Hanno fatto chiudere lo Yaam, leggendario club reggae sulle rive della Sprea di Berlino. In ballo la sopravvivenza

Rischio chiusura per il leggendario club reggae: alcune aree sono state dichiarate inagibili

Lo storico locale reggae Yaam non ha più l’autorizzazione ad utilizzare la sua area di ingresso e parti del terreno all’aperto vicino alla riva per motivi di sicurezza, secondo la supervisione edilizia dell’ufficio distrettuale di Friedrichshain-Kreuzberg. Il club è già rimasto chiuso per mesi a causa del COVID-19 e ora rischia di vedere prolungate le restrizioni a causa di motivi strutturali. Una perizia statica commissionata dall’ufficio distrettuale di Friedrichshain-Kreuzberg ha dimostrato infatti che la stabilità del muro della sponda della Sprea tra il ponte di Schilling e l’Energieforum non è più garantita. La notizia è stata riportata lunedì dagli operatori dello Yaam in un comunicato pubblicato dalla Clubcommission Berlin. Inizialmente, gli operatori del club non hanno potuto accedere alle aree pericolanti alché hanno appeso uno striscione critico contro la burocrazia. In un post successivo, i toni sono stati più concilianti e le ispezioni sono state condotte assieme allo staff dello Yaam. Al momento il giardino e la spiaggia dello Yaam rimangono agibili. Anche il servizio di ristorazione è attivo. Al di là della problematica presente, è ormai evidente che lo Yaam ha bisogno di un contratto di affitto a tempo illimitato oltre che della garanzia di poter riaprire presto. «Chiediamo che il sito sia messo al bando per un uso culturale, in modo da poter acquisire una prospettiva a lungo termine» ha detto Hendrik auf der Heidt, uno degli operatori del club. Lo Yaam ha sempre combattuto per la sua esistenza, che è importante non solo per l’intrattenimento ma per l’intera comunità africana berlinese. Inoltre, il locale ha sempre agito in maniera solidale aiutando i rifugiati e lottando contro ogni discriminazione.

La storia dello Yaam

Il locale – celebre anche a livello internazionale perché il giamaicano Usain Bolt vi festeggiò, improvvisandosi dj, i record del mondo dei 100 e 200 metri realizzati ai Mondiali di Berlino – si estende su quella che era l’area che ospitava un tempo il MAGDAlena, altro luogo famoso vittima del progetto Mediaspree (che ha portato alla demolizione di numerosi spazi alternativi per costruire sulle rive del fiume un’area piena di uffici e abitazioni). La peculiarità del luogo, il cui acronimo sta per “young african arts market”, è quella di essere un vero e proprio centro culturale, diventato saldo punto di riferimento per la comunità africana di Berlino e luogo di ritrovo per chiunque voglia godersi musica e buona compagnia. Al suo interno, il contrasto tra i vivissimi e numerosi murales che lo adornano e la calda sabbia bianca cosparsa al suolo, sembra catapultare nella Jamaica cantata da Bob Marley negli anni Ottanta. Al suo fianco, cattura l´attenzione dei turisti un piccolo negozio. Il proprietario si chiama Bax, ed ha gli occhi intensi e limpidi di chi è riuscito a sfuggire a testa alta ad un destino di miseria e sopraffazione. «Dopo essere scappato dal mio paese, la Gambia, ho vissuto molti anni in Ucraina. Non riuscivo ad arrivare a fine mese, finché grazie ad un amico sono venuto in Germania, e sono stato accolto allo YAAM. Possiedo il mio stand ormai da 4 anni e non potrei immaginare la mia esistenza senza questo posto. Conosco bene la sua storia. Lo YAAM è nato nel lontano 1994, ma non si trovava qui, bensì in quella che ora è l’Arena, il famoso club con la piscina. È stato fondato da un gruppo di attivisti di varia nazionalità con lo scopo di diffondere la cultura africana a Berlino e promuovere l’etnicità».

11938057_899850330106186_615469109_n

Dal suo racconto emerge che, nel corso degli anni, il club sia stato costretto a spostarsi numerose volte, a causa delle manovre effettuate dalle imprese che possedevano i vari terreni che lo hanno ospitato. Il loro scopo era facilmente deducibile. Chiudere il sito per costruire in quell’area edifici che garantissero guadagni maggiori. «La solita, triste storia si ripete – continua Bax – tutte le cose belle vengono distrutte in nome del profitto. Si tratta di speculazione, pura e semplice speculazione». È così che, dal ’94 ad oggi, lo YAAM è sorto in diverse aree della città, dall’Arena a Curvystrasse (nel quartiere di Kreuzberg) per poi spostarsi accanto alla East Side Gallery. Dopo 4 anni di permanenza in quella zona, nel 2012, i suoi gestori hanno ricevuto l’ennesima ingiunzione di sfratto da parte di Urnova, la società spagnola proprietaria del terreno su cui sorgeva il locale.

11780610_899850336772852_815267316_n

Leggi anche: L’Alba Berlino ha ingaggiato un forte cestista italiano

Studia tedesco via Zoom/Skype con lezioni private o collettive, corsi da 45 ore collettivi (max 8 persone) a 192 €. Scrivi a info@berlinoschule.com o clicca sul banner per maggior informazioni

Non perderti foto, video o biglietti in palio per concerti, mostre o party: segui Berlino Magazine anche su Facebook, Instagram e Twitter

Immagine di copertina: © Facebook/Yaam

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *