autodistruttivo. Anna si è destabilizzata completamente, in particolare a livello emozionale. Nel suo mondo grazie al farmaco non esistevano più momenti di bassi, ma con essi erano scomparsi anche i momenti felici. “In dieci anni non ricordo di essermi innamorata nemmeno una volta” dice Anna parlando del suo passato. Con l’inizio della pandemia da Coronavirus, Anna ha deciso di dare una svolta alla sua situazione e dopo aver visto un documentario sull’efficacia del microdosaggio, ha interrotto volontariamente l’assunzione del farmaco antidepressivo e ha deciso di provare la nuova forma di terapia a base di droghe psichedeliche. Tramite un amico riceve il contatto di un fornitore di LSD e ogni tre giorni comincia a prendere una  piccola quantità di droga.

Anna racconta di essersi sentita meglio sin da subito, di essere stata in grado di far fronte alla sua vita quotidiana e che l’LSD non le ha provocato effetti allucinogeni o inebrianti. Descrive una sensazione di normalità e soprattutto la capacità di provare vere emozioni. Questa sensazione, sostiene Anna, è rimasta tale fino al giorno in cui lei, non volendo mescolare l’assunzione di LSD con altri farmaci, ha interrotto la terapia per cominciare quella antibiotica prescrittagli dal suo medico per curare un’infezione batterica che aveva contratto. Durante la pausa da LSD, la sua sindrome depressiva ha di nuovo preso il sopravvento, riportandola alla situazione iniziale.

Nuova scienza psichedelica

L’esempio di Anna mostra che il microdosaggio può semplificare di molto la vita di persone afflitte da depressione. Il notevole effetto delle droghe psichedeliche sullo stato di salute è uno dei motivi per cui  gli scienziati dell’università berlinese Charité stanno svolgendo due studi sulla terapia a base di psilocibina. I trial sono in particolare rivolti a pazienti affetti da forme depressive resistenti alle terapie convenzionali. Guardando ai numeri a non rispondere alle terapie tradizionali sono ben il 30% di tutti i soggetti malati.

Il primo dei due studi prende il nome di EPIsoDE (Efficacy and Safety of Psilocybin in Treatment-Resistant Major Depression – letteralmente Efficacia e affidabilità della psilocibina nel trattamento della depressione maggiore trattamento resistente) e viene finanziato dallo Stato tedesco. Le spese del secondo studio, invece, sono sostenute dalla società di biotecnologie Compass Pathways con sede a Londra. Nello studio EPIsoDE i partecipanti ricevono una dose di psilocibina, che li porta a vivere un trip di sensazioni euforiche e allucinazioni. Uno psicoterapeuta sarà sempre presente durante gli esperimenti.

Lo scienziato a capo dell’ EPIsoDE, professor Gerhard Gründer, lavora all’istituto centrale per salute mentale a Mannheim e seguirà metà di questo studio. All’ospedale Charité di Berlino, invece, lo studio verrà coordinato dal dottor Michael Koslowki, medico specializzato in psichiatria e psicoterapia, che farà egli stesso parte del team di terapisti che seguiranno i pazienti durante i loro viaggi sotto effetto di psichedelici. Koslowski spiega lo studio in questo modo: “La terapia della parola è  parte integrale del trattamento. In molteplici colloqui i pazienti vengono preparati attraverso incontri informativi sulle sostanze, mentre gli psicanalisti fanno domande sulla storia della depressione dei pazienti e sui temi della loro vita su cui vogliono confrontarsi e parlare. Sono previsti due incontri che devono svolgersi nell’arco di 8 settimane in un particolare spazio adibito. I pazienti prendono una pillola, si sdraiano su di un letto, indossano una mascherina per gli occhi e ascoltano una playlist musicale scelta da loro. Lo studio dovrebbe basarsi su tre somministrazioni: una prima dose di 25 milligrammi di psilocibina, una seconda più leggera di 5 mg e un placebo, la niacina, che può avere come effetti collaterali nervosismo e vampate di calore. Ovviamente coloro che partecipano allo studio così come i terapisti che li accompagnano non sanno quali sostanze stanno ingerendo”.

“Non è semplice trovare un placebo adatto alla psilocibina” dice Koslowki. “Per noi è però fondamentale che i pazienti capiscano che anche con un placebo è possibile fare un profondo viaggio antidepressiv0. Questo ovviamente grazie ai nostri terapisti, alla musica  e a tutto il percorso pre e post-terapia. Per motivi etici ogni persona che partecipa allo studio dovrà però prendere almeno una dose di psilocibina, per garantire che ciascuno faccia l’esperienza di un trip” ha continuato Koslowski.

Come funziona la guarigione attraverso la somministrazione di droghe psichedeliche

Secondo Koslowski si tratta di un processo intracerebrale. “Nei giorni e nelle settimane dopo la singola dose si vede un aumento della plasticità neuronale. Si formano nuove sinapsi. Le cellule nervose crescono più in fretta. Tutto questo apre una finestra temporale in cui  è possibile, tramite la psicoterapia, riuscire a fare molti cambiamenti nella psiche umana” ha dichiarato il medico.

“Inoltre” sostiene Koslowski “c’è anche l’esperienza soggettiva durante la seduta psichedelica, che potrebbe avere un impatto molto forte sui probandi, addirittura mistico. Il paziente viene messo a confronto con domande esistenziali. Affronta temi come morte, obiettivi di vita, relazioni visti da prospettive completamente diverse.”

Alla New York University alcuni pazienti malati di cancro allo stadio finale hanno ricevuto psilocibina per affrontare meglio la paura della morte. Lo studio ha avuto dei risultati veramente sorprendenti. Tra tutti i pazienti quelli con risultati migliori erano coloro che avevano avuto un’esperienza mistica. Questi risultati suggeriscono come la psilocibina possa innescare un cambiamento nel nostro Io interiore, in particolare se il suo uso è supportato da sedute terapeutiche in cui i soggetti possono elaborare la loro esperienza psichedelica con uno psicologo.

Un diffuso luogo comune sugli psichedelici è la paura delle psicosi. A questo proposito Koslowski sostiene che le psicosi sono possibili qualora le droghe come l’LSD vengano assunte senza la presenza di medici. Oppure se i pazienti o qualche loro familiare hanno una storia clinica di psicosi. Soggetti con questo genere di disturbi non dovrebbero partecipare allo studio. “La terapia è sicura” prosegue Koslowski. Il medico ha inoltre dichiarato che “la psilocibina, diversamente da altre droghe illegali, ha un rischio di dipendenza estremamente basso”.

Droghe come una nuova corsa all’oro?

La terapia con psilocibina dunque è promettente tanto che le prime aziende già se ne occupano e sperano in lauti guadagni attraverso il suo uso medico. L’azienda Compass Pathways, finanziatrice di uno dei due studi dello Charité, con il suo ingresso in borsa ha raccolto lo scorso autunno a New York  145 milioni di dollari. L’azienda sta sviluppando un nuovo modello di terapia a base di psilocibina sintetica, chiamata COMP360. Uno dei fondatori, Lars Christian Wilde, intervistato nel podcast berlinese a tema psichedelici, The New Health Club, moderato dalla giornalista Anne Philippi, sostiene che la terapia in un paio d’anni sarà permessa anche in Germania e che le assicurazioni sanitarie la accetteranno come valida. “Se la scienza ha ragione, la psilocibina potrebbe essere una vera opzione per i pazienti” dice Wilde. “Agli studi supportati dalla Compass Pathways, dovrebbero partecipare 216 pazienti da 22 località diverse di Nord America ed Europa. L’obiettivo? Trovare la dose ideale per curare la depressione” ha affermato Wilde

La ricerca tedesca? Caduta nel dimenticatoio

Parlando con la giornalista  Anne Philippi, Wilde afferma che “molti hanno dimenticato che la ricerca sulla psilocibina era in Germania uno dei cavalli di battaglia. Purtroppo però l’ultimo studio su questo tema si è svolto a fine anni 90 all’università di Colonia. La Germania era uno dei centri più importanti se non il più importante. All’università di Gottinga  furono curati centinaia di pazienti. Quando i ricercatori andarono in pensione però, molte delle conoscenze sul tema andarono perdute. Spero vivamente che tramite i piani di studio e ricerca attuali queste conoscenze tornino alla luce”.

Guardando la situazione attuale sembra proprio che il cambiamento arriverà nell’anno 2021. La pandemia ha innescato una vera e propria crisi della salute mentale. Non ci si stupisce dunque che lo Stato tedesco sia aperto a nuove prospettive.  Mind-Foundation, organizzazione no-profit berlinese, portavoce sull’uso degli psichedelici in campo medico, scrive sulla propria pagina web: “La psilocibina potrebbe essere un arricchimento, se non addirittura una pietra angolare nella riforma delle cure psichiatriche. I trattamenti più effettivi per determinati pazienti non impongono cure di lunga durata, cosa che rende l’intera terapia molto meno costosa”. Koslowski da loro ragione e ritiene le nuove terapie decisamente necessarie. “Negli ultimi anni si è compreso che tanti pazienti affetti da depressione non riescono ad essere trattati con successo con antidepressivi convenzionali. La ricerche che verranno condotte allo Charité potrebbero confermare l’efficacia della psilocibina e dare una svolta alla terapia contro la depressione” ha detto il medico.

Micro contro Macro

Tornando ad Anna: cosa ne pensa dei piani di studio dello Charité? Potrebbe immaginarsi di partecipare? Contattata dai giornalisti della Berliner Zeitung Anna dice di aver voglia, ma anche qualche dubbio. Lo scorso inverno ha contratto il Coronavirus, il suo sistema immune è ancora debole. L’idea di partecipare ad una terapia psichedelica la preoccupa. “Non so cosa potrebbe succedermi” dice. Contemporaneamente però è maggiore la paura di proseguire la sua attuale terapia a base di antidepressivi che non lascia scampo ad emozioni e ad una vita “come tutti gli altri”.

Anna alla fine si è decisa e parteciperà allo studio di ricerca presso lo Charité. Si cercano ancora partecipanti per entrambi gli studi di ricerca. Chi ha interesse può contattare i responsabili al seguente indirizzo email: EPIsoDE-Studie: episode-studie@charite.de / Compass-Studie: psilocybin@charite.de

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Immagine di copertina: Droghe psichedeliche © burningmax da Flickr CC2.0

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